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contributo inviato da leonca36 il 13 maggio 2011

           

L'area preposta alle gran riunioni era piena di partecipanti, il brusio dei commenti un'atmosfera di attesa nervosa, i concorrenti presi dall'euforia del momento cercavano con tutti i mezzi di tenersi pronti per la partenza, l'eccitazione era a mille, non mancava chi con solerzia scaldava i muscoli con alcuni adempimenti ginnici. Uno di loro, oltre a scaldare i muscoli, guardava a destra e a manca come volesse studiare, valutare gli avversari, anche se questo sarebbe stato un compito impari per chiunque, dato l'enormità dei partecipanti. Mentre si riscaldava una cantilena usciva dalle sue labbra, s’incitava,  

 < Ce la devo fare, so che posso farcela, ce la farò, perché voglio vivere, i miei giorni

non finiranno in questo budello, voglio vedere la luce del nuovo giorno, devo cercare

qualcuno o qualcosa che mi possa aiutare.>

Era questo il motivo per cui guardava tutto intorno, cercava, mentre non smetteva il 

mormorio della cantilena.  

< Hai saputo?>

La domanda viene dal suo vicino che lui finora non s'era nemmeno accorto di avere.

< No, cosa avrei dovuto sapere?> 

< Ho sentito in giro, solo chi arriva prima avrà in premio la vita, per tutti gli altri non

c'è nessuna speranza!>

 Il primo concorrente sapeva, stette al gioco per non scoprirsi. 

< Mi sa che hai sentito una sciocchezza, sarebbe inconcepibile un fatto del genere.>

< Io lo sentito da un sopravvissuto aduna precedente maratona, di fatto lui in questa

non parteciperà.<

< Mi spieghi come è ancora in vita allora? Com'è sopravvissuto alla se non ha vinto?<

L'altro rimane perplesso, l'amico non aveva tutti i torti, il ragionamento non fa

una piega. Il primo concorrente nel frattempo gli viene un'idea.

<Ti piacerebbe vincere?< 

< Che domanda, certo che mi piacerebbe, ma non credo che ho questa possibilità,

 guardami bene  e dimmi cosa vedi. 

Non aveva tutti i torti, era mingherlino, sottile come uno stuzzicadenti, faceva tenerezza. 

Un buon motivo per averlo dalla sua, non si smonta, insiste.

<Dobbiamo unire i nostri sforzi, tutti i partecipanti cercheranno di sgambettarsi l'uno

con l'altro la nostra tattica sarà diversa, noi due invece di intralciarci correremo insieme

creeremo ostacolo per chi segue, sarà molto più difficile superare noi due anziché uno. 

<Ti dimentichi che a vincere sarà uno solo, fra noi due non sono certo io ad avere più

possibilità. Il primo concorrente incomincia ad innervosirsi, già dal sentire comune,

tutti sapevano che solo il vincitore sarebbe sopravvissuto, per cui la lotta

sarebbe stata ardua,  la sfiducia dell'amico non gli rende un buon

servizio, cerca di argomentare la sua idea per convincerlo.

< Che io sappia non c'è nessun regolamento scritto che dice, uno solo può vincere,

noi arriveremo insieme per cui saremo i vincitori.  Cos'hai da perdere? Sai bene che

alla fine dovrai affrontare questa gara, rimanere qui non ti allunga di molto la vita.>

Ancora una volta deve riconoscere, l'amico ha ragione, un dubbio l'assale,

< scusa come facciamo ad arrivare insieme?>

< Semplice ci daremo la mano e  taglieremo il traguardo con lo stesso tempo, ci stai?

-Poichè l'altro titubava, con maggior veemenza incalza.

< Cos'hai da perdere? Ti offro una possibilità in più senza infrangere nessuna regola,

non vedo perché rifiutarla.>

ormai non gli rimane che accettare sa che non ha null'altro da obiettare.

< Ci sto, qual è la tua tattica>.

< Ora noi due cercheremo di farci largo tra i partecipanti per portarci in prima fola, mi

hanno riferito che il percorso della gara non è molto agevole, sono tutte viuzze e vicoli,

ci sarà facile ostacolare chi segue, basta serpenteggiare per tutto il percorso è la vittoria

sarà nostra>.

< Il tuo ragionamento non fa una grinza mi auguro di farcela, la tattica è un pò dispendiosa>.

<Lo sarà anche per i nostri avversari>

Gli risponde l'amico.Detto fatto, con non poche difficoltà arrivarono a portarsi sulla linea

di partenza, non rimaneva che attendere, il via che non tardo molto, il preavviso fu vedere gli

organizzatori portarsi ai lati dei concorrenti, tutta l'area incomincio a fremere, il rombo del via

sempre più insistente fino ad arrivare all'espulsione di tutti i concorrenti.

Il primo al secondo,

< Cerca di non allontanarti troppo da me, zic, za corti, in modo da non lasciare molto spazio

tra di noi, non bisogna dare la possibilità  che qualcuno ci passi in mezzo, intesi?>

Cosi fu per quasi tutta la gara.

< Amico mio non ho più forze, non ce la faccio più>.

< Dai non vedi che abbiamo distanziati tutti? Siamo prossimo all'arrivo un altro piccolo sforzo e ci siamo>.

< Vai tu, non voglio che per colpa mia devi perdere la gara>.

< Non ci penso nemmeno, abbiamo fatto un patto che io non ho nessun’intenzione di ignorare,

tu verrai fino al traguardo con me, a costo di portarti di peso fino all'arrivo>.

L'adrenalina era a mille, il primo concorrente visto che non avevano inseguitori alle calcagna,

afferra per mano il secondo se lo tira dietro come fosse un fuscello, continuando a infondergli 

fiducia per l'esito della gara.

< Amico mio siamo prossimo al traguardo, un ultimissimo sforzo>.

< Come sai che siamo prossimo al traguardo se nessuno è mai tornato per poterlo raccontare?

Io non vedo nessun Arrivo>

<hai ragione sulla seconda domanda, sulla prima posso dirti che sento dal più profondo del

mio essere che è giusto così, tieniti forte ci siamo, le tue pene sono finite>.

< Io no vedo quello che vedi tu, mi dichiari la verità?>

< una bugia te lo detta ma non è questa>. < Qual è allora?> nell'attraversare il traguardo

sentì l'amico dire.

< La vittoria non ci assicurerà la sopravvivenza>.

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Le strade della città a quell'ora erano quasi deserte, le auto parcheggiate ai lati delle vie aspettavano il risveglio di chi, per lavoro, chi per viaggio, le rimettesse nella bolgia del traffico quoditiano. Le poche che circolavano, costrette per motivi diversi e necessari se la prendono  comoda non devono  fare soste estenuante davanti al semaforo o al blocco del traffico.

Non è così per quell'auto che corre come se avesse il diavolo alle calcagna, o la polizia,

che per un'utente è la stessa cosa. Non è, né l'una, né l'altra, chi è alla guida è un marito

 preoccupato ad arrivare al più presto possibile all'ospedale, l'amata mogliettina, la

quale aveva tutta l'intenzione e la fretta di scodellare al più presto la prole, lo teneva sotto pressione.

< Marco aiutami non ne posso più, non ce la faccio>.

< Amore più che guidare come un pazzo, non posso>.

Nel frattempo pensa, non vorrei che i nostri famigliari anziché assistere ad un lieto evento

assistessero ad un ben  altro rito.

< ci siamo cara>. Con un stridere di freni l'auto dei coniugi La Vita si ferma davanti alla

clinica Dell'Avvenire. Due premurose infermiere si prendono cura dell'inferma cercano di rincuorarla.

< Fa breve finiranno le tue pene, sarai felicissima di stringere al seno il tuo bambino>.

Per il sudatissimo marito iniziò il calvario dell'attesa. Ben presto sopraggiunsero i rispettivi genitori, mentre le madri con una carezza cercano di alleviare l'ansia del figliuolo, i due papà se la ridono sotto i baffi, pensano, ora è il tuo turno caro figlio. Anche se l'attesa per i presenti sia sembrata interminabile, non sembrava così per il chirurgo che avanza verso di loro con il sorriso di circostanza  stampato sul viso. Rivolgendosi al più giovane,

< E' lei il fortunato dei due magnifici gemelli vero? è andato tutto bene, ora sappiamo anche che sono eterozigoti? >Il povero giovane guarda il medico con un cenno di curiosità.

 < Scusi dottore perché questo dubbio?>

Non vi avevo informato prima per non mettervi in ansia, ritenevo che la cosa non influente per il proseguimento della gravidanza, ciò non comportava nessun rischio, il fatto che erano legati con la mano ci aveva fatto pensare che fossero gemelli omozigoti, cioè concepiti dallo stesso spermatozoo, le analisi ci anno assicurato che non è così, per noi rimane il mistero di come mai due spermatozoi si siano potuti legare fra di loro. Per vostra conoscenza vi faccio sapere che uno pesa duemilacinquecento grammi, l'altro millesettecento grammi, il più grande teneva per mano il più piccolo, forse voleva essere sicuro che lo seguisse nell'andare incontro alla vita.>

 Il bravo dottore non sa quanto fosse vicino alla verità.

   

                                                                      

    

 

 

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