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contributo inviato da Achille_Passoni il 4 maggio 2011


A pochi giorni dal 1 maggio, si deve tener viva la riflessione del presidente Napolitano, onde evitare che le sue importanti e sagge parole possano essere più o meno derubiricate o, peggio ancora, restare inascoltate. Il Presidente ha sottolineato il ruolo fondamentale dell’unità sindacale nella difesa dei diritti dei lavoratori, e come queste spaccature possano portare “solo al peggio dal punto di vista del peso e del ruolo del lavoro e delle sue rappresentanze”.

E’ un concetto chiave quello espresso dal Presidente della Repubblica, soprattutto in una fase in cui continua a imperversare la crisi economica, aumenta la disoccupazione e dilaga un precariato che mette a repentaglio le più grandi conquiste del mondo del lavoro. Sono concetti che in questi giorni ho ripetuto in tutti gli incontri cui ho partecipato, e in particolare proprio alla vigilia del 1 maggio a Grosseto, presentando il disegno di legge contro la precarietà. 

E non c’è dubbio che, come ha ribadito Susanna Camusso, i sindacati divisi sono sindacati più deboli, e più deboli di conseguenza sono i lavoratori. Ciò è vero in assoluto e lo sarebbe stato fin dall'inizio della recessione, ma lo è ancora di più oggi che la crisi continua a produrre effetti pesantissimi sulle condizioni di lavoro e sui redditi di milioni di lavoratori e giovani precari in particolare.

Ma non c'è solo questo, che pur sarebbe piu' che sufficiente. Oggi, i sindacati si trovano di fronte ad una grande sfida che le stesse ultime vicende (Fiat in primis) hanno riproposto con forza: è tempo di stabilire nuove regole per ridefinire la rappresentatività, di definire un quadro di relazioni industriali condiviso da tutte le organizzazioni, di misurarsi finalmente con il tema della partecipazione dei lavoratori alle scelte strategiche dell'impresa. E poi, rimane il tema comune anche alla politica - seppur in modalità, quantità e qualità meno drammatiche ma da non sottovalutare - della rappresentatività di un mondo del lavoro assai diverso da quello della seconda metà del novecento, da quell modello che tanta rappresentatività ha portato alle Confederazioni sindacali.

Il senso profondo delle parole del Presidente sta proprio qui: per far fronte alle sfide del presente e a quelle che verranno, il Paese ha bisogno di un grande confronto vero, serio e aperto sul futuro del sindacato. Sindacato unitario, appunto!
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