.
contributo inviato da torquemada58 il 28 aprile 2011
« Chi è in grado di distinguere quando è il momento di dare battaglia, e quando non lo è, riuscirà vittorioso ».

Sun-Tzu, Arte della guerra

"Noi abbiamo dato la nostra disponibilità a lanciare una fase costituente con le forze che ci stanno, per aprire una crisi e proporre un governo alternativo. Ma a questo punto – aveva detto D’Alema nell’intervista del 30 gennaio concessa  a  “La Repubblica” -  se Berlusconi non prende atto dell'insostenibilità della sua posizione di premier,  l'unica soluzione è quella delle elezioni anticipate" […] Perché la situazione precipita. La crisi politico-istituzionale, l'accavallarsi delle vicende giudiziarie, la guerra tra i poteri dello Stato. Cos'altro deve succedere, per convincerci della necessità di una svolta?".

A metà febbraio Bersani commenta laconico : se Berlusconi «non fa un passo indietro bisogna che ci convinciamo chea questo punto il male minore è andare alle elezioni ».

Ancora  due settimane fa Bersani ribadisce  il concetto :  «Io non sono precluso a niente. Noto soltanto che dalla nostra proposta di un governo di transizione, le cose sono cambiate. Sono arrivati i responsabili che hanno in mano la situazione. Per questo l'ipotesi, per non stare dove stiamo, potrebbe essere soltanto quella delle elezioni anticipate che sono sempre meglio di restare in questa situazione».

«Al di là dei sondaggi  è del tutto evidente che la permanenza di Berlusconi al governo del Paese è un enorme danno. E che le elezioni sono l'unica via di uscita»  Lo ha detto giorni fa Massimo D'Alema commentando gli ultimi sondaggi che darebbero il centrosinistra in vantaggio sul il centrodestra, anche se di pochissimo.

Come si è giunti ad auspicare le elezioni anticipate senza se senza ma visto che nei mesi precedenti  in più occasioni si era ribadito di non voler tornare alle urne prima di aver riformato la legge elettorale ?

Il cambio di direzione deriva in parte dallo smacco del 14 dicembre e dall’evidente difficoltà nel produrre una crisi parlamentare in grado di scalzare il Presidente del Consiglio e dall’altra da un certo ottimismo derivante  da sondaggi che sembrano da un certo momento in poi promettere risultati positivi : "I sondaggi  -  spiega D’Alema  a metà febbraio  - dicono che se andiamo alle elezioni come centrosinistra con tre poli, noi vinciamo le elezioni. Se andiamo, come io propongo, con una larga coalizione democratica, le vinciamo largamente".

E le altre ipotesi che erano state messe in campo ?  L’ipotesi di  un’ Alleanza Costituzionale  "aperta a tutte le forze che alla svolta autoritaria di Berlusconi sono pronte a dire di no” in grado di formare un governo di transizione sembrerebbe piuttosto improbabile, mancano troppi requisiti perché un’alleanza del genere possa consolidarsi, ammesso e non concesso che possa formarsi.

Una certa plausibilità potrebbe averla forse l’ipotesi di un Governo di Salvezza e di Unità Nazionale che è stata di nuovo rimessa in primo piano dal duo Pisanu-Veltroni con la formula del “Governo di Decantazione”  ma la proposta è stata accolta con scetticismo e poi il problema di fondo di questa proposta è la sua ambiguità, non a caso essa ha tutta l’aria di essere una riverniciatura di proposte già avanzate da altri in passato, anche se con sfumature via via diverse, e persino SB, a suo modo,  se ne era appropriato quando con la lettera al Corriere del 31 gennaio scorso propose “a Bersani di agire insieme in Parlamento, in forme da concordare, per discutere senza pregiudizi ed esclusivismi un grande piano bipartisan per la crescita dell’economia italiana”. L’idea “che sia necessario un periodo di decantazione, di rasserenamento del Paese, di operosa sintonia con le attese degli italiani” è certamente condivisibile ma è vuota se non si precisa il profilo politico e programmatico di questa ipotetica fase di decantazione. Suggerire semplicemente un ampio ed esauriente confronto parlamentare e di porre mano alle emergenze in corso e di riformare la legge elettorale è del tutto vago e riporta il dibattito politico indietro di mesi. Nella proposta del duo Pisanu-Veltroni affiora poi quel retrogusto di melassa appiccicosa che tanti danni ha già fatto in passato,  nella lettera al Corriere il Presidente del Consiglio non viene nemmeno nominato, sembra di essere tornati ai tempi in cui si parlava di SB come del «principale esponente dello schieramento a noi avverso».

Insomma la linea è ancora quella ribadita da D’Alema nell’intervista pubblicata oggi da “La Repubblica” , alla domanda di Giannini "E il "governo di decantazione" proposto da veltroni e Pisanu come lo giudica? ecco la risposta di D’Alema : "È stata una proposta positiva. Ed è lodevole che il senatore Pisanu abbia condiviso la proposta di Veltroni. Ma purtroppo mi pare che le repliche siano state durissime: possiamo proporre qualunque soluzione, ma finché Berlusconi dimostrerà di non volersene andare e continuerà ad imprigionare la sua maggioranza asservendola ai suoi interessi, sarà tutto inutile. Per questo, insisto, per noi non c'è altro spazio politico se non quello di batterlo alle elezioni".

Quello che però D’Alema non dice è che le difficoltà incontrate nell’aprire una fase costituente con un governo con le forze che ci stanno  vengono semplicemente trasposte  da uno scenario all’altro senza soluzione di continuità perché da un lato SB non si dimette e anzi gioca la sua partita in modo ossessivo alzando di giorno in  giorno la posta dello scontro tra i poteri dello Stato , dall’altro lato  le forze che dovrebbero starci  tentano di fare un loro gioco nella prospettiva di consolidare la propria consistenza e diventare l’ago della bilancia di equilibri futuri, di fatto si invocano le elezioni anticipate senza aver risolto nessuno dei problemi  sui quali nei mesi precedenti si era incagliata l’iniziativa politica del partito e dell’opposizione : SB non si dimette e per il momento non sembra esserci una leva in grado forzare il quadro politico in modo tale che il Presidente del Consiglio sia costretto a fare un passo indietro, non si è consolidata l’ipotesi del Nuovo Ulivo, il nodo della leadership è rimasto irrisolto e continua ad essere fonte di diatribe, l’ipotesi della Santa Alleanza sembra essersi dissolta definitivamente dopo l’ennesimo NO di Casini , la proposta programmatica  è rimasta evanescente, ambiziosa nelle intenzioni   - “Dobbiamo dare una prospettiva di ricostruzione futura del Paese. Le macerie del berlusconismo sono enormi: regole democratiche devastate, principi di legalità calpestati, istituzioni svilite. Dobbiamo mettere in campo un progetto di rilancio dell'economia e della crescita, dopo gli ultimi dieci anni sprecati dal berlusconismo” - ma vuota nei contenuti. D’Alema sembra quasi voler far propria la “vocazione maggioritaria" di Veltroni – “Spetta a noi del Pd fare tutto questo, con una proposta che deve essere rivolta innanzi tutto ai cittadini italiani e che miri ad unire il più ampio schieramento democratico possibile. Quando si andrà a votare per il governo del Paese la nostra proposta politica mostrerà tutta la sua forza, e con essa dovranno misurarsi tutti gli altri partiti" – ma in fin dei conti il problema è sempre il solito : manca la capacità di coagulare il consenso attorno ad alcune proposte politiche e programmatiche precise e chiare.

Se a questi motivi di perplessità che riguardano la debolezza del profilo politico del PD e in generale dell’opposizione aggiungessimo altre considerazioni di ordine generale  ovvero 

1)      la crisi finanziaria è grave e soggetta a sviluppi imprevedibili come dimostrano le ricorrenti tensioni sui mercati, non è il momento per dare segnali di ulteriore incertezza

2)   anche a causa della pessima legge elettorale in vigore, le elezioni potrebbero produrre una situazione di stallo senza vinti né vincitori

3)     le elezioni sono un’opzione che lo stesso Presidente del Consiglio potrebbe prendere in considerazione se la situazione diventasse per lui ingestibile o se ritenesse necessario usare l’arma delle elezioni per uscire dall’accerchiamento a cui rischia di essere sottoposto, anzi ci sono segnali che farebbero pensare che il Presidente del Consiglio stia cercando la crisi per andare ad elezioni anticipate

4)      i sondaggi possono risultare ingannevoli e offrire aspettative irrealistiche e poi bisogna  considerare che il Presidente del Consiglio è spregiudicato,  il tipo è pronto a qualunque sparata pur di accattivarsi una manciata di voti, potrebbe rivincere.

allora potremmo dedurne che le elezioni anticipate come esito di una possibile crisi dell’attuale quadro politico non sono comunque la soluzione migliore per  neutralizzare il Presidente del Consiglio.

Per  neutralizzare il Presidente del Consiglio è necessario puntare alle sue dimissioni e determinare una situazione tale da rendere problematica anche la sua ricandidatura alle prossime elezioni. Per raggiungere l'obbiettivo è fondamentale focalizzare l'attenzione e centrare l'iniziativa politica su tutta una serie di elementi che potrebbero accellerare la crisi del quadro politico.

Come ottenere le dimissioni del Presidente del Consiglio ? Al momento sembra una missione impossibile ma ci sono alcuni varchi che sono aperti e che non vengono sfruttati a dovere dall’opposizione : il primo varco è la crescente debolezza politica del Presidente del Consiglio ormai impigliato in giochi politici sempre più azzardati  che lo rendono ricattabile e dunque incapace di gestire il quadro politico con disinvoltura, un secondo varco è costituito dal crescente calo di credibilità del Presidente del Consiglio dovuto a dichiarazioni talmente avventate da rasentare un rischio autodistruttivo, ha perso la bussola  se mai l’avesse avuta, un terzo varco è aperto sul fronte delle defezioni, chi ancora sta accanto all’appestato comincia ad avere paura di prendersi la peste. Basterebbero già questi elementi  per ipotizzare che la vicenda politica del Presidente del Consiglio potrebbe giungere al capolinea entro l’estate ma per avere la certezza di raggiungere l’obbiettivo delle dimissioni del Presidente del Consiglio al più presto, tutti coloro che hanno ancora il senso della decenza, dell’onore e della legalità devono mobilitarsi.

Solo una mobilitazione popolare permanente potrà aprire un quarto varco, quello più importante, per iniziare la partita decisiva, quella che va innanzitutto giocata sul fronte della chiarezza ovvero sulla capacità di far capire all’opinione pubblica ancora incerta e confusa i motivi per i quali il Presidente del Consiglio deve dimettersi.

Se questa prima fase della partita venisse giocata in modo efficace allora il secondo tempo della partita potrebbe essere giocato arricchendo lo schema tattico con una proposta politica in grado di accentuare la crisi politica del Presidente del Consiglio.   

Per riuscire a provocare le dimissioni del Presidente del Consiglio e determinare una situazione tale da neutralizzarlo politicamente è necessario avanzare una proposta con la quale poter sganciare il destino politico del Presidente del Consiglio da quello della legislatura, una proposta in grado di attirare consenso diffuso e in grado di spostare i rapporti di forza nel Paese e nel Parlamento e la proposta potrebbe essere quella di un "Governo del Presidente e della Costituzione" , un Governo formato da personalità di spicco e di alto profilo morale e culturale, senza il coinvolgimento diretto dei partiti politici, che avrebbe appunto il compito di terminare la legislatura traghettando il Paese verso lidi più sicuri e verso un clima politico meno avvelenato.

Se anche questo secondo tempo della partita venisse giocato in modo efficace, allora sarebbe possibile rafforzare ulteriormente l’iniziativa politica con una proposta programmatica di ampio respiro.

Questo è un passaggio essenziale, forse in assoluto il più importante, perché l'iniziativa politica non può diventare efficace se non è ancorata ad una proposta programmatica in grado di catalizzare interesse e consenso.

Se durante queste prime fasi della partita lo schema di gioco si mantenesse chiaro nella spiegazione dei motivi che rendono necessarie le dimissioni di SB,  lineare nella formulazione di una proposta politica condivisibile e di alto profilo, coerente nell'offrire un programma  politico efficace e credibile,  lo sviluppo naturale di tutto ciò non potrebbe che essere la crisi del quadro politico attuale e la determinazione di un nuovo  scenario.

(continua)

N.B.  La prima parte di questo contributo è stata pubblicata in data 21 febbraio e la seconda parte è stata pubblicata in data 22 febbraio
TAG:  BERLUSCONI  D'ALEMA  CRISI  PD  VELTRONI 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
15 giugno 2010
attivita' nel PDnetwork