.
contributo inviato da Achille_Passoni il 26 aprile 2011


Qualche settimana fa Confcommercio, Cisl e Uil hanno sottoscritto un accordo per il rinnovo del contratto nazionale per il settore del commercio e terziario. L’intesa non è stata firmata dalla Filcams-Cgil – l’organizzazione più rappresentativa della categoria – per varie ragioni, tra cui una particolarmente significativa su cui ho interpellato il ministro Sacconi. In breve, in base a quanto previsto dall’accordo, i datori di lavoro potranno corrispondere direttamente ai lavoratori il trattamento economico di malattia, in sostituzione dell’Inps, sottraendo così una quantità potenzialmente enorme di risorse all’Istituto.

Per farsi un’idea, basti soltanto pensare che sono circa 400 mila le aziende che operano nel settore e che potrebbero decidere di corrispondere direttamente il trattamento di malattia ai lavoratori: in questo scenario, sarebbe concreto il rischio di una sottrazione enorme di risorse all’INPS, tale da rendere impossibile il finanziamento dell'Istituto stesso.

La Cgil e diversi organi dirigenti dell’Inps hanno fatto giustamente notare oltretutto come un così pesante indebolimento di uno strumento di tutela universale di diritti fondamentali quale è l’Inps potrebbe essere un passo molto pericoloso per i lavoratori: per questo, ho chiesto a Sacconi di spiegarci come intenda far fronte all’improvvisa mancanza di risorse finanziarie che colpirà l’Inps all’entrata in vigore dell’accordo.

Inoltre, vorrei capire se il Ministro sia a conoscenza di una presunta volontà delle parti firmatarie di gestire queste risorse con modalità alternative di tipo privatistico, cosa che potrebbe portare ad un uso improprio di questi strumenti e creare un pericoloso precedente per i contratti degli altri settori.
TAG:  FILCAMS  CGIL  SINDACATO  LAVORO  INPS  COMMERCIO  SERVIZI  TERZIARIO  PREVIDENZA 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
commento di frapem inviato il 27 aprile 2011
L'INPS è un carrozzone da eliminare, improduttivo come tanti.
E' ora che la sinistra metta al centro il lavoro produttivo, quello che crea ricchezza e smantelli tutti questi carrozzoni mangia risorse e che alla fine producono solo debito pubblico.
Il sistema pensionistico deve essere semplificato ed unificato, uguale per tutti i lavoratori di qualunque livello e categoria pubblico e privato.
Chi vuole una pensione più alta si rivolga al privato. Per raggiungere questo obiettivo occorre unificare il valore del contributo, o marchetta, poi esclusi i lavori usaranti, quelli che effettivamente incidono sulla media vita, tutti gli altri vadano in pensione dopo un minimo di 40, ad un massimo di 45 anni di lavoro. L'assegno uguale per tutti, alla fine del percorso lavorativo pieno, deve aggirarsi attorno ai mille e duecento euro e seguire l'inflazione annua.
Basta pensioni da ventimila e trentamila euro al mese, ai burocrati, tipo Amato, che poi hanno altri introiti per altri lavori. Finché non ci liberiamo di questo marciume l'Italia non sarà mai una repubblica fondata sul lavoro. Chi vuole lavorare dopo la pensione lo faccia gratis.
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
4 marzo 2010
attivita' nel PDnetwork