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contributo inviato da dalle nebbie mantovane il 23 aprile 2011

DUE AL PREZZO DI UNA (RECENSIONI)

Siccome il cuore ha ragioni che la ragione non conosce, prendo atto dell’impossibilità, in certi casi, di fondere con successo l’analisi obiettiva dal piacere sentimentale della lettura. Per fortuna io non sono un critico letterario ma una lettrice qualsiasi, non pagata da nessuno, e posso permettermi di sventolare la mia schizofrenia senza pudore.
Quindi: i sentimentali e i romantici leggano le prime righe, gli altri saltino direttamente al secondo tempo.



SENTIMENTAL MOOD

Chiudiamo Un giorno con un intenso sentimento di commozione. L’autore è stato così abile da rivoltare la frittata finale dal lato-tristezza al lato-gioia e, attraverso alcuni flashback e flashforward alternati, a suggerirci quello che già da un po’ sospettavamo: che quello di Dexter per Emma fosse vero amore. Di conseguenza non dobbiamo (non deve lui) essere tristi, perché alla fine le cose sono andate come dovevano andare e i due hanno avuto la loro parte di felicità.
Appoggiamo il libro sulla pila dei già letti e ci accorgiamo di un altro elemento: un battistiano sottile dispiacere, un rimpianto quasi, per aver finito la storia.

Eh già: a quei due ci eravamo proprio affezionati. Erano così veri, così trasparenti, così simili a noi e alle persone che conosciamo, che ci dispiace sapere che non li incontreremo più sulla nostra strada, anche se incontreremo altre persone come loro e magari da oggi le guarderemo con maggiore consapevolezza. Consapevolezza che tutte le cose belle possono finire, anche all’improvviso (come se già non lo sapessimo; ma i romanzieri esistono anche per ricordarci queste sgradevoli verità).



CYNICAL MOOD

A parte la traduzione italiana, qua e là zoppicante e forzata, di cui l’autore non è ovviamente responsabile, Un giorno è un onesto, ben dosato, frappé del plot Harmony medio e dei film Come eravamo e Love story.
Invece il paragone con Hornby e/o Coe, fatto da molti anobiani, a me sembra abbastanza forzato: di Hornby non c’è il giovanilismo convinto, bensì una critica al giovanilismo; di Coe mancano l’inventiva fantastica e i personaggi perturbati. Idem dicasi per le presunte affinità con La solitudine dei numeri primi, da altri ancora sostenute: completamente diversi lo stile, gli obiettivi, l’atmosfera.
La definizione “frullato di Harmony, Come eravamo e Love story” potrebbe pensare i malfidati a ritenere che si tratti di narrativa rosa: e non sarebbero lontani dal vero, perché questo romanzo altro non è un gradevolissimo polpettone rosa privo di lieto fine.

Molto in pillole, Un giorno descrive l’evoluzione del rapporto tra una persona superficiale, ma molto dotata per essere felice, e una profonda ma masochisticamente votata all’infelicità.
Quando finalmente – e abbastanza tardi - il primo personaggio è maturato abbastanza da poter apprezzare e ricambiare i doni del personaggio serio, questo gli viene sottratto dal destino crudele. Stop.
Il fatto poi che il finale non sia lieto (Denis de Rougemont insegna), nulla toglie alla struttura da Harmony, progettata per creare identificazione e aspettative romantiche nel lettore e per fargli sospirare: “questo sì che è vero amore”, quando alla fine chiuderà il tomo, emozionato e speranzoso di poter provare almeno una volta nella vita qualche emozione paragonabile, visto che lui/lei non è poi così diverso/a dagli archetipi rappresentati dai due esemplari umani protagonisti.

Non solo.
Mi direte che, in ogni Harmony che si rispetti, i personaggi sono stereotipati fino al ridicolo: lei povera ma bella e virtuosa, lui bello, ricco e (solo apparentemente) crudele.
Be’, ma è esattamente quello che succede qui!
Emma è “bella”, “sexy”, ma non come una di quelle modelle anoressiche e drogate che si fa Dexter: no, lei è bella in modo casalingo e spontaneo, lei non ama esibire il suo corpo, e in sovrappiù è affettuosa, intelligente, coltissima e di modeste origini. Inoltre, non essendo ambiziosa, per anni si rovina inspiegabilmente la vita facendo un lavoro manuale che odia, nonostante una laurea con lode che le permetterebbe carriere molto migliori e consone alle sue aspirazioni (come infine farà).
Dexter viene da una famiglia facoltosa e conservatrice, è bello, estroverso, narcisista, ha successo e popolarità in ogni campo e fa in ogni campo (lavoro, amore) scelte di vita legate al divertimento e all’effimero. Però tutto sommato è buono, sensibile, raffinato e niente affatto stupido. Lui la vita se la rovina con l’alcol, le droghe, gli amori inutili. Finché tocca il fondo, comincia a scavare e laggiù nel tunnel, naturalmente, chi ti ritrova se non lei, l’unica donna che lo capisce veramente?
Sipario.

Se il personaggio di Emma (in sintesi: bas bleu nevrotica e sinistroide vocata all’insoddisfazione esistenziale e amorosa, malgrado grandi potenzialità personali) è abbastanza realistico e coerente da permettere a qualsiasi trentenne europea media di identificarcisi, è su Dexter che casca l’asino.
Sì, perché l’oggetto-Dexter non sta in piedi: se fosse un solido, avrebbe un lato rotondo, uno quadrato, uno trapezoidale e uno romboidale, insomma non potrebbe esistere tridimensionalmente, ma solo appoggiando i lati uno accanto all’altro come figurine. Dexter, infatti, non è altro che un coacervo di ciò che l’autore (e, in potenza, i suoi lettori maschi) ritiene di essere stato da giovane / di essere tuttora (gradevole, superficiale, farfallone...) e di ciò che Avrebbe Dovuto Essere in un mondo ideale (amico fedele, generoso, infine capace di amare, più maturo di quello che sembra, più sensibile di quello che sembra).
Mi spiace, ma un vero Dexter non rimane amico di una come Emma, per la semplice ragione che non ne ha il tempo né la costanza. Non la ama in silenzio: o la ama, nel qual caso agisce alla svelta, o non la ama, nel qual caso lui, una ragazza così pesante, la lascia perdere nell’istante successivo alla conquista. Un vero Dexter non si astiene dalla tresca in Grecia, figuriamoci!

E il fatto che con i flashback finali Nicholls ci faccia lo scherzetto di dimostrarci (autopsia del “giorno dopo” alla mano) che Dexter era innamorato di Emma fin dall’inizio, nulla toglie al fatto che prima, per circa 400 pagine, ci ha mostrato un uomo non innamorato, distratto da qualsiasi altra gonnella, vagamente amichevole e nulla più (come si rende benissimo conto, essendo una personcina razionale, Emma stessa).
Queste rivelazioni romantiche postume sono solo una gran furbata, servono a consolare il lettore e in effetti lo consolano, ma resta il fatto che per 400 pagine Dexter, il “povero” Dexter si è comportato da grandissimo stronzo menefreghista.
O forse l’homo britannicus è etnologicamente all’opposto dell’homo italicus, nel qual caso, alla De Silva, ammetto di non avere capito niente, abbandono dignitosamente il campo minato letterario e vado a raccogliere i pomodori. Addio parnaso crudele!

Aggiungerò – e questo per me è un difetto grave - che Un giorno è l’esempio perfetto di cosa non bisogna fare con il PoV (punto di vista). Fin dal primo capitolo, e in tutti i successivi – esclusi, per fortuna o per caso, quelli in cui uno dei due protagonisti è in viaggio e quindi scrive all’altro – Nicholls oscilla qual piuma al vento dal punto di vista di Emma a quello di Dexter e viceversa, non solo nella stessa pagina, ma a volte da una frase alla successiva.
L’effetto, come sempre in questi casi, è lo stesso che prova lo spettatore di un’appassionante partita di tennis, la testa che si gira freneticamente da destra a sinistra e da sinistra a destra, fino al torcicollo (leggi: fino a non capire più chi sta parlando), con la differenza che un libro non è una partita di tennis, e che, a meno che l’autore non sia un sadico, non dovrebbe infliggere sofferenze gratuite oltremisura a chi gli ha dato fiducia.

Vi sembro crudele? Eh no, quello crudele è lui! Lui e quei cretini che gli hanno pubblicato il libro, spacciandolo poi in tutto il mondo per capolavoro.
Ma allora perché così tanta gente (anche maschi, e di solito la letteratura rosa non ha lettori maschi) ci si è appassionata e riconosciuta, me compresa?
Innanzitutto perché è una lettura scorrevole, piacevole nel vero senso della parola, a parte il fastidio che spiegavo poco sopra per la difficoltà di capire chi parla e/o chi pensa.
Alcuni, da quanto ho letto, hanno apprezzato la storia di un’amicizia: cosa che secondo me questo romanzo non è, visto che un sottotraccia sentimentale ed erotico rimane tra i protagonisti per tutto il corso del loro rapporto, esulando dall’amicizia pura e semplice, che è solo una maschera per almeno uno dei due.

È vero inoltre che Nicholls traccia un quadro onesto e umoristico-amaro dei cambiamenti sociali britannici da fine anni 80 al nuovo millennio, benché il suo umorismo non sia così tagliente e neanche così british. Le descrizioni sono spesso kitsch e mai sopra la mediocrità. Le ripetizioni abbondano. Le considerazioni su quanto si mangia male in Gran Bretagna le sapevamo fare anche da soli, fin dalla nostra prima vacanza-studio a Londra dove ci sfamammo, per modo di dire, da Pizza Hut e McDonald, tornando tutti dimagriti di cinque chili.
Forse il lettore medio ha apprezzato i dialoghi, ben fatti e spesso divertenti. O forse, spaziare dal punto di vista femminile a quello maschile come ha fatto (malissimo, a mio avviso) Nicholls soddisfa i bisogni emotivi delle nuove donne oscillanti tra nostalgia del pre-femminismo e libertà senza rete di salvataggio del nuovo millennio (che si identificheranno senza sforzo con l’autonomia autoironica di Emma, salvo avere paura di se stesse, proprio come lei); così come quelli dei nuovi maschi metrosexual, di cui a quanto pare le città europee sono piene: uomini giovani, vanitosi e insicuri che in Dexter si riconosceranno sia per le caratteristiche negative (reali) che per quelle positive (idealizzate, come spiegavo sopra).

Ma vabbe’, inutile scandalizzarsi scoprendo che il primo Paese a consacrarne il successo di pubblico è stata la Germania: se nella patria di Mann, Böll, Grass, Enzensberger ci si è sdilinquiti per quest’operetta così semplice, forse significa soltanto che in un’epoca di vita liquida, lavoro liquido e amore liquido [Z. Bauman], la gente ha un disperato bisogno di leggerezza con una spruzzatina di romanticismo.
Anche quei tetragoni dei tedeschi; a maggior ragione, tutti gli altri.
Soprattutto i giovani: l’apprezzamento più alto, su Anobii, mi pare sia venuto dagli attuali trentenni.
Amen.

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