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contributo inviato da xpress il 19 aprile 2011

Anche se la sicurezza delle centrali nucleari fosse ragionevolmente garantita - sul che vi sono seri dubbi – resterebbero sempre non risolti, in fatto di sicurezza, i problemi del trasporto dei materiali fissili e quelli della conservazione nei secoli delle scorie radioattive.

In un Paese come il nostro, con un territorio in gran parte idrogeologicamente dissestato e congestionato di inquinamenti  e per di più fitto di insediamenti urbani e costellato di tesori storici, artistici e paesasistici, è  il ciclo nucleare nel suo insieme che presenta rischi e pericoli inaccettabili  e che deve quindi essere scartato, e come soluzione di emergenza, l'alternativa nucleare non ha titoli per essere considerata prioritaria. 

L'energia elettrica ottenuta per via nucleare non è né economica, né pulita, né sicura:

 a) l’uranio non è una risorsa né rinnovabile né sostenibile, limitata nelle quantità e nel tempo, molto costosa e delicata da un punto di vista geo-politico; 

 b) non è vero che il nucleare non provoca emissioni di CO2, perché, in realtà, si produce una quantità rilevante di CO2  per l’estrazione del combustibile, per la costruzione della centrale e per il suo smantellamento;

 c) malgrado i costi elevati, economici e ambientali, gli impianti nucleari di tutto il mondo forniscono una minima parte dell’energia necessaria. Dopo 50 anni, tutte le centrali del mondo forniscono appena il  6,5% del fabbisogno mondiale di energia primaria e ancor meno in Italia: il 2%. 

Le valutazioni della presunta convenienza economica sono state fatte sulla base di costi degli impianti non aggiornati che non tengono conto delle spese necessarie per lo smantellamento finale delle centrali e per la custodia e lo smaltimento dei residui radioattivi derivanti dal loro funzionamento.

La scelta nucleare proposta dal governo condanna ugualmente l’Italia ad una dipendenza, inevitabile in ogni grande processo produttivo, da capitali stranieri e da brevetti, forniture e tecnologia, detenuti da pochi gruppi monopolistici, con tutte le conseguenze politiche che ne derivano.

La scelta nucleare comporta la concentrazione della produzione elettrica in pochi mega impianti che stravolgono pesantemente le aree interessate sia sotto il profilo ambientale sia sotto il profilo della sicurezza, rendendone quasi inevitabile, per questo ultimo aspetto, la militarizzazione.

Al contrario è il momento di pensare ad un modo di produzione dell’energia elettrica decentrato e diffuso sul territorio, che sia consapevole e rispettoso delle esigenze delle comunità e dell’ambiente in cui si sviluppa.

La scelta nucleare implica il rilascio abituale di inquinanti radioattivi nella biosfera, nonché il rischio di incidenti catastrofici di portata e scala imprevedibili, determinati da errori umani, anomalie o anche da sabotaggi e atti terroristici. I rilasci degli effluenti di raffreddamento provocano poi variazioni climatiche e alterazioni degli ecosistemi naturali, derivanti dall'inquinamento termico.

Le centrali nucleari non sono sicure e possono essere fonte di pericolo per la salute degli abitanti. Sulla sicurezza degli impianti nucleari spesso ci dicono rassicuranti parole, ma  non ci dicono per esempio, che in Germania i bambini che vivono in un raggio di 5 km attorno alle centrali si ammalano di leucemia 2 volte in più rispetto agli altri bambini.

La scelta del nucleare porta con sé la produzione di crescenti quantità di sottoprodotti radioattivi pericolosi e difficilmente conservabili in maniera sicura. Alcuni di questi sottoprodotti radioattivi costituiscono inoltre la materia prima per la costruzione delle bombe atomiche, cosicché la scelta nucleare contribuisce al rischio di proliferazione degli armamenti nucleari ed alla instabilità internazionale contraria agli interessi della Pace.

L’opzione nucleare è intrinsecamente rigida sia nella fase di programmazione che di produzione: gli ingenti impegni finanziari ed i tempi di messa in opera vincolano il proseguire del programma anche in caso di mutamenti del contesto socio-economico, obbligano all’uso dell’elettricità, anche se non necessario (le centrali nucleari non possono essere ‘rallentate’ o fermate per seguire la curva dei consumi) e sottraggono risorse ad altre opzioni, quali efficienza/risparmio energetico e fonti rinnovabili, più convenienti, diffuse, modulari e disponibili in tempi brevi.

Le centrali nucleari necessitano per funzionare di notevoli e continue quantità di acqua, bene sempre più prezioso e scarso che verrebbe sottratto a bisogni primari ben più importanti, quali ad esempio quello agricolo. La scarsità d'acqua rischierebbe inoltre di mettere in crisi il funzionamento stesso delle centrali nei periodi estivi caratterizzati da piogge scarse, elevate temperature ambientali e punte di consumo per la climatizzazione.

La scelta nucleare, contrariamente a quello che da molte parti si vuole far intendere, contribuisce assai poco a risolvere i problemi occupazionali, essendo la costruzione delle centrali elettronucleari il tipico investimento ad alta intensità di capitale e bassa intensità di manodopera.

I problemi prioritari dell'occupazione non trovano alcuna soluzione con la semplice moltiplicazione dei consumi e con la produzione di grandi quantità di energia, che finirebbero invece per favorire solo lo spreco e lo sviluppo di industrie ad alto impiego di capitale e di energia per addetto.

La scelta nucleare impedisce inoltre il pieno sviluppo delle fonti rinnovabili (in particolare eolico e solare fotovoltaico) che, al contrario di qualche decennio fa, sono già oggi competitive sul piano dei costi e ancora di più lo saranno fra 10 anni quando si presume che gli impianti nucleari siano disponibili. I tentativi in corso di contenere lo sviluppo degli impianti da rinnovabili, riducendo gli incentivi e mettendo un limite di potenza istallata si traduce nel soffocamento dell’occupazione nel settore, che è in pieno sviluppo, con la perdita di molte migliaia di posti di lavoro.

Il settore delle rinnovabili è fra i pochi comparti produttivi che non hanno  subito  i rallentamenti dovuti alla crisi economica e finanziaria internazionale e la scelta nucleare ne fermerebbe l’espansione.


TAG:  AMBIENTE  SVILUPPO SOSTENIBILE  NUCLEARE  ENERGIE RINNOVABILI  RADIOATTIVITÀ 
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