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contributo inviato da Achille_Passoni il 18 aprile 2011


Il 24 novembre scorso avevo presentato un’interrogazione sulla situazione dei lavoratori museali fiorentini, cui finalmente il Governo - tramite il sottosegretario per l'istruzione, l'università e la ricerca, Giuseppe Pizza - si è degnato di rispondere. Il problema è che il sottosegretario ha dato una risposta assolutamente incompleta che, come ho sottolineato in Aula, non chiarisce quale sarà il futuro dei 350 lavoratori dell’Opera Laboratori Fiorentini che con il loro lavoro contribuiscono in maniera determinante al funzionamento di un polo museale composto, accanto ai grandi centri quali la Galleria degli Uffizi e l'Accademia, da 14 musei diffusi su tutto il territorio fiorentino.

Nella mia interrogazione, avevo fatto presente ai ministri Bondi e Sacconi che il Ministero per i beni e le attività culturali, tramite la Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo museale della città di Firenze, aveva indetto due bandi di gara, scaduti il 15 settembre scorso. Il contratto collettivo nazionale di riferimento dei dipendenti dell'Opera laboratori fiorentini è quello del commercio, nel quale non è purtroppo prevista la clausola sociale, con la quale si garantisce ai lavoratori la tutela del posto e le medesime condizioni di lavoro in caso di cambi e successioni di appalti e commesse.

Avevo chiesto ai ministri cosa intendessero fare per favorire l'inserimento della clausola sociale nel capitolato d'appalto del bando di gara sui servizi aggiuntivi del Polo museale fiorentino, per salvaguardare i posti di lavoro dei 350 professionisti che hanno sinora garantito una grande efficienza del servizio.

Il sottosegretario Pizza tuttavia si è limitato a ricostruire la vicenda, affermando che la Soprintendenza si è assunta l'impegno di inserire la clausola di salvaguardia nella documentazione relativa ai bandi di gara per servizi di ristoro, di editoria, oggettistica e servizi integrati.

Si tratta di una non-risposta però, perché ad oggi ci sono 350 persone che non sanno cosa capiterà loro: i bandi infatti non sono stati emessi, l’incertezza sul futuro rimane e per di più circolano voci sul fatto che i bandi verranno costruiti come una sorta di spezzatino, ossia che verrà settorializzato l'intervento delle imprese a singoli spezzoni di attività. Se queste voci fossero confermate, verrebbe cancellata quell'unicità delle prestazioni che oggi garantisce a questi musei di poter svolgere al meglio la loro attività.

Per questo, non ho potuto che dichiararmi insoddisfatto, e ribadire una richiesta di chiarimento al Ministro, perché di fatto il sottosegretario ha evitato di rispondere alla mia domanda.
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