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contributo inviato da Yerle il 16 aprile 2011

Sono quanto meno sorprendenti le diffuse reazioni che sulla Rete ha suscitato l'ultima puntata di Report, sugli internauti che diventano "merce".
Sorprendono perchè sono sostanzialmente negative (quando non aggressivamente contrarie), ed invece ci si sarebbe aspettato che i temi sollevati potessero diventare lo spunto per una riflessione approfondita su tali problemi.
Perchè ciò che ha riportato il programma della Gabanelli è assolutamente tutto vero.
E gli internauti, proprio perchè proiettati in un mondo che fa della democrazia e della libertà la propria bandiera, dovrebbero stare dalla parte di chi squarcia i veli che offuscano tali principi.
Ed invece cosa fanno? Si indignano. Mario Adinolfi arriva addirittura a scrivere di esserne stato disgustato.
Da cosa? Dal fatto che Report ha voluto aprire gli occhi ai navigatori sprovveduti sulla necessità di leggere sempre i disclaimer e i contratti cui aderiscono? Che sulla Rete diventa altrimenti facilissimo, per chiunque sia un po' sgamato, ricostruire vita morte e miracoli di ogni singolo internauta?
Chiunque abbia un po' di dimestichezza con questi attrezzi sa che tutto questo è vero, e del resto lo verifichiamo ogni giorno quando vediamo la casella mail che abbiamo usato per registrarci su facebook costantemente riempita di messaggi pubblicitari non richiesti e non voluti.
Adinolfi probabilmente fa parte di quella parte "democratica" che crede in un "mercato buono", quello del mondo virtuale forse.
La tecnologia, ogni tecnologia, non è mai di per sè buona o cattiva, ma dipende dell'uso che se ne fa. Se è il mercato capitalista ad usare la tecnologia, allora lo farà per fare profitto, e quindi essa (o meglio il suo utilizzo) sarà negativa.
Almeno agli occhi di quanti, come noi, hanno idee (e ideali) ben differenti rispetto alla "mercificazione globale".

http://yerle.blogspot.com/2011/04/quando-la-rete-rinnega-se-stessa.html

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