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contributo inviato da team_realacci il 12 aprile 2011
Roma, 12 aprile 2011                                                                        
 
IN APERTURA DEL SALONE INTERNAZIONALE DEL MOBILE
SU “SEGNI VITALI” DI SYMBOLA E FONDAZIONE EDISON
UNA RICERCA SUL LEGNO-ARREDO IN ITALIA
 
Tra le tempeste della crisi economica il legno arredo in Italia regge e puntando su qualità, innovazione e sfida ambientale guarda con fiducia al futuro. E’ in sintesi quanto emerge da una ricerca condotta sul settore da Symbola – Fondazione per le qualità italiane e Fondazione Edison e pubblicata nell’ultimo numero della newsletter sul made in Italy “Segni Vitali”. Il sistema italiano del legno-arredo si presenta, dunque, come una realtà poliedrica e complessa, frutto di una dinamica multiforme e fortemente radicata nel tempo. Parliamo uno dei pilastri portanti del sistema Arredo-casa italiano, che a sua volta rappresenta una delle cosiddette “4 A” dell’industria manifatturiera del nostro Paese, (Abbigliamento-moda, Automazione-meccanica-gomma-plastica, Alimentari e bevande). Alla straordinaria performance delle “4 A” italiane il settore del mobile contribuisce in misura estremamente importante, con un saldo attivo con l’estero, nel 2010, di poco superiore ai 5,6 miliardi di euro, pari al 6% circa della bilancia attiva globale delle “4 A” e al 57% del surplus dell’Arredo-casa (la quota rimanente dell’attivo di questo macrocomparto deriva dalle piastrelle ceramiche e dalle pietre ornamentali).

L’Italia dunque, con oltre 5 miliardi di euro di surplus, presenta nel periodo gennaio-novembre 2010 il più importante saldo commerciale con l’estero nel settore del mobile tra i Paesi della UE-27 (davanti a Polonia e Repubblica Ceca) ed il secondo del mondo dopo la Cina. Per un raffronto, Germania, Regno Unito e Francia hanno presentato nello stesso periodo saldi negativi nel comparto pari rispettivamente a -1, -3,7 e -3,8 miliardi di euro (dati Eurostat).
“Nonostante la crisi”, spiega Ermete Realacci, Presidente di Symbola, “questa industria rappresenta una delle voci positive del nostro export. E questo perché molti protagonisti del comparto in un momento difficile hanno saputo reagire spostandosi verso i prodotti a più alto valore aggiunto. E’ questa la missione dell’Italia ed è una sfida che il nostro paese può vincere se saprà cogliere nelle caratteristiche del suo sistema produttivo le radici di una scommessa sul futuro. E’ una sfida in cui l’Italia è già presente e può svolgere un ruolo di primo piano se mette in campo le sue qualità migliori”.

L’Italia detiene una quota consistente di export mondiale dell’intera filiera, pari al 6,5%, percentuale che sale al 9% se consideriamo il solo comparto del mobile. Oltre l’85% delle esportazioni italiane del macrosistema legno-arredo è composto da mobili: le nostre produzioni si concentrano infatti sempre più a valle della filiera in direzione di attività che hanno in sé maggior valore aggiunto e un vantaggio competitivo in termini di design, con la conseguente esternalizzazione delle prime fasi di lavorazione del legno, che avvengono ormai in larga parte negli stessi paesi di approvvigionamento che godono di una grande disponibilità di materia prima e manodopera a minor costo.

Secondo gli ultimi dati Eurostat disponibili, nel 2008 l’Italia vanta l’industria del mobile più grande d’Europa per valore della produzione, occupazione e numero di imprese, pari rispettivamente a 25,4 miliardi di euro, circa 190 mila addetti e 23.800 aziende.
Inoltre nel 2007 il valore aggiunto della filiera italiana del legno-arredo è stato di 13 miliardi di euro, superiore cioè a quello di importanti industrie europee dell’hi-tech come, ad esempio, l’industria dell’aerospazio francese, l’industria farmaceutica del Regno Unito o l’industria degli apparecchi per telecomunicazioni della Finlandia.

L’industria del mobile costituisce uno degli elementi trainanti dello sviluppo industriale italiano, anche se si tratta di una realtà competitiva la cui struttura si presenta spesso fortemente frammentata e di tipo artigianale, con imprese medio-piccole (il tessuto produttivo è costituito per oltre il 90% da imprese con meno di 10 addetti) guidate in prevalenza da un management di  impronta familiare.

ran parte della produzione di legno-mobile è imperniata infatti su alcuni grandi distretti produttivi, che rappresentano il contesto ambientale grazie al quale anche imprese di dimensioni medio-piccole riescono a raggiungere alti livelli di innovazione e competitività, sfruttando le economie di agglomerazione e imparando a recepire i gusti di consumatori con culture diverse. Alcuni di questi distretti sono dei veri leader mondiali nei propri settori di competenza. Citiamo: il Livenza-Piave, la Brianza, le Murge, il triangolo della sedia del Friuli e Pesaro-Urbino.
Un recente studio aggiornato al gennaio-settembre 2010, evidenzia il primato italiano di Treviso nell’export di mobili, con un valore di poco inferiore al miliardo di euro e una quota sul totale nazionale pari al 16%. Seguono Milano (12%), Pordenone (8%) e Como (7%).
secondo e terzo trimestre 2010.

Il legno-arredamento, è uno di quei settori in cui la sfida ambientale sta poco a poco diventando un importante fattore di competitività, un valore aggiunto immateriale per le produzioni italiane che ne consente il riconoscimento su quei mercati dove è più diffusa la sensibilità nei confronti dello sviluppo sostenibile. Molte aziende della filiera stanno investendo in nuove modalità di produzione e consumo che vedono la variabile ambientale come uno dei principali elementi di valore. L’impegno a favore dell’ambiente è testimoniato anche dal contributo energetico derivante dall’utilizzo degli scarti di produzione che, nel quadriennio 2004-2008, non è mai sceso al di sotto del 20% e che fornisce un contributo al fabbisogno energetico quasi pari a quello di metano e gas naturale. Negli ultimi 5 anni, le imprese della filiera hanno investito circa 14 milioni di euro in attività finalizzate alla riduzione di consumi energetici, fra cui: l’installazione di centrali termiche alimentate con scarti di produzione e biomasse, installazioni di inverter su diversi motori elettrici, installazione di impianti fotovoltaici, realizzazione di impianti per il riscaldamento mediante il recupero di calore dai fumi della centrale termica. Per la gestione dei rifiuti, invece,  gli investimenti totali hanno superato il milione di euro ed hanno riguardato principalmente la realizzazione di aree di stoccaggio e l’acquisto di attrezzature per permettere la raccolta differenziata.
 
 
Ufficio stampa On. Realacci
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