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contributo inviato da xpress il 30 marzo 2011

Dalle centrali atomiche francesi l'Italia importa solo l'uno per cento dell'elettricità totale che consuma.

“Che senso ha continuare a snobbare il nucleare? Alla fine lo importiamo dalla Francia, tanto vale portarcelo in casa”. Lo sentiamo ripetere come un mantra ogni volta che si tocca la questione dell’atomo. Ma è veramente così? E se lo è, quanto pesa effettivamente l’energia atomica francese sul totale del nostro fabbisogno energetico? Per capirlo basta armarsi di pazienza e fare due calcoli. Partiamo dal “fabbisogno nazionale lordo” e cioè dalla richiesta totale di energia elettrica in Italia. Nel 2009, secondo i dati pubblicati da Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, è stato pari a circa 317.602 Gwh (Gigawatt/ora all’anno). Di questi, circa 278.880 Gwh (87,81%) sono stati prodotti internamente, in buona parte da centrali termoelettriche (77,4% delle produzione nazionale) che funzionano principalmente a gas (65,1% del totale termoelettrico), carbone (17,6%) e derivati petroliferi (7,1%): combustibili fossili, in larga parte importati. Il gas, che è la fonte più rilevante nel mix energetico italiano, arriva per il 90% dall’estero, soprattutto da Algeria (34,44% del totale importato), Russia (29,85%) e Libia (12,49%). La parte di fabbisogno non coperta dalla produzione nazionale viene importata, tramite elettrodotti, dai paesi confinanti.

In tutto, nel 2009, sempre secondo i dati di Terna, abbiamo acquistato dall’estero circa 44.000 Gwh di energia, al netto dei 2.100 circa che abbiamo esportato. 10.701 Gwh ce li ha ceduti laFrancia, 24.473 la Svizzera e 6.712 la Slovenia. Tre paesi ai nostri confini che producono elettricità anche con centrali nucleari. In base ai dati pubblicati dalla Iaea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), la Francia produce il 75,17% dell’elettricità con il nucleare, la Svizzera il 39,50% e la Slovenia circa il 38%. In termini di Gwh questo significa che importiamo circa 8.000 Gwh di energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari francesi, 9.700 Gwh dalle centrali svizzere e 2.550 Gwh dall’unica centrale slovena. Quanto pesa quindi il nucleare estero sul fabbisogno italiano? Il conto è presto fatto. Basta dividere i Gwh nucleari importati mettendo a denominatore il fabbisogno nazionale lordo. Si scopre così che solo il 2,5% del fabbisogno nazionale è coperto dal nucleare francese, il 3,05% dal nucleare svizzero e lo 0,8% da quello sloveno.

In realtà, se si considera il mix medio energetico nazionale calcolato dal Gestore servizi energetici (GSE) in collaborazione con Terna, la percentuale di energia nucleare effettivamente utilizzata in Italia è pari ad appena l’1,5% del totale. Se si scompone il dato, si scopre che il nucleare francese pesa per circa lo 0,6% sul mix energetico nazionale. Ma c’è un’altro dato da considerare. Consultando i dati pubblicati da Terna si scopre infatti che l’Italia dal punto di vista energetico è tecnicamente autosufficiente. Le nostre centrali (termoelettriche, idroelettriche, solari, eoliche, geotermiche) sono in grado di sviluppare una potenza totale di 101,45 GW, contro una richiesta massima storica di circa 56,8 GW (picco dell’estate 2007). Perché allora importiamo energia dall’estero? Perché conviene. Soprattutto di notte, quando l’elettricità prodotta dalle centrali nucleari, che strutturalmente non riescono a modulare la potenza prodotta, costa molto meno, perché l’offerta (che più o meno rimane costante) supera la domanda (che di notte scende). E quindi in Italia le centrali meno efficienti vengono spente di notte proprio perché diventa più conveniente comprare elettricità dall’estero.

“E se dovesse succedere un incidente in una delle centrali dei paesi confinanti?”. Beh, non ci sarebbe da rallegrarsi, ma ancora una volta i dati possono esserci (un po’) di conforto. Le tre centrali nucleari più vicine all’Italia sono in Francia a Creys-Malville (regione dell’Isère), in Svizzera a Mühleberg (vicino a Berna) e in Slovenia a Krško, verso il confine con la Croazia. Creys-Malville è a circa 100 Km in linea d’aria dalla Valle d’Aosta, a 250 Km da Torino e a 350 Km da Milano. Mühleberg dista circa 100 Km dal confine piemontese e 220 Km da Milano. Krško è a 140 Km da Trieste. Ammesso che si possa usare come riferimento il disastro di Cernobyl‘, in caso di incidente sembra che la più alta esposizione alle radiazioni si verifichi nel raggio di 30-35 chilometri dal reattore. Quindi nelle nostre valli alpine e nelle grandi città del nord si possono dormire ancora sonni abbastanza tranquilli rispetto all’eventualità che si costruisca un reattore dentro confini nazionali.

 


Ma sarà meglio non abbassare la guardia su ogni idea scellerata che proponga
il nucleare, la tecnologia più irreversibilmente nociva inventata dall'uomo.



TAG:  AMBIENTE  SVILUPPO SOSTENIBILE  NUCLEARE 
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commento di magnagrecia inviato il 31 marzo 2011
Strano tu non arguisca (indizio a tuo sfavore...) che io verifico sempre l'adeguatezza della voce di Wikipedia prima di allegarla.
commento di Yerle inviato il 30 marzo 2011
Il dizionario del corriere va già meglio di wikipedia...
Venendo al merito della questione, sarebbe bello aregolo se argomentassi affermazioni del tipo che bisogna "rassegnarsi al fatto che del nucleare non si può fare a meno ormai nel mondo".
Perchè molti studi all'avanguardia dicono che OGGI è esattamente vero il contrario.
La disamina riportata da xpress potrà anche essere schierata, ma è assolutamente reale.
L'acquisto di energia prodotta col nucleare dalla Francia è uno degli argomenti che maggiormente vengono ripetuti, come un mantra, dalle lobby del nucleare. Ma noi non compriamo energia dalla Francia perchè ne abbiamo bisogno o perchè non potremmo sostituirla con altra, ma semplicemente perchè la Francia ha un surplus di produzione che SVENDE a tutta Europa...
Cominciamo a smontare queste false verità (scusate l'ossimoro) e forse riusciremo a parlare di energia liberi da condizionamenti e, di conseguenza, con la possibilità di affrontare la sfida energetica del futuro con tutte le attenzioni che essa merita.
commento di magnagrecia inviato il 30 marzo 2011
tigna [tì-gna] s.f.
• 1 med. Affezione della pelle, spec. del cuoio capelluto, caratterizzata da arrossamento, formazione di vescicole e forte prurito; è provocata da un fungo parassita
• 2 region. Cocciutaggine
• 3 region. Persona avara
• • sec. XIV
http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/T/tigna.shtml


fanatismo [fa-na-tì-smo] s.m.
• 1 Adesione incondizionata a una fede o a un'ideologia fino ad annullare completamente la serenità e l'obiettività di giudizio del soggetto: il f. dei terroristi
• 2 Entusiasmo esagerato che assume forme di esaltazione e di mania
• • sec. XVIII
http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/F/fanatismo.shtml
commento di aregolo inviato il 30 marzo 2011
Dopo aver letto la interessante analisi di "xpress", ma senza capirne bene la finalità, ho visto il successivo coupon-slogan referendario e ho capito.
Anche "xpress" come il team-realacci appare accecato dal pregiudizio ideologico: anche qui non c'è tanto amore per la verità scientifica, quanto disprezzo per l'avversario, che si chiami nucleare o Berlusconi.
E' bene, fuiri da ogni ipocrisia, convincersi o per lo meno rassegnarsi al fatto che del nucleare, agli inzi del terzo millennio, non si puo fare a meno ormai nel mondo, in Europa e, se pure per ora solo di riflesso, anche in Italia.
Eventi come quello di Fukushima, e la presenza massiccia di nucleare attorno ai nostri confini obbligano noi italiani a preoccuparci e ad occuparci da subito e con il massimo impegno di nucleare, che si facciano oppure no nuove centrali all'interno del nostro Paese.
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