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contributo inviato da PdVigatto il 31 marzo 2011

Il segretario del Pd ha preso le mosse dal fallimento del governo Berlusconi e dalle false promesse e iniziative annunciate: “La scossa all’economia si è dissolta in poche ore in un comunicato stampa; la riforma epocale della giustizia è ripiegata in pochi giorni sui processi brevi, sulle prescrizioni ad personam, sulle aggressioni ai giudici. La politica energetica è completamente franata alla cartina di tornasole del dramma giapponese e nel blocco sconsiderato delle politiche per le rinnovabili. L’industria nazionale sta cambiando rapidamente bandiera, dalla moda all’agroalimentare, all’energia e si mettono adesso degli improbabili steccati che non sono in grado di nascondere un’inerzia colpevole che abbiamo vissuto in questi due anni. Le acquisizioni parlamentari di cui Berlusconi si è vantato mostrano il volto indecoroso di rimpasti sconcertanti. Le celebrazioni del 150° hanno mostrato un governo e una maggioranza spiazzati da un senso comune nazionale e, infine, la rivoluzione nel Mediterraneo e la crisi libica hanno fatto improvvisamente registrare la drammatica caduta di ruolo dell’Italia nel Mediterraneo, in Europa, nel mondo e hanno mostrato la totale impreparazione organizzativa ad affrontare l’emergenza immigrazione”. “Sono dati inequivocabili” ha detto Bersani, “credo ben percepiti dall’opinione pubblica sui quali dobbiamo incalzare. A fronte di tutto questo, Berlusconi cosa può far valere? Può far valere la caparbia determinazione di chi è pronto a difendere se stesso incrinando i muri portanti della casa comune; può far valere un potere, una forza capace di condizionare e aggiustare i numeri parlamentari, manipolare l’informazione, sviluppare una vasta propaganda. Può far valere una base elettorale direi ideologica ancora ampia, anche se visibilmente incrinata; può far valere un rapporto ancora presente, anche se sempre più tacito con dei pezzi importanti dell’establishment; può far valere uno stato dell’opposizione sociale, civile e politica che mostra segni di ripresa, di vitalità, ma deve lavorare ancora per trasmettere il profilo e la coesione di una visibile alternativa. Questi, a mio avviso, sono gli elementi fondamentali. E l’insieme di questi elementi ci fa dire che la situazione si muove, che presenta delle novità significative,restando tuttavia nel solco del giudizio dell’analisi che noi avanziamo da più di un anno. Siamo cioè nel corso di un tramonto pericoloso, segnato da un potere che non offre prospettive, disposto ad acuire tensioni istituzionali, politiche, sociali pur di governare uno stallo di cui non si vede uno sbocco. La sostanza è che Berlusconi non sa che cosa fare, vuole solo restare”.
In particolare sull’immigrazione Bersani ha lanciato un affondo. “Anche qui facciamo subito una domanda: nel caso dei cinquemila tunisini che arrivarono improvvisamente nel 1997 o nel caso delle decine di migliaia che arrivarono dal Kosovo, si sono mai viste scene come quelle umilianti e vergognose, per chi ci guarda dal mondo, che abbiamo visto a Lampedusa? Non siamo forse riusciti in altri anni, facendo in modo ordinato ed umano la nostra parte, ad attrezzare e ad ottenere la solidarietà europea e internazionale? A che sono serviti i precoci allarmi di Maroni un mese fa, se poi il risultato è questo. Ora, sia chiaro: noi non facciamo alcuna minimizzazione di questo problema. Abbiamo problemi immediati di emergenza e possibili ulteriori problemi possono venire da movimenti di popolazione e di rifugiati nel Mediterraneo. Noi non sottovalutiamo il problema che c’è e che può acuirsi. Noi diciamo un’altra cosa: non possiamo avere un governo che oscilla tra chi vuole dare soldi e chi vuole dare sberle. Non possiamo avere un governo in cui Maroni chiede alle regioni di accogliere ed il suo collega Bossi chiede di respingere. Facevo un riferimento su questo al presidente della Toscana Rossi: o si chiariscono le idee o si prendono le responsabilità, o ci mettono la faccia, o lanciano messaggi più giusti agli italiani della Sicilia e della Padania, o non chiedano
collaborazione.
Noi non consentiremo al Governo, su questo punto, di tenere il piede in due scarpe, perché il tema è troppo delicato. Noi accusiamo il Governo di usare i problemi e non di governarli e risolverli: messaggi scomposti, speculazioni ad uso interno, approssimazione, confusione. Basta! Qui bisogna predisporre un piano nazionale ed europeo, un osservatorio, una cabina di regia nazionale ed europea in rapporti coi governi del Mediterraneo per prevenire e governare possibili movimenti di popolazione e di rifugiati e nelle emergenze non presentare mai più al mondo il volto che abbiamo mostrato e stiamo mostrando a Lampedusa. Hanno governato, Berlusconi e la Lega, otto anni degli ultimi dieci e sui temi dell’immigrazione hanno completamente fallito. E su questo tema noi non ci mettiamo sulla difensiva, noi non siamo buonisti, non siamo lassisti, noi diciamo: se c’è umanità, se c’è razionalità c’è anche governabilità; se c’è propaganda, se c’è strumentalizzazione, c’è il caos. Quindi, tema internazionale, tema dell’immigrazione”.
Nel suo intervento Bersani ha toccato molti altri temi. Eccone una sintesi.

Situazione economica e sociale. Il Paese è sotto l'effetto del bromuro e il silenziatore che Berlusconi ha messo alle grandi questioni va assolutamente rifiutato. “La crisi non è una parentesi. Urgono decisioni di cambiamento che portino a nuove strade di politica economica e sociale che si oppongano al senso di rassegnazione e di impotenza”.
La ripresa economica ci vede sotto a tutti i Paese europei. Il reddito delle famiglie è calato del 4 per cento rispetto al 2007. L'occupazione è ai minimi storici, ben al di sotto della soglia precrisi.
Un giovane su tre non ha lavoro e per quanto riguarda l'occupazione femminile in Europa siamo sopra alla sola Malta. Al Sud questi dati vanno drammaticamente moltiplicati.
A questo si aggiunga la riduzione dei servizi (una realtà sofferta in modo particolare soprattutto in quelle regioni che erano all'avanguardia nella fornitura di servizi ai cittadini), l'aumento delle tasse e dell'inflazione.
“E tutto questo viene cloroformizzato senza alcuna discussione o iniziativa. Da qui la nostra
denuncia forte: c'è bisogno di riforme urgenti e una piattaforma su scala europea per muovere l'economia e metterci un po' di crescita e dar fiducia ai mercati”.
A breve l'Italia dovrà presentare alla Commissione europea il Piano nazionale di Riforme.
Il governo è ancora indietro mentre il PD ha già presentato le proprie proposte: “Politiche economiche europee, pacchetto di riforme su fisco, lavoro, liberalizzazioni, pubblica amministrazione, servizi per muovere l’economia, metterci un po’ di crescita.
Qui urge un’assunzione di responsabilità anche perché consideriamo un piccolo particolare: l’Europa sta decidendo a proposito del tema del debito. E’ vero che sono decisioni che si proiettano nei prossimi anni, ma i mercati agiscono subito e non si può immaginare che i mercati non vedano che siamo il paese più indebitato e a più bassa crescita”.
La crisi economica si lega al tema della democrazia e della legalità: c'è indignazione nel Paese. Berlusconi ha ormai un legittimo impedimento anche per andare in Parlamento. Tremonti continua a filosofeggiare e si permette di dire quello che vuole senza che nessuno abbia la forza di correggerlo. Il Parlamento è diventato un mercato per la compravendita di voti.
Si nominano ministri con ombre sul proprio passato. I Tg sono di una faziosità tale che quelli in Bielorussia si inchinerebbero al confronto. E invece di affrontare i grandi temi per il Paese,
Berlusconi pensa ai processi brevi. “C'è una grande indignazione nel Paese. Il PD dovrà saperla interpretare nella sua battaglia parlamentare e con la mobilitazione delle persone” ha dichiarato Bersani.
In Europa le destre stanno perdendo consenso e si incomincia a vedere da un lato una disaffezione verso le politiche di chiusura e di paura proposte dalle forze conservatrici e dall'altro una ripresa delle forze progressiste (soprattutto in Francia e Germania). Il Pd si colloca in questo contesto europeo. “La nostra battaglia di opposizione non si affida alle spallate, si affida alla maturazione di una volontà di cambiamento nell’opinione pubblica che ancora – ripeto – è segnata da elementi di sfiducia molto forti. La nostra battagli di opposizione cerca un rapporto autonomo e amichevole verso movimenti sociali e civili che su molti terreni contrastano le scelte e le derive della destra. La nostra battaglia di opposizione – lo ripeto ancora una volta – salda indissolubilmente questione democratica e questione sociale. La nostra battaglia di opposizione, infine, vuole interpretare il contrasto a fenomeni di regressione culturale e vuole promuovere una evoluzione positiva delle culture collettive, in senso civico, nazionale e solidale. Credo che ognuno abbia potuto misurare la straordinaria novità che è emersa nelle celebrazioni del 150°. Quando noi dicevamo siamo partito della Costituzione e dell’unità della nazione abbiamo interpretato una esigenza reale. Certo quel movimento di opinione che si è creato è anche l’altra faccia dell’incertezza del Paese, quindi del bisogno di attaccarsi comunque a qualcosa, a qualche riferimento. Ma certamente si va saldando nel senso comune, e stavolta a partire dal campo del Centrosinistra, il nesso tra sentimento patriottico e sentimento costituzionale. Essere patrioti ed essere democratici non è nuovo nella lunga storia del nostro paese. Credo che abbiamo la possibilità di riprendere e riaffermare questo tratto come un tratto di nostra identità e di farne la generale ispirazione del nostro progetto.
Dobbiamo quindi coltivare questo nostro tratto”.
Il progetto. “Non c’è opposizione credibile senza progetto. Il nostro progetto per l’Italia viene
prima dei rapporti politici, è la cosa che tocca a noi, che possiamo mettere a frutto: la straordinaria ricchezza delle nostre culture politiche e il nostro articolato vasto riferimento nazionale e sociale. Sottolineo ancora. La nostra sintesi è una sintesi per il Paese. Continuo a
sentire anche in questi ultimi due-tre giorni qualche polemica, qualche frecciata sul tema della convivenza delle nostre culture. Ma non scambiamo la soluzione per il problema. Per quante difficoltà abbiamo, dobbiamo avere ben chiaro che la ricerca della sintesi delle nostre culture è il massimo di patrimonio che abbiamo e che possiamo offrire all’Italia. Una volta fatta questa sintesi, noi abbiamo una prospettiva utile per il Paese. Abbiamo fatto un lavoro importante. Lo riprendo solo per dire che via via emerge più chiaro da questo lavoro che le cose che vogliamo, le cose che stiamo proponendo e quindi la riforma repubblicana, le riforme sociali e liberali per un nuovo patto sociale, presuppongono una fase di vera e propria ricostruzione. Lavorando riconosciamo sostanzialmente che andare oltre Berlusconi significa non solo andare oltre una persona e un governo. Significa andare oltre anche ad uno schema di transizione della nostra democrazia e del nostro patto sociale che ha fallito e che lascia dei segni profondi che dobbiamo rimuovere: le riforme istituzionali, la riforma elettorale, la riforma fiscale, del mercato, della politica redistributiva e via discorrendo. E da questa ineludibile motivazione che noi facciamo derivare la nostra ispirazione politica, la nostra proposta politica, che non cambia per una maggiore o minore distanza dalle elezioni. Quindi, al primo posto come elemento dirimente il progetto per il Paese, poi proposta di convergenza fra tutte le forze di opposizione, tra forze disposte a un patto di governo e di ricostruzione. Una convergenza tra forze progressiste moderate intenzionate a battere Berlusconi ed aiutare l’Italia a riprendere il cammino con un patto trasparente ed esigibile. In questo che dico non c’è nessun politicismo e non c’è neanche l’ingenuità di chi non vede le difficoltà. C’è una posizione politica, che alla lunga è comunque giudicata dai cittadini e la maggioranza dei cittadini condivide questa esigenza e quindi chiede che la politica trovi il modo di rispondere a questa esigenza. Chi nega questa esigenza, chi volesse sottrarsi tra le forze di opposizione deve spiegare perché, prendersi le sue responsabilità e si tireranno le somme. Il progetto, dunque, in primo luogo come chiave di rapporti, di costruzione delle convergenze con le forze di opposizione, ma anche come chiave di un’iniziativa capace di incidere nell’altro campo. Anche qui diamo uno sguardo alla situazione europea.
Federalismo. Per Bersani due sono i punti principali da chiarire sulla riforma federale. Il primo è il messaggio che il PD lancia alla Lega: se nelle prossime settimane il Carroccio appoggerà e
voterà leggi ad personam per Berlusconi e si siederà accanto ai vari Romano e Cosentino, “allora non provi a tirare in ballo il pretesto del federalismo”. Il secondo punto è legato alla constatazione che questo federalismo così come sta nascendo è “un albero storto. Per quanto riguarda il federalismo comunale, il sistema della fiscalità – ha ribadito Bersani – non sta in piedi. Ci si fermi e si metta a punto un nuovo filo logico”.
Prossime iniziative. Bersani ha ricordato alla Direzione come le recenti iniziative del PD hanno
avuto raccolto un notevole successo. La raccolta delle firme è stata molto apprezzata soprattutto dal nostro Territorio. A questo si aggiungano l'Assemblea di Roma, la Conferenza Nazionale sull'Immigrazione, il programma nazionale di riforme. Da qui alle prossime elezioni amministrative il PD sarà impegnato con iniziative sulle politiche per il Mediterraneo, sui 150 anni d'Unità d'Italia, con giornate di battaglia politica in Lombardia e in Veneto. Da Napoli partiranno un serie di incontri pubblici per parlare della questione del Sud.
Le elezioni amministrative vedranno al voto 11 province e 30 comuni capoluogo. “Cinque anni fa il centrosinistra registrò una delle sue più importanti vittorie, quest'anno il voto dovrà rendere visibile che una nuova fase è cominciata anche perché è ineludibile che il voto amministrativo avrà un valore nazionale molto forte. Dobbiamo giocare bene questa sfida, senza timidezza, con grande impegno: come una squadra che lavora compatta” ha chiarito Bersani.
Referendum. Sebbene il PD creda che il sistema referendario vada riformato quanto prima per
darne il giusto valore, Bersani ha ribadito come la posizione e l'impegno del partito per i referendum di giugno saranno forti. Il Pd dice tre sì ai quesiti referendari sul legittimo impedimento, sul nucleare, sulla legge Rochi di privatizzazione forzata dell'acqua pubblica e vuole accelerare il dibattito parlamentare sulla proposta di legge, presentata dal Pd, sulla gestione del ciclo dell'acqua e su un piano industriale per evitare ogni spreco. “Proveremo ad
ottenere una discussione accelerata in Parlamento prima del referendum perché l'acqua va restituita alla natura così come ce l'ha consegnata”.

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23 marzo 2011
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