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contributo inviato da Achille_Passoni il 29 marzo 2011


In Commissione per l'Attuazione del Federalismo Fiscale, il Pd ha scelto di astenersi sul decreto legislativo sul federalismo regionale: sono state numerose le nostre proposte accolte dalla maggioranza, ma le perplessità sull’impianto complessivo del provvedimento ci hanno impedito di votare a favore. Tuttavia, il Governo è stato costretto a confrontarsi con noi, e a riconoscere l'incompatibilità tra i tagli operati dalla manovra Tremonti e l'avvio di una riforma così epocale. La manovra dello scorso luglio è stata infatti un vero e proprio macigno sulla strada del federalismo: come si può pensare di attuare una riforma di questa portata se poi si tagliano risorse alle autonomie territoriali per 14,8 miliardi di euro per i soli anni 2011 e 2012, addirittura due terzi della manovra finanziaria complessiva?

A causa di questo scenario, l’attuazione del federalismo non è certo iniziata sotto il migliore degli auspici: come abbiamo evidenziato più volte per quanto riguarda il decreto sul federalismo municipale, il Governo ci propone una riforma che implica una riduzione dei servizi e un aumento delle tasse. E la stessa cosa sarebbe successa anche per il fisco regionale, se non ci fosse stata la norma di salvaguardia finanziaria e il rinvio della manovra sulle aliquote per le regioni. Questi provvedimenti costringono il Governo a riconoscere che bisogna fare un passo indietro, e creare le condizioni di finanza pubblica perché, a partire dal 2012, sia possibile fermare il circolo vizioso tra federalismo e aumento delle tasse. Ovviamente, l’opposizione vigilerà con attenzione affinché questo si realizzi.

Per quanto riguarda il merito del decreto, ci sono tre punti principali su cui avevamo giudizi differenziati che ci hanno spinto all’astensione. 

Il primo aspetto, il più critico, è quello che si riferisce al sistema fiscale. Il decreto infatti è del tutto scollegato da una riforma fiscale complessiva basata sui principi di autonomia e responsabilità, più volte annunciata dal Governo ma mai concretamente attuata. Anzi: si è scelto di mantenere l’addizionale comunale all’IRPEF - invece di sostituirla ad esempio con un'imposta comunale sui servizi - e resta il problema dell’IRAP, che più volte la maggioranza ha demagogicamente detto di voler abolire ma che poi di fatto sta ancora nel decreto, a dimostrazione di come la propaganda sia molto lontana dalla realtà dei fatti. Bene invece la rivisitazione del sistema di finanziamento delle province, che è ora meglio definito, dà più certezze sulle risorse e più autonomia, e l’inserimento di misure specifiche per il finanziamento delle città metropolitane. 

Il secondo aspetto importantissimo del decreto è quello sulla sanità. Qui si è voluto saggiamente mantenere la struttura dell'intesa con le regioni: viene definito meglio il fabbisogno sanitario nazionale standard e i fabbisogni standard regionali, in modo da dare più certezze alle Regioni e mantenendo una coerenza con l'attuale patto per la salute. 

Il terzo ed ultimo aspetto è quello che riguarda la struttura finanziaria dei rapporti tra Stato e Regioni. Su questa parte è stata accolta la proposta del Pd di allineare al 2013 le decorrenze della fiscalizzazione dei trasferimenti attraverso l'addizionale IRPEF, che nel decreto originario sarebbe dovuta avvenire nel 2012, e dell'avvio del sistema di finanziamento e perequazione a regime, che sarebbe dovuta iniziare nel 2014. In questo modo, abbiamo voluto riequilibrare il sistema, rendendolo più ordinato e garantista per il Sud. Il non allineamento di quelle decorrenze, infatti, avrebbe comportato una situazione in cui per almeno due anni ciascuna Regione avrebbe trattenuto sul proprio territorio il gettito dell'addizionale IRPEF, con una forte sperequazione territoriale a danno delle regioni del Sud a causa delle rilevanti differenze nella distribuzione delle basi imponibili. 

Insomma, luci ed ombre in un processo di riforma fondamentale per il nostro Paese, sul quale il Partito Democratico può dare un contributo importante. Certo, resta ancora molto da fare, e soprattutto il Governo deve mostrarsi più disponibile al confronto e rivedere i tagli agli enti locali che rischiano di comportare la realizzazione di un federalismo azzoppato. Ma intanto andiamo avanti, con un’opposizione costruttiva per un federalismo veramente solidale, che porti benefici a tutto il Paese.
TAG:  FEDERALISMO REGIONALE  FEDERALISMO  IRPEF  PEREQUAZIONE  PD  FISCO  RIFORME 

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