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contributo inviato da maribarb il 27 marzo 2011

 

 
Il declino del CNR, che è tristissimamente noto a chi ci lavora o ci ha lavorato, a tutti quelli che se ne sono andati (anche da questo paese) per disperazione, è segno del declino della ricerca e della cultura di questo paese ormai in mano a nuovi barbari, a nuovi falò di libri, a nuovi oscurantismi, che come in un tragico ripetersi della storia finiscono per trascinarci ancora nella rovina e nella guerra (come una drammatica ripetizione della storia, adesso la Libia...)
Questo declino è ora solo reso evidente a tutti dalle dichiarazioni (a Radio Maria sul terremoto come castigo di Dio) del vicepresidente CNR De Mattei, nominato lì con la consueta trasparenza dalla famigerata Gelmini, una delle giovani donne- ministro di questo governo (....), ministra della” pubblica distruzione”, le cui “riforme”o tagli vengono approvate a forza tra i  manganelli della polizia e le maggioranze comprate in Parlamento. Eppure il problema non è davvero solo quello delle dichiarazioni certo impressionanti del vicepresidente,  questo è solo un episodio  nel procedere alla faccia della democrazia in questo paese, e un segno del degrado a cui sono stati condannati gli enti di ricerca pubblica. Le dichiarazioni di De Mattei fanno  più scalpore (in un mondo in cui la realtà è ridotta a spettacolo, il che rende incerta ai più  la possibilità di un cambiamento reale) di quanto abbiano fatto i ricercatori sui tetti degli istituti e delle facoltà e le manifestazioni degli studenti nonchè le proteste per la mancanza di fondi alla ricerca, in un paese che non è capace di smaltire l’amianto e il mercurio, il piombo e lo zinco e i metalli pesanti, che non ha sfruttato oculatamente   il sottosuolo e non ha un’autonomia energetica, che non ha incentivato le fonti rinnovabili di energia e lo smaltimento dei rifiuti (per non parlare di eventuali scorie nucleari), dove i laboratori non hanno nemmeno più i soldi per comprare vetrerie e reagenti per non parlare delle apparecchiature scientifiche, dove le industrie (come la Fiat) invece di investire in innovazione tecnologica pensano solo a come ridurre i diritti di chi lavora e a sfruttare altrove manodopera a basso costo, dove cioè si punta al risparmio e non agli investimenti, alla conservazione più che al rinnovamento… e possiamo continuare ... gli insulti di Brunetta, i tagli alla cultura, le uscite del governo sulla cultura che non si mangia et al…
Insomma con questa armata Brancaleone all’ arrembaggio del potere invece di conservare la memoria delle conoscenze del passato e utilizzarla per innovare e tracciare il futuro, si fa il deserto su entrambi. E la esternazione del vicepresidente del CNR  è solo una espressione folcloristica di questa pessima qualità. Certo, in un mondo sempre più confuso come quello in cui viviamo, si smarrisce anche il senso dei limiti tra le diverse competenze del sapere, dei confini che segnano la differenza tra scienza e religione. E appunto  l’audio  della dichiarazione di De Mattei che gira sul web fa impressione come un horror di cattiva qualità. Per chi ha perduto quasi tutta una parte della antica famiglia nello tsunami di Messina, così come  per chi è colpito oggi dalla tragedia del Giappone o da altre catastrofi naturali  fa veramente uno strano (e molto brutto) effetto sentire queste dichiarazioni di De Mattei che oltre a non avere nulla in comune con la scienza, nemmeno hanno qualcosa a vedere con la fede cristiana, a mio avviso, con quella cioè  di chi crede in un Dio vicino all’uomo e al suo “povero, terribile amore” per dirla con Camus (se ricordo bene, in “la peste”, appunto). Vengono in mente le parole della Bibbia
 
1Re 19:11 …E il Signore passò. Un vento forte, impetuoso, schiantava i monti e spezzava le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. E, dopo il vento, un terremoto; ma il Signore non era nel terremoto. 12 E, dopo il terremoto, un fuoco; ma il Signore non era nel fuoco. E, dopo il fuoco, un mormorio di vento leggero. 13 Quando Elia lo udì, si coprì la faccia con il mantello,….
 
Voglio dire, il Dio cristiano non è quello, non provoca i mali, non fa queste cose, non si vendica certo dell’uomo! Piuttosto, rispetta la libertà dell’uomo (libertà, un concetto ostico per qualcuno…e soprattutto per molti uomini dell’attuale potere ai quali  evidentemente De Mattei si ispira e si conforma..), e la rispetta anche quando questa libera volontà umana porta a conseguenze  autodistruttive, appunto..Non dimentichiamo che la libertà è anche responsabilità, è dunque vano delegare a Dio le proprie umane responsabilità, vano per chiunque e tanto più poi per un dirigente scientifico!
Questo rendere colpevole Dio delle proprie incapacità o inadempienze, questo smidollato fatalismo un po’ superstizioso e un po’ magico mi dà veramente fastidio, vorrei chiedere, la irresponsabilità sul nucleare sarebbe un castigo divino o una umana incoscienza? Se la scienza studia il possibile, se si misura continuamente con la possibilità, se affrontare un problema –da Galileo in poi- è in primo luogo semplificarlo, delinearne i limiti, allora come mai poi  si presume per interesse di rischiare l’impossibile, stravolgendo il clima e la Terra, come se fossimo onnipotenti  e immortali? E poi diamo la colpa a Dio se la natura si ribella? Come si può pensare poi in un paese come il nostro, dove non riusciamo a controllare nemmeno i rifiuti nelle città, dove non sappiamo  ricostruire senza intrallazzi dopo una scossa di terremoto come quella dell’Abruzzo, scossa che in Giappone peraltro accade ogni due mesi senza provocare alcun danno, come si può pensare di costruire qui centrali nucleari (o ponti sullo stretto..)? Pensiamo prima e piuttosto a trasformare questo stato, a renderlo efficiente, a riprendere una politica di sviluppo, a ricominciare a crescere, a studiare, a riaprire i cinema ed i teatri,a riaprire e far funzionare le università e le scuole e gli enti di ricerca pubblici, a ripristinare i luoghi della cultura distrutti, pensiamo a rimetterci al passo con gli altri paesi europei, a ritrovare il nostro ruolo nel Mediterraneo (invece che prestarci ancora una volta ad avventure di guerra, poco chiare, codine e strumentali); insomma  pensiamo a ritrovare veramente il senso della nostra unità e identità e cultura  nazionale, invece di incolpare dei nostri limiti un Dio di cui trasmettiamo oltretutto una immagine falsa- perché se lo pensiamo così crudele e assurdamente vendicativo evidentemente proprio non lo conosciamo ed è meglio che non ne parliamo per niente e   tantomeno pubblicamente-
Pensiamo cioè a ritrovare piuttosto quella che qualcuno ha chiamato “la religione del sistema paese”, ossia a riscattare questo nostro paese, di cui nel secolo scorso  Gramsci disse: “voi lo porterete alla rovina e poi toccherà  a noi ricostruirlo”. Quante volte la storia deve ripetersi con le sue tragedie (Scriveva Brecht “Pace e guerra…non sono di essenza diversa…La guerra cresce dalla loro pace/come il figlio dalla madre/ Ha in faccia / i suoi lineamenti orridi/La loro guerra uccide/ quel che alla loro pace /è sopravvissuto”) quante volte  perché finalmente la finiamo con le complicità e veramente diamo luogo tutti insieme ad un cambiamento?
TAG:  CULTURA  RICERCA  LIBERTÀ  CNR  ANTIFASCISMO 

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