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contributo inviato da Giutre il 25 marzo 2011
Mi chiedo di quale pasta siano fatti coloro che si fanno eleggere in una formazione politica,con il programma della stessa, e che ,ad un certo momento, non  condividono più, e/o lo ritengono disatteso, decidono di lasciare il partito portandosi via i voti del partito per il quale sono stati "nominati" come in questi ultimi turni elettorali.
Fermo retando che cambiare idea non è peccato, anzi è un diritto,sancito anche dalla Costituzione. Ma c'è un però: Chi fa queste scelte dovrebbe avere la serietà di non nascondersi dietro al dito che la Costituzione in quell'articolo gli ofre e stabilisce : Il parlamentare è un "rappresentante del popolo", e già quì c'è molta opinabilità dato che, viene eletto in una lista che rappresenta una parte del popolo (ma non mi addentro in questa disqisizione, non ne ho gli attributi ne le capacità) senza "vincolo di mandato". Quest'ultima assunsione Costituzionale denota tutta la lontananza siderale, che separa la buona fede dei padri costituenti nel loro momento storico e politico, dal nostro.
 Quest' articolo andrebbe rivisto e aggiornato alla luce di movimenti e trasformismi ingiusti e deleteri per la politica tutta nel suo insieme.
Detto questo torniamo al modo con la quale l'eletto dovrebbe abbandonare il partito d'appartenenza: Serietà e onestà intellettuale vorrebbero che, addottando tale decisione,l'eletto stesso , si dimissionasse per far entrare in Parlamento, ad aoccupare il suo scranno, il primo eletto dopo di lui. Qquidi rinunciasse ai benefici diretti e indiretti che gli provengono dall'essere parlamentare. Invece: No! Egli decide di portare in dote e/o  dar vita ad un'altra formazione politica con i voti della formazione che abbandona: Così ha fatto Rutelli, così ha fatto Binetti, così sembra si accinga a fare Susta.
Siccome sono un elettore di Susta e ho contribuito a mandarlo al Parlamento Europeo rivendico il mio voto (e come me molti altri che in Piemonte hanno votato per lui) e ritengo che non abbia il diritto di portarlo a Cacciari (come dice in una intervista dove giustifica la sua decisione) ed abbia invece il dovere di lasciarlo al PD.
In conclusione: E' pur vero che Macchiavelli afferma che la politica non ha morale, ma non dice affatoo che deve essere tanto spudorata.

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