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contributo inviato da PdVigatto il 25 marzo 2011

Nonostante i dubbi del Quirinale, ieri il presidente del Consiglio ha proposto e ottenuto la nomina a ministro dell’Agricoltura di Saverio Romano, uno dei parlamentari “responsabili” che hanno consentito al governo di mantenere, sia pure per pochi voti, la maggioranza alla Camera.
Per capire le perplessità di Napolitano basta leggere Giovanni Bianconi su Il Corriere della Sera: “Il pentito di mafia Francesco Campanella - quello che fabbricò la falsa carta d`identità con cui Bernardo Provenzano, da latitante, andò a farsi operare in Francia - ha raccontato che un giorno del 2001, a Roma, pranzò con il candidato alle elezioni politiche Saverio Romano.
Campanella era un ex giovane dc divenuto vicepresidente del Consiglio comunale di Villabate, alle porte di Palermo. Intorno al tavolo c`erano pure Totò Cuffaro e altre persone. Una delle quali disse a Romano che Campanella non l`avrebbe votato. Scherzava, ma il candidato non la prese a ridere: «Si alzò e disse seriamente, rivolgendosi a me: "Tu mi devi votare, perché nuatri semo `ra stessa famigghía (siamo della stessa famiglia, ndr), vai a Villabate e t`informi", lasciando attoniti tutti i commensali». In effetti, ricorda il pentito, Nino Mandalà (condannato in primo grado per appartenenza alla famiglia mafiosa di Villabate) gli spiegò «che Saverio Romano era stato autorizzato a candidarsi in quel collegio, perché in quel collegio non c`è candidato che non è espressione di mafia». Le dichiarazioni di Campanella costituiscono il cuore dell`indagine per concorso in associazione mafiosa a carico del neoministro Romano. La Procura di Palermo ha ritenuto di non aver raccolto elementi sufficienti per sostenere l`imputazione (è il termine tecnico usato nel comunicato della presidenza della Repubblica, che vale anche per gli indagati come Romano) nonostante gli indizi di «contiguità» fra lui e Cosa nostra emersi dall`inchiesta.

Ma il giudice potrebbe ordinare ulteriori approfondimenti, perché dopo la richiesta di archiviazione (del novembre scorso) è accaduto un fatto nuovo, forse utile a una rilettura del quadro accusatorio nei confronti di Romano, che evidentemente non è sfuggito al Quirinale. La novità è la trasformazione in sentenza definitiva del verdetto d`appello che ha condannato Cuffaro a sette anni di carcere per favoreggiamento aggravato all`associazione mafiosa. In quelle motivazioni ormai irrevocabili, e utilizzabili come «oggetto di prova» in un eventuale processo, il nome di Saverio Romano ricorre più volte. Accanto a quello di Cuffaro da solo. Per esempio quando riassume le dichiarazioni di Campanella sulla candidatura di un tale Giuseppe Acanto in una delle liste di appoggio a Cuffaro, voluta da Mandalà: «Il Romano, competente per la formazione delle liste, aveva immediatamente assicurato l`inserimento di detto soggetto tra i candidati, chiedendogli di fargli avere al più presto i documenti e mandandogli i saluti per il Mandalà». E più avanti sottolinea come fosse «pacificamente emerso che sia Romano che Cuffaro erano stati informati in modo palese e chiaro da Campanella che la candidatura di Acanto era voluta dal gruppo di Villabate facente capo al Mandalà».
Ma perché Berlusconi ha così insistito? Lo si è capito ieri quando la maggioranza stava andando sotto nella richiesta di sollevare il conflitto di attribuzione sul caso Ruby, escamotage parlamentare per evitare che Berlusconi finisca di fronte ai magistrati milanesi per concussione e prostituzione minorile: appena si è saputo della nomina di Romano, due dei cosiddetti responsabili, Bruno Cesario e Elio Belcastro, che mancavano all’appello per le votazioni, sono entrati nell’aula della Giunta per le Autorizzazioni e hanno consentito così alla maggioranza di avere i voti necessari per sollevare il problema.

Ma attenzione: è stato solo l’inizio. Mentre accadeva tutto questo, il Consiglio dei ministri ha approvato un provvedimento con il quale ha aumentato le accise (imposta di fabbricazione) lui carburanti. Motivo ufficiale: trovare i soldi per la cultura. Una scusa: bastava fare l’election day, cioè unire il voto per le amministrative e quello per i referendum, e per quest’anno non ci sarebbe stato bisogno d’altro. Ma in quello stesso provvedimento il governo ha dato anche il via libera, a Roma e a Milano, alla moltiplicazione dei consiglieri e degli assessori comunali (senza i 48 consiglieri e i 12 assessori in più il sindaco Alemanno non sarebbe in grado di trovare un posto per tutti i pretendenti della sua maggioranza).

E non è finita ancora. Ieri sera il gruppo dei responsabili e degli altri parlamentari accorsi a puntellare la maggioranza dopo il 14 dicembre si sono riuniti con Berlusconi a Palazzo Grazioli. Per soddisfare tutte le richieste, secondo molti quotidiani, Berlusconi ha promesso di completare presto il rimpasto di governo e di presentare un provvedimento per poter nominare anche altri dodici sottosegretari. Si tratterà di un disegno di legge, perché Napolitano ha già chiarito che non c’è l’urgenza necessaria per poter fare un decreto. Ci vorrà tempo per l’approvazione. I responsabili non si fidano molto. E così ieri hanno cominciato a mettere nel mirino poltrone a scadenza più ravvicinata: quelle nei consigli di amministrazioni di Enel, Eni, Terna, Poste, Finmeccanica….”E’ il governo delle tasse e delle poltrone” hanno commentato Davide Zoggia, responsabile degli enti locali nella segreteria nazionale del Pd, e Stefano Fassina, responsabile economia della segreteria Pd.

Fonte: Partito Democratico Nazionale

TAG:  RIMPASTO GOVERNO 

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