.
contributo inviato da xpress il 19 marzo 2011

Re Abdullah, il re dell’Arabia Saudita di 86 anni, dopo la preghiera di mezzogiorno del venerdì, in una delle sue rarissime apparizioni pubbliche, per scongiurare una protesta che va allargandosi, ha parlato per la prima volta al popolo, dopo le 'rivolte dei gelsomini' che continuano ad infiammare il mondo arabo, dall'Egitto alla Tunisia, dall'Oman al Bahrain, fino allo Yemen, dove le forze di sicurezza sono intervenute contro i manifestanti nella città di Taiz e nella capitale Sanaa. Qui, nelle scorse settimane, almeno 40 persone sarebbero morte negli scontri contro la polizia in tenuta antisommossa e in borghese, che ha usato gas lacrimogeni e ha sparato contro i manifestanti che reclamano le dimissioni del presidente Ali Abdullah Saleh. E negli ultimi due giorni si sono avuti già trenta morti e oltre cento feriti. 

A Ryadh, invece, il vecchio re saudita, monarca assoluto, sta tentando di placare sul nascere le proteste popolari, dopo che alcuni chiari segnali di dissenso si sono concretizzati in una serie di dimostrazioni per ottenere serie e convincenti riforme. Le manifestazioni sono state accompagnate da annunci e appelli su Internet, per raccogliere firme a favore di un rinnovamento delle politiche sociali. L'anziano re saudita, come contromisure, ha promesso elargizioni di denaro in varie forme ai cittadini; come donazioni ai pensionati, un aumento dei salari, sussidi di disoccupazione e borse di studio mensili per gli studenti, oltre a nuovi investimenti nell’edilizia popolare. Una politica più di 'contenimento' che di reali riforme sociali, se si considera che viene adottata dal maggior esportatore mondiale di petrolio, che ora sta scontando gli sprechi iper-consumistici e le proprie speculazioni finanziarie, culminate negli anni del rialzo del prezzo del petrolio che l'OPEC spinse fino a 160$ al barile (luglio 2008), proprio su impulso dell'Arabia Saudita. Ma quanto potranno reggere misure tampone se già, nel suo discorso, il monarca ha ringraziato le forze di sicurezza per essere 'le mani' per la stabilità del Paese? 

Gli Stati Uniti di Obama guardano con apprensione alla vasta area della penisola arabica. La guerra in Iraq, in corso da anni, continua implacabile ad agitarsi tra nebulose fazioni. E divora importanti risorse, a cui invece, servirebbe attingere per risollevare l'economia della vecchia potenza d'oltre oceano. Altri scossoni in petrodollari, ora colpirebbero in profondità le riforme del Presidente democratico e sfiancherebbero la già asfittica e sofferente economia USA.

Per questo, il coinvolgimento degli Stati Uniti in Nord Africa, è un altro dei molti punti critici da sommare nel vortice esplosivo della rivolta libica. Dopo la risoluzione Onu per una 'no fly zone' ed ora, che  finalmente si sta mobilitando con fermezza la comunità Europea e la Nato per porre fine al conflitto, nell'attesa delle decisioni del vertice di Parigi, in Libia molte restano le incognite. E tra queste, vi è l'interrogativo sulla 'regia' delle operazioni per dar seguito alla risoluzione delle Nazioni Unite. Quanto è disposto ad esporsi Obama? Che parte avrà l'interventismo di Sarkozy? Fin qui, è certo solo il fulcro umanitario, e cioè la feroce e sanguinaria repressione di Gheddafi sulla popolazione civile. Ma un’altra guerra in Medio Oriente non può e non deve trasformarsi in nuovo bagno di sangue. Diventerebbe, come troppo spesso accade, una sconfitta per tutti. Anche e soprattutto alla luce degli evidenti e importanti interessi economico strategici in gioco, riguardanti tutta l'area mediterranea. Il punto sarà l'efficacia, ovvero il quanto e il come, potrà influire l'applicazione della 'no fly zone' e come si dipaneranno le opzioni politico economiche con le popolazioni ribellatesi, ora coese, ma originariamente composte da 140 diverse tribù. Ma se è auspicabile, se non probabile, che vi siano già indicazioni per una risoluzione locale, un fatto resta innegabile: Gheddafi ha commesso e sta commettendo dei crimini contro il suo popolo e contro i più fondamentali diritti umani.

E sono crimini incancellabili, fatti contro l'umanità. Si fermi Gheddafi, lo si porti alla Corte dell'Aja. Ma non si vada oltre.

valter carraro


TAG:  DIRITTI UMANI  ONU  GHEDDAFI  ARABIA SAUDITA  LIBIA 
Leggi questo post nel blog dell'autore XPRESS
http://XPRESS.ilcannocchiale.it/post/2612547.html


diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
20 settembre 2008
attivita' nel PDnetwork