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contributo inviato da verduccifrancesco il 17 marzo 2011

 

Sia il primo ministro, il ministro dell'ambiente e quello delle politiche economiche hanno deciso che il nucleare, in Italia, "SA DA FARE", PURTROPPO!

Questo è quanto emerge dalle dichiarazioni dei tre che ritengono il nucleare "ITALIANO" sicuro, chissà perché?

La Prestigiacomo, dopo aver affermato che il governo italiano ha come primo obiettivo la salute dei cittadini, arriva a dire: "Quanto sta accadendo in Giappone sarà assolutamente tenuto in considerazione nelle scelte che saranno adottate e sono certa che contribuirà ad aumentare la sicurezza delle centrali". Si, certo! Solo che il Giappone, pur essendo un paese perfettamente cosciente dei rischi e, pertanto, aver agito "REALMENTE" per la sicurezza dei reattori in previsione proprio dei terremoti, frequenti se non quotidiani, sul suo territorio, si trova a far fronte ad una emergenza talmente grave che ogni essere intelligente deve si considerare il disastro giapponese, ma come verifica della pericolosità del nucleare, dato che il pianeta terra non è affatto stabile e che i terremoti possono verificarsi ovunque e in qualsiasi momento e che, per quanto riguarda l'Italia, come si sa, è, più o meno, tutta sismica.

 

Inoltre, le dichiarazioni dei tre vengono prima che si sia svolto il referendum sul nucleare. Certo, la legge c'è, ma c'è anche, in una parte della popolazione, la consapevolezza che il progresso sia più sicuro, ma anche più redditizio, se si rinunciasse al nucleare a favore delle energie rinnovabili che, a quanto si sa, sono meno costose.

 

Cosa succederebbe se gli italiani, per la seconda volta, dicessero no al nucleare votando per l'abrogazione della legge?

 

Stando alle dichiarazione del governo si procederebbe comunque alla costruzione delle centrali, cosa che, comunque, trova già una forte  opposizione da parte delle regioni, province e comuni.

 

MA ALLORA, IL POPOLO A COSA SERVE?

 

Domanda sicuramente retorica ma che da la giusta misura della considerazione che il governo ha del popolo più volte eretto a depositario del potere democratico.

"Siamo la maggioranza uscita dalle elezioni", è con queste parole che giustificano il loro attaccamento al potere ogni qualvolta, praticamente sempre, l'opposizione chiede, per svariate ragioni, le dimissione. Salvo poi, quando effettivamente il popolo si esprime realmente con un voto che non sia quello delle elezioni politiche - i referendum abrogativi servono per abrogare leggi - a richiamarsi a esigenze superiori - in questo caso la necessità di energia che, comunque, anche con le rinnovabili, se pianificate e diffuse, risolverebbero il problema - vanificando l'espressione del popolo.

Inoltre, la resistenza delle amministrazioni locali nei confronti delle centrali, nell'ambito dell'attuazione del federalismo sulla gestione del territorio, dovrebbe garantire una diversa gestione del potere su questioni cosi delicate.

 

Per concludere, il governo avvierà, o farà gli accordi necessari per la costruzione delle centrali, la costruzione delle centrali che il popolo lo voglia o no.

TAG:  NUCLEARE  REFERENDUM  PRESTIGIACOMO 

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