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contributo inviato da Achille_Passoni il 16 marzo 2011


Ieri è stato un giorno importantissimo per le donne e per tutta la società italiana nel suo complesso. Il Senato infatti ha dato il via libera al disegno di legge sulle quote rosa nei consigli d’amministrazione e negli organi di controllo delle società quotate e delle controllate pubbliche non quotate: un voto ancora più significativo perché quasi unanime, con 203 sì, 14 no e 33 astenuti. Sottolineo tuttavia il “quasi”, perché ritengo allucinanti le argomentazioni sessiste addotte dai senatori della maggioranza che hanno votato contro un provvedimento di civiltà come questo. 

Questa legge epocale, se sarà approvata anche dalla Camera, entrerà in vigore portando con sé cambiamenti straordinari nella nostra società, introducendo una “discriminazione positiva” che consentirà finalmente di attuare quella seconda parte dell'articolo 3 della Costituzione che si riferisce appunto all'eguaglianza sostanziale e non soltanto formale. Sarà l’avvio di una rivoluzione culturale che le donne italiane hanno atteso invano per anni, e che ora sta per diventare realtà.

Nel merito, il provvedimento prevede che i consigli di amministrazione e gli organi di controllo delle società quotate e delle controllate pubbliche non quotate dovranno essere composti da un quinto di donne a partire dal 2012 (20% nel primo mandato) e da un terzo dal 2015 (il 33,3% nel secondo mandato). Le nuove regole entreranno dunque a pieno regime nel triennio 2015-2018. E’ importante sottolineare anche la natura temporanea delle quote rosa, pena qualche problema di incostituzionalità della norma: il criterio si applicherà infatti per tre mandati consecutivi, per garantire l’accelerazione di un processo verso l’uguaglianza di genere, processo comunque inevitabile che però sinora si è mostrato decisamente troppo lento.

In caso di inadempienza da parte delle società inoltre, scatterà una diffida da parte della Consob a reintegrare il Cda o i collegi entro quattro mesi. Se le società non si adegueranno, scatterà un'ulteriore diffida di tre mesi e sanzioni pecuniarie da 100mila a un milione di euro per i Cda e da 20mila a 200mila euro per i collegi sindacali. Se le società dovessero continuare a non adeguarsi nonostante la diffida e le sanzioni, scatterebbe infine la decadenza del consiglio di amministrazione e degli organi di controllo. Insomma, si tratta di una legge fatta come si deve, molto difficile da aggirare e con sanzioni molto dure. 

Ho definito allucinanti certi discorsi maschili e maschilisti che ho ascoltato in aula, perché mi hanno riportato indietro di venticinque anni. Eravamo a metà degli anni '80 e per iniziativa di un gruppo (minoritario) di donne e del gruppo dirigente ristretto della Cgil, si decide di instaurare un sistema di quote negli organismi dirigenti della Confederazione, a tutti i livelli. I discorsi di chi, seppur con coraggio (tantissimi più codardi non si schierarono apertamente contro) avversava la decisione, erano sostanzialmente identici a quelli ascoltati in Aula. Della serie: "siamo tutti uguali", "deve valere esclusivamente il merito", "le donne brave arrivano comunque da sole a ricoprire ruoli di responsabilità", e via dicendo...discorsi sessisti che nel nuovo secolo arrivano, però, a rasentare il ridicolo. 

Se venticinque anni fa questi argomenti, questa mentalità, avessero prevalso; se il gruppo dirigente non avesse compiuto una vera e propria forzatura, anche contro l'opinione di molte donne (si fa per dire, visto che allora di donne in Cgil non ce n'erano certo un gran numero) oggi la Confederazione più rappresentativa, l'organizzazione più numerosa tra tutte quelle sociali e politiche del nostro Paese non sarebbe diretta da una donna. E soprattutto così tante donne non sarebbero arrivate in posti di direzione primaria di categorie e strutture territoriali. Non solo una donna, quindi - e qui sta l'originalità della Cgil frutto appunto di quella battaglia e della successiva, dieci anni dopo, che portò a fissare nello Statuto la norma antidiscriminatoria, secondo la quale nessuno dei due sessi può essere rappresentato negli organismi dirigenti e negli esecutivi con meno del 40% - ma tante, tantissime donne in ruoli di responsabilità. 

Avanti, perciò, con le quote rosa, nel cuore del capitalismo. Non potrà che migliorare! Ora tocca alla politica: facciamo presto! E quegli uomini così retrò… se ne facciano una ragione.
TAG:  QUOTE ROSA  DONNE  PARI OPPORTUNITÀ  SENATO 

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