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contributo inviato da pierluigi bersani il 14 marzo 2011
All'Assemblea degli Amministratori Pd

Dedicato ad Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica assassinato per mano della criminalità organizzata un anno fa, l’incontro nazionale degli amministratori locali del Pd è stato concluso dalle parole di Pier Luigi Bersani, che ha esordito ammonendo che "ogni volta che qualcuno pensa e dice che ‘tanto in questo Paese non c’è più nulla da fare’ lasciamo solo chi sta in trincea contro le mafie, li condanniamo a morte".

Non ci sono dubbi: "Tocca a noi: siamo solo noi, come dice Vasco, quelli che si impegnano – ha ribadito il leader del Pd - combattiamo e guardiamo oltre: non basta l’antiberlusconismo. Dobbiamo portare il nostro progetto ovunque, diffonderlo, far sapere al paese che esiste un’alternativa vera. Non c’è solo la tv, c’è il circolo, il bar, la nostra rete di relazioni. Il federalismo è il modo più efficiente per provare ad avvicinare gli italiani a comuni diritti di cittadinanza – ha sottolineato Bersani - Con standard di welfare, sanità, assistenza, che non mettano in svantaggio nessuno".

Rimane un obiettivo, anzi l’obiettivo: l’Italia, e in quest’ottica, ha messo in evidenza Bersani, “il profilo del nostro partito deve essere quello di patrioti, di autonomisti e riformatori. Noi siamo patrioti e porteremo ovunque la bandiera dell’Italia, il 17. Governare, sostanzialmente, è sinonimo di cambiare, e cambiare vuol dire sempre rischiare. Ma essere un partito autonomista e di governo è legato proprio a questo”. A scanso di equivoci, Bersani ha osservato che “le amministrazioni locali non sono la malattia, sono la medicina. Lavoriamo affrontando questa battaglia elettorale, sotterrando picconi e picconcini più che si può e lavoriamo tutti per un unico obiettivo, dando un messaggio politico di apertura. I cittadini apprezzeranno che un partito che vuole guardare oltre sia generoso e aperto. Dobbiamo lavorare ad un progetto serio per l’Italia che vogliamo”.

Nella relazione d’apertura dell’Assemblea degli Amministratori Pd, Davide Zoggia, responsabile Enti Locali del partito, ha sottolineato che l’appuntamento alle urne del 15 e 16 maggio (che riguarda ben 13,5 milioni di elettori) rappresenta “una sfida per il buon governo a cui arriviamo uniti e con le idee ben precise su come far ripartire il Paese. Dobbiamo lavorare perché la politica torni al suo scopo: creare opportunità per l’Italia e gli italiani”.

Tra i protagonisti di questa importante stagione della politica è senz’altro Piero Fassino, candidato a sindaco di Torino per il centrosinistra, il quale nel suo intervento ha messo in evidenza che “tra l’agenda del governo e la vita reale del Paese, tra politica e società c’è una profonda divaricazione. Tanti cittadini considerano il lavoro il grande problema della loro vita e non trovano sbocchi. Eppure – ha proseguito Fassino - siamo una grande nazione, non ci manca nulla per affrontare il paragone con gli altri Paesi, perché l’Italia è un grande Paese. Il Partito Democratico sente questa responsabilità e lo dimostrerà a partire dagli enti locali, perché se c’è un luogo dove si è realizzato il riformismo – ha concluso il candidato a sindaco di Torino - è proprio nell’ambito degli enti locali”.

Per Giuliano Pisapia, candidato a sindaco di Milano per il centrosinistra, è importante “tornare a parlare a tutto il popolo italiano, ai cittadini italiani: la Lega vuole il separatismo, noi no. Noi vogliamo confrontarci con i bisogni reali dei cittadini, mentre da parte del centrodestra si vuole solo il potere. La nuova demografia che vogliamo proporre – ha osservato Pisapia - consiste in una coesione sociale che a Milano ad esempio è fondamentale. In periferia non c’è nulla, ed i servizi scarseggiano più che al centro, eppure ci stanno tanti spazi e tante persone che ci abitano e soprattutto tanti giovani che vanno aiutati ed indirizzati. Milano – ha concluso il candidato a sindaco - si deve aprire alla Lombardia e al mondo”.

A giudizio di Vasco Errani, presidente della regione Emilia Romagna e della conferenza delle Regioni, “non si può gestire la partita del federalismo, senza conoscere il territorio ed i suoi abitanti. Si deve fare un vero percorso, andare nei territori e spiegare palmo a palmo quello che succede. Bisogna superare gli sprechi: meno spesa pubblica, riduzione delle tasse, più servizi per tutti”. Ha concluso Errani: “Smettiamola di parlare tra di noi. Lanciamo il progetto del Pd nel territorio, dove rappresentiamo realtà vere. Non parliamo del welfare che vorremmo ma di quello che stiamo costruendo, perché l’identità del Pd è di forza di governo”.

Nel suo intervento Claudio Martini, presidente del Forum Politiche locali Pd, ha ribadito che “la destra ha fallito sulla riforma dello Stato, sul federalismo e la Pubblica Amministrazione e adesso tocca a noi. Questo è il cuore della nostra assemblea. Dove è Brunetta? Si è perso per strada e non si ritrova più! E sul piano economico il livello del disavanzo non è stato bloccato e si potrebbe avere una nuova manovra di correzione da Tremonti nonostante le smentite del ministro. La destra non ha fallito solo per incapacità o per spocchia – ha osservato in conclusione Martini - ha fallito per pochezza culturale, per ostilità ideologica contro il pubblico, per un'ossessione del perimetro dello Stato e perché ha fatto leva sulla divisione".

Sul capitolo welfare/integrazione, Livia Turco, presidente del Forum immigrazione del Partito Democratico, ha espresso la convinzione che “a partire dalle politiche che il Pd ha costruito nei territori bisogna riuscire ad integrare di più e dare più forza alla società civile, attraverso un maggiore inserimento lavorativo, scolastico, sociale e maggiori opportunità per tutti. Nei 150 anni dell’Unità di Italia dobbiamo costruire un appello ed un invito ad una riscossa contro le ordinanze razziste che ci vengono imposte perché queste fanno un danno agli italiani. Soprattutto hanno oscurato un dato, che noi, il Pd, dobbiamo tirar fuori: la realtà sociale è che l’immigrazione è integrata”.

Per Paolo Gentiloni “il Pd ha bisogno del protagonismo dei suoi amministratori locali. Da loro serve una nuova spinta affinché il PD possa mantenere le sue promesse. Esibiamo le nostre diversità nelle amministrazioni locali come sinonimo di ricchezza. Questo protagonismo va mostrato con forza in questi prossimi mesi che porteranno al voto. Dobbiamo dire bene chi siamo e quali sono i nostri grandi obiettivi”.

Da parte di Michele Emiliano, sindaco di Bari, è arrivato il richiamo alla necessità di non abbassare la guardia di fronte alla minaccia della criminalità organizzata e l’invito a “smetterla di attaccare il partito e di attaccarci a vicenda. Costruiamo un futuro raccontando le belle storie dell'unico partito italiano che può ricostruire una prospettiva positiva per il Paese. Il Pd è qualcosa di unico caratterizzato dalla voglia di partecipazione soprattutto della società civile. Partiamo dal sud e saremo in grado di battere Berlusconi. Battere Berlusconi – ha concluso Emiliano - significa restituire la speranza a milioni di giovani che hanno perso il sogno di poter lavorare per la propria terra”.

Da sud a nord, con le parole di Maurizio Martina, segretario regionale del Pd Lombardia, il quale ha messo in evidenza che “Milano non è una città qualunque soprattutto dal punto di vista politico: è il simbolo del fallimento dell'asse Pdl-Lega nel Paese. Sfidiamo il centrodestra proprio sull'innovazione, contro la propaganda basata sull'ideologia che 'il locale che si chiude per difendersi'. Le ideologie dei territori hanno fallito. Il Pd deve prendere per mano il federalismo – ha sottolineato in conclusione Martina - perché nessuno può insegnarci nulla al riguardo".
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