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contributo inviato da xpress il 6 marzo 2011

Giù le mani dalla scuola. Forte e chiaro. Un appello contro le estemporanee interferenze di un presidente del consiglio senza più freni e al quale aderisce, senza però firmarlo, anche Gianrico Carofiglio. Magistrato e scrittore, bella penna e pensiero lucido.

Domanda inevitabile: perché aderisce all’appello ma non lo firma?

«Non vado pazzo per firmare gli appelli, lo faccio solo in casi eccezionali. Preferisco ragionare sopra alle questioni. Non riguarda questo specifico appello, ma possono capitare delle sfumature nei contenuti e nella forma di uno scritto sulle quali non sono d’accordo. Ognuno deve valorizzare quello che può spendere - come il proprio nome - utilizzandolo adeguatamente».

Approfondiamo, allora: dopo l’attacco di Berlusconi contro la scuola statale, il cardinal Bagnasco ha dato il suo appoggio alla scuola pubblica. Ma scuola pubblica comprende sia la scuola statale che quella privata parificata. Dunque, se ne deduce che mentre il presidente del consiglio se la prende con le scuole laiche, quella di Bagnasco è una difesa prudente e non una vera contrapposizione. Lei che ne pensa?

«Vede, per l’ennesima volta siamo caduti nella trappola di metterci a interpretare le parole di un provocatore e un bugiardo professionale. Con Berlusconi non è possibile dialogare in alcun modo. Non può essere un interlocutore qualcuno che si vanta di non leggere un libro da vent’anni e va a braccetto con Gheddafi. Almeno non in una democrazia normale. Berlusconi è un fattore d’inquinamento della nostra democrazia e come tale va considerato. Non certo come un interlocutore».

In Germania il ministro della Difesa si è dimesso perché si è scoperto che la sua tesi di dottorato era stata in gran parte copiata. Da noi viene eletto consigliere il figlio di Bossi, detto il Trota, che ha ripetuto più volte l’esame di maturità. Forse, il valore della scuola e dei titoli di studio andrebbe riconsiderato anche da certi italiani...

«Il discrimine è fra chi ha senso del decoro e chi invece è incapace di vergognarsi. Il discrimine è fra chi ritiene debbano esserci delle regole, di comportamento e di decoro e chi di queste regole se ne infischia. Immaginiamo la politica come una partita di calcio. In Germania chi fa un fallo viene ammonito e poi espulso. Da noi i giocatori di una squadra, quella di Berlusconi e Bossi, prendono la palla con le mani e la mettono in porta ma nessuno li butta fuori dal campo».

Sembra esserci una stessa strategia per magistrati, sanità e scuola: screditate, screditate, qualche cosa resterà... Forse perché in questi corpi dello Stato sta nascendo un nuovo sentire comune? E come continuare a esercitare una resistenza civile?

«L’idea stessa di resistenza rischia di essere fuorviante: qui si tratta solo di squallide battute da avanspettacolo di un signore al tramonto. Penserei piuttosto a una strategia di costruzione. Ridefinire una linea di legalità. Ci troviamo di fronte a un Nerone che sta dando fuoco alla casa comune della democrazia. Allora formiamo una coalizione repubblicana per spegnere quel fuoco, a prescindere dalle tessere di partito. Ricostruiamo le mura e poi ognuno tornerà ad abitare i propri spazi».

Come insegnare ai ragazzi il desiderio di diventare ricercatori piuttosto che calciatori?

«Non vorrei fare delle graduatorie: non c’è niente di male nel fare il calciatore. Lo sfascio dipende piuttosto dal fatto che tutto diventa merce, che qualcosa esiste solo se può essere comprata. Bisogna eliminare questa orribile e leggermente maleodorante idea che se una cosa non appare prezzabile essa non ha valore. Esistono scoperte fondamentali come la numerazione binaria, della quale non si sospettava all’inizio la possibile applicazione nella tecnologia dei computer. Come diceva il professor John Keating ai suoi studenti nell’Attimo fuggente: “Noi non scriviamo e leggiamo poesie perché è carino. Scriviamo e leggiamo poesie perché siamo membri della razza umana”. O come disse Einstein, “ci sono due categorie di persone: quelle per le quali niente è miracoloso e quelle per le quali tutto è miracoloso”. Bisogna decidere a quale club iscriversi. Io scelgo il secondo».

da l'Unità

TAG:  SCUOLA  SCUOLA PUBBLICA  DIRITTO ALLO STUDIO   
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