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contributo inviato da brunocorino il 2 marzo 2011



C’è una correlazione tra crescita demografica ed epoca di sconvolgimenti sociali? Posto in questi termini il problema potrebbe apparire troppo deterministico. Tuttavia, se analizziamo i periodi di sconvolgimento sociale possiamo constatare che di solito questi sono accompagnati da una forte crescita demografica. Ad esempio, tra il 1750 e il 1850 la popolazione in Europa subisce una netta accelerazione; il tasso annuo di incremento, pari ad appena 1,5% tra il 1600 e il 1750 aumenta a 6,3% . Questa accelerazione riguarda tutti i maggiori paesi (Massimo Livi Bacci). E proprio a metà dell’Ottocento, l’Europa fu sconvolta da una crisi rivoluzionaria di ampiezza e di intensità eccezionali. Ma non basta mettere in correlazione questi due dati. La crescita demografica deve essere accompagnata da un aumento della speranza di vita. Una popolazione con una tasso di crescita alto, ma con un tasso di mortalità altrettanto alto non ha modo di progettare il futuro. Ma la demografia non spiega tutto. Dobbiamo prendere in esame altre due fattori: crisi del “principio di autorità” e la capacita dell’“opinione pubblica” di esercitare un controllo sui comportamenti sociali. Quest’ultima può essere misurata dal livello di sopportazione che i cittadini hanno nei confronti dei privilegi goduti da una ristretta cerchia di persone. Voglio dire, più i privilegi sono tollerati ed accettati più è scarsa la capacità dell’opinione pubblica di esercitare una forma di controllo. Ma è soprattutto sul “principio di autorità” che occorre focalizzare l’attenzione. Principio d’autorità vuol dire che esiste un ordine verticistico del potere che, attraverso la scala gerarchica, si impone in modo automatico e senza discussione. Principio d’autorità inteso come sistema paternalistico di gestire la vita pubblica e sociale. Le società a potere centralizzato e non diffuso, con un forte tasso di crescita demografica, con una opinione pubblica capace di esercitare un maggior poter di controllo sui privilegi consolidati dalla prassi, possono dunque conoscere periodi di grandi sconvolgimenti sociali. Questi possiamo definirli come fattori strutturali. A fronte di questi fattori, bisogna considerare i fattori congiunturali: le crisi economiche in primo luogo. Le crisi economiche, però, sono di solito i fattori scatenanti, quelli che accendono la miccia dell’incendio. Insomma, credo che sulla base dei recenti avvenimenti gli storici dovranno rivedere le loro chiavi d’interpretazione.

Ps.
Grazie alla segnalazione di Fabio Marinelli, ho visto che c'è uno storico e demografo che ha analizzato questa correlazione, Emmanuael Todd. Lo si può leggere a questo indirizzo:
http://lararicci.blog.ilsole24ore.com/2011/02/si-potevano-prevedere-le-rivoluzioni-nel-mondo-musulmano.html

In questa intervista, alla domanda:
Quali sono gli elementi che vi permisero di arrivare a questa lungimirante conclusione?
Lo studioso risponde: "
Sono gli indicatori classici dell’analisi culturale. Il primo indicatore è il tasso di alfabetizzazione, con particolare attenzione ai giovani di 20-24 anni. Il secondo è il tasso di fecondità, che mostra il controllo che la gente ha sul proprio destino. Nel 2007 il tasso di alfabetizzazione nel mondo arabo stava aumentando con grande velocità. E, salvo qualche eccezione, la capacità di leggere e scrivere si era diffusa quasi universalmente nei giovani. Inoltre il tasso di fecondità aveva cominciato a diminuire drasticamente, seppure con variazioni regionali. È interessante osservare che il paese arabo che aveva il più basso tasso di fecondità – due figli per donna nel 2007 – era proprio la Tunisia. È un’analisi semplice, ma è considerata originale perché adesso la gente è ossessionata dai parametri economici, pensa che l’importante per valutare l’evoluzione di una società siano indicatori come il Prodotto interno lordo o gli scambi commerciali, mentre sono i dati che io uso a permettere di evidenziare un cambiamento di mentalità nella popolazione".

La mia era una semplice intuizione, non suffragata da una ponderata analisi di dati. Sulla base di questa intuizione si potrebbe individuare nel Pakistan il prossimo paese dove accadranno sconvolgimenti sociali. Ho notato che ha una struttura socio-demografica simile all'Egitto. Altro dato che a me interessava era che Europa in generale, e l'Italia in particolare, hanno in precedenza conosciuto la loro epoca di rivolgimenti sociali, durante il biennio '68/69. Anche in quella fase mi sembrava evidente che la protesta giovanile contro il principio di autorità fosse il contraccolpo di una crescita demografica esplosa dopo i cosiddetti anni del boom economico. Ora in Italia con una età media intorno ai 44 anni (uno dei più alti del mondo, dopo Giappone e Germania), si diventa "conservativi" anziché innovativi; cioè la struttura sociale tende a consolidarsi anziché sfaldarsi. Tuttavia, nei prossimi anni c'è da aspettarsi che, se nel frattempo non si è fatto nulla, gli "immigrati" di terza generazione (cioè i figli di immigrati i cui genitori sono nati in Italia) si ribelleranno per come sono trattati da noi a causa della forte presenza della Lega Nord. Appunto perché non sopporteranno più di essere esclusi dal diritto di cittadanza a tutti gli effetti.

TAG:  RIVOLUZIONE  OPINIONE PUBBLICA  DEMOGRAFIA  AUTORITÀ 

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commenti a questo articolo 1
commento di brunocorino inviato il 4 marzo 2011
Grazie Fabio della interessante segnalazione. La mia era una semplice intuizione, non suffragata con analisi di dati. Approfondirò lo storico Todd. Sulla base di queste intuizioni si potrebbe individuare nel Pakistan il prossimo paese dove accadranno sconvolgimenti sociali. Ho notato che ha una struttura socio-demografica simile all'Egitto. Il dato che a me interessava era anche l'Europa e l'Italia in particolare, che ha conosciuto la sua epoca di rivolgimenti sociali nel '68/69. Anche in quella fase mi sembrava evidente che la protesta giovanile contro il principio di autorità fosse il contraccolpo di una crescita demografica esplosa dopo i cosiddetti anni del boom economico.
commento di fabio1963 inviato il 4 marzo 2011
Parte 3:

L'Italia potrebbe avere uno spazio culturale: non può esistere la democrazia senza la cultura e una certa laicità dello stato. Siccome siamo quelli che abbiamo abbandonato più tardi di tutti il "libro sacro" che influenzava la legge, possiamo insegnare a questi stati che hanno il nostro stesso problema ad incominciare un percorso verso la laicità.

Vedere anche: http://fabiomarinelli.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=2475529
commento di fabio1963 inviato il 4 marzo 2011
Parte 2, perché non ci entrava tutto:
Un altro indicatore demografico «molto importante per il mondo arabo» è l’endoga­mia, la quota dì matrimoni fra consanguinei, di solito cugini «La Tunisia ha un tasso di endogamia molto elevato, come il Medio Oriente: il 36 per cen­to all’inizio degli anni Novan­ta. La famiglia araba, patrili­neare e compatta, con endo­gamia si ripiega su se stessa, l’individuo è preso da legami famigliari così forti da pro­durre una sorta di blocco poli­tico». A essa andrebbe imputa­to il «ritardo» tunisino.
In Egitto questo indicatore è più basso rispetto a Tunisia e Medio Oriente: all’inizio degli anni 90 era al 25 per cento, poi è sceso ancora. in caduta libe­ra. «Pur meno avanzato della Tunisia per fecondità (tre figli per donna) e alfabetizzazione, l’Egitto ha subito una vera ri­voluzione della struttura fami­gliare in termini di endogamia. Anche se ci sarà una ri­presa autoritaria. laggiù sta accadendo qualcosa di irrever­sibile per questo non è più da considerarsi un Paese arabo autoritario classico”.
Da questa intervista si capisce quale deve essere il manuale del dittatore se vuole mantenere il potere: favorire l'aumento demografico incontrollato e ostacolare l'istruzione, specialmente della donna.

Quindi almeno per ora le rivoluzioni del Nord-Africa vanno viste come "fisiologiche". Se nel futuro prenderà campo una forma di democrazia, bisogna ricordarci che questi popoli hanno bisogno di imparare la democrazia (cosa che noi italiani ancora non abbiamo fatto). Il mediterraneo quindi sarà costituito dalla serie B dell'Europa in rapporto con la serie A dell'Africa. Bisogna vedere se i nostri governanti saranno capaci di instaurare un dialogo, tenendo conto che i paesi andrebbero divisi in 3 gruppi:
1) zona francofona delle ex colonie francesi;
2) Libia;
3) Egitto che per certi versi se le cose andranno bene potrebbe prendere la strada della Turchia.

L'Italia potrebbe avere uno spazio culturale: non può e
commento di fabio1963 inviato il 4 marzo 2011
Dice Emmanuel Todd in un intervista a "venerdì della Repubblica" del 18/02/2011:
"Si sarebbe dovuta realizzare già tempo, la rivoluzione in Tunisia». La lon­gevità del regime era un’ano­malia, una bizzarria tutta tu­nisina. «Non sono certo Madame Soleil non prevedo il futuro!» scherza al telefono da Parigi Emmanuel Todd storico e demografo francese, autore con Youssef Courbage diL’in­contro delle civiltà (Tropea, 2009). Eppure, la sua analisi del processo di transizione de­mografica del mondo musul­mano ha fornito prospettive sorprendenti, utili oggi di fronte alle proteste in Tunisia e in Egitto.
Secondo lo studioso, all’alta alfabetizzazione e al calo delle nascite segue, nelle gene­rali traiettorie storiche, lo scoppio di rivolte: è capitato con la Rivoluzione francese, col rovesciamento del regime zarista in Russia, con la Rivo­luzione cinese. Oltrepassato la soglia del 50 per cento dell’al­fabetizzazione maschile, poi di quella femminile, è probabile il calo del numero medio di figli per donna. Dietro l’angolo c’è la rivolta, il sovvertimento de­gli equilibri anche politici per­ché, spiega Todd, «una socie­tà, in cui i figli sanno leggere e i padri no e cambiano i rap­porti fra uomini e donne, può sentirsi disorientata».
Il mondo musulmano non fa eccezione, corre anch’esso sui binari di una storia globa­le, verso una «convergenza dei modelli»: ecco perché Todd crede in un «incontro delle ci­viltà» e non nel loro «scontro». «Quello musulmano è un mon­do che si sviluppa con ritmo proprio. I parametri di svilup­po così elevati della Tunisia per noi erano un problema: la rivoluzione sarebbe dovuta arrivare prima. L’alfabetizzazio­ne fra i giovani era al 94 per cento, la fecondità era a due figli per donna nel 2005, livelli francesi. Rispetto al modello russo o iraniano c’era un ritar­do e noi dovevamo spiegarlo».
Un altro indicatore demografico «molto importante per il mondo arabo» è l’endoga­mia, la quota dì matrimoni fra consanguinei, di solito cugini
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