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contributo inviato da Achille_Passoni il 1 marzo 2011


“Poter educare i figli liberamente vuol dire non essere costretto di mandarli ad una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli”. E’ questa la sconnessa frase sulla scuola pubblica pronunciata dal perennemente travisato Silvio Berlsuconi. Un’affermazione tanto chiara quanto vergognosa, ancora più grave perché pronunciata dal leader di un Governo che in tre anni ha devastato il sistema scolastico italiano con otto miliardi di euro di tagli. Parliamo di otto miliardi di fondi sottratti al futuro del Paese, all’educazione dei nostri figli, che si sommano al disastro della pseudo-riforma Gelmini e al taglio di 130mila insegnanti e 45mila tecnici Ata.

Sono numeri che parlano da soli, e raccontano di una verea e propria catastrofe che si è abbattuta persino sulla scuola primaria, ovvero l’unico fiore all’occhiello rimasto in un sistema scolastico che già cominciava a fare acqua da tutte le parti senza bisogno della scure di Tremonti e Berlusconi. Come può il Premier in uno scenario come questo continuare a offendere gli insegnanti che ogni giorno lavorano duramente - con i scarsi mezzi a disposizione - per garantire un’istruzione decente ai giovani italiani? 

Berlusconi dovrebbe avere perlomeno la decenza di tacere invece di sbraitare contro la scuola pubblica, proprio lui che ha tassato le famiglie di circa 100 euro l’anno per garantire alle scuole pubbliche servizi che dovrebbero essere basilari come la carta per le fotocopie o la carta igienica, mentre i fondi concessi dal suo Governo agli istituti privati sono aumentati a 245 milioni di euro. 

Purtroppo, non sarà il Premier a pagare per le conseguenze di questo disastro, ma saranno le generazioni future: basti pensare soltanto al fatto che l’Italia investe nell’istruzione a malapena il 4,5% del Pil, contro una media Ocse del 5,7%. Se questa tendenza non sarà invertita al più presto, il nostro Paese continuerà a restare indietro rispetto ai diretti concorrenti, e sarà sempre meno competitivo. Come al solito insomma, a pagare i danni provocati da Berlusconi saranno sempre gli altri.
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