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contributo inviato da xpress il 28 febbraio 2011
Le indiscrezioni sul decreto Rinnovabili, che sarà approvato la prossima settimana, condannano a morte il settore impegnato a produrre energia dal sole. Il tetto incentivabile massimo di 8000 Mw è il colpo di grazia; anche per 120.000 lavoratori e l'indipendenza energetica di 160.000 famiglie.

Le campagne pro-nucleare e anti-rinnovabili che da qualche tempo imperversano, in maniera sempre meno sottile e sempre più eclatante su ogni tipo di media, non lasciano dubbi sulla precisa direzione in cui stanno andando le politiche energetiche del Governo. Scelte che si manifestano ancora più brutalmente nel decreto Rinnovabili che recepisce la direttiva comunitaria sulle fonti pulite e che, secondo ultime indiscrezioni, è destinato a rivelarsi come il colpo di grazia a un settore centrale per l’approvvigionamento: il fotovoltaico. La mazzata tra capo e collo sugli incentivi, che con tutta probabilità arriverà sul tavolo del pre-Consiglio dei ministri il prossimo primo marzo, prevede una serie di inattese novità. Ad esempio, il coefficiente a 0,70 per la formula del prezzo di ritiro dei Certificati verdi dal Gestore dei servizi energetici per gli impianti esistenti, le aste a partire dai 5 Mw per quelli nuovi e l’assegnazione degli appalti con aste al ribasso che riducono la tutela contro il malaffare. E poi, il tetto incentivabile massimo di 8000 Mw totali per il fotovoltaico standard (limite al 2020 più di 6 volte inferiore a quello della Germania) e vincoli restrittivi per il fotovoltaico a terra.
 
Disposizioni che, se confermate, lasciano interdetti, soprattutto perché in contrasto rispetto all’iter legislativo finora attraversato dal decreto, approvato dalle commissioni competenti di Senato e Camera, e forte del via libera in Senato, con l’aggiunta di alcune condizioni, come il mantenimento dei meccanismi incentivanti per un anno. A dirsi più che sorpreso delle novità presenti nelle bozze è il senatore ecodem Francesco Ferrante, secondo il quale gli elementi introdotti «non presentano alcun miglioramento e sono distanti, non tanto dalle istanze dei più ferventi ambientalisti, quanto dal parere espresso unanimemente dal Parlamento. In più, ci sono aggiunte che vanno in una direzione diametralmente opposta. Su tutte, la follia del tetto di 8000 Mw di potenza incentivabile, una soglia che riguarda gli impianti già programmati e che raggiungeremo tra fine 2011 e inizio 2012. Una misura che significa solo una cosa: è finita. Inoltre, con la mano sinistra, si permette lo scandalo per cui, ad un impianto idroelettrico già ammortizzato, basta cambiare una turbina per garantirsi altri incentivi, regalati per lo più ai soliti noti, Enel eccetera. C’è grandissima preoccupazione».

Ai microfoni di Radio Anch’io, il Ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani è tornato a ribadire il peso delle rinnovabili sulle nostre bollette, anticipando l’urgenza di un cambio di rotta. Senza ricordare come il sistema Cip6 abbia regalato, negli ultimi vent’anni, circa 40-50 miliardi ai petrolieri. Insomma, l’energia verde è da dipingere come uno spauracchio e a farne immediatamente le spese saranno anche i circa 120mila lavoratori impiegati direttamente e indirettamente nel fotovoltaico, oltre a 160mila famiglie italiane che non potranno diventare indipendenti sul piano energetico.

«Era difficile fare tanti danni in un solo decreto – commenta incredulo il presidente Massimo Sapienza, presidente dell’associazione Asso Energie Future -. Sembra che il governo consideri le rinnovabili un male necessario: un settore positivo per l’economia è trasformato da questo decreto in una cosa negativa. E gli 8000 Mw, da target, si trasformano in tetto. Vuol dire che, non avendo la sicurezza di quando li raggiungerai, ci si ferma prima, per non rischiare di rinunciare ad altre risorse. Oggi sono 3500 i Mw allacciati, il doppio entro il 2011. In sostanza, gli ultimi 1000 non si faranno mai. Se nell’arco di pochi giorni non si riuscirà ad introdurre dei correttivi, il fotovoltaico rischia una Caporetto, anche a livello europeo». La domanda dunque è: se il pannello solare fa così paura, che emozioni si vogliono suscitare negli italiani nei confronti dei reattori nucleari?




TAG:  AMBIENTE  ENERGIE RINNOVABILI  FOTOVOLTAICO  SVILUPPO SOSTENIBILE  NUCLEARE 
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