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contributo inviato da xpress il 27 febbraio 2011
E' inequivocabile il contenuto della risoluzione approvata con votazione unanime dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu con cui i 15 membri permanenti decretano l’embargo sulle armi alla Libia e il blocco dei beni della famiglia di Gheddafi e di altri personaggi del regime, oltre a prevedere un coinvolgimento della corte penale internazionale dell’Aja per giudicare i crimini di guerra e contro l’umanità durante la rivolta popolare in Libia. 
 
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, ha commentato: “Il testo invia un messaggio forte: significative violazioni dei diritti umani basilari non saranno tollerate, e i responsabili di gravi crimini dovranno risponderne”. Emblematica la dichiarazione del vice ambasciatore all'Onu: “Il regime di Tripoli non ha più alcuna credibilità. E’ ovvio che questa risoluzione rappresenta un supporto morale per il nostro popolo che sta resistendo.”

I diplomatici libici, costernati per quanto sta accadendo nel loro Paese, si sono autosospesi come molti altri funzionari del regime di Gheddafi. Molti, dopo le dimissioni, si sono allontanati dalla Libia per poi espatriare. Un esodo ininterrotto di migliaia di persone sta riversandosi verso la frontiera con la Tunisia mentre Malta è diventata una tappa essenziale per il rimpatrio in Europa.

Ed è a Bengasi, dove la situazione sembra essersi stabilizzata definitivamente nelle mani dei cittadini che, subito dopo, vi è stata la presentazione di un governo provvisorio. L'ex ministro della giustizia, Mustafa Abdeljalil, sembra essere il più impegnato nella costituente di un nuovo esecutivo. Al quotidiano indipendente Quryna l'ex ministro ha dichiarato che la capitale resterà a Tripoli e sarà evitata una 'resa dei conti'. Le responsabilità cadono unicamente su Gheddafi: "lui solo è responsabile per i crimini commessi" e del nuovo esecutivo "faranno parte esponenti di città liberate come Misurata e Zawiyah".

La tv satellitare 'al-Arabiya' ha mandato in onda una conferenza stampa di Hafiz Ghoga, portavoce del neonato Consiglio nazionale dell'opposizione libica. Le prime intenzioni riguarderanno il governare i territori già liberati. Netto il rifiuto all'offerta del figlio di Gheddafi, Seifulislam Gheddafi: "Respingiamo qualsiasi offerta di dialogo da parte del regime di Muammar Gheddafi". E sulle dichiarazioni dell'ex ministro della giustizia, il portavoce del Consiglio nazionale di liberazione non ha avuto dubbi: "Non si tratta di un governo provvisorio, la proposta lanciata dall'ex ministro  Abdeljalil è solo una sua idea personale".

Su queste incertezze cruciali nella composizione di un organo governativo, pesa la situazione a Tripoli, ancora largamente presidiata dalle milizie fedeli e/o pagate da Gheddafi. Ma tra il popolo non vi sono dubbi e anche se la risoluzione ONU è stata appresa favorevolmente: “E’ una rivoluzione popolare. Non vogliamo interferenze straniere. Obama non sta facendo i suoi interessi e gli interessi dell’Europa. Noi ci stiamo occupando del nostro interesse nazionale che è di rovesciare Muammar Gheddafi.”
TAG:  DIRITTI UMANI  ONU  GHEDDAFI  LIBIA 
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