.
contributo inviato da Giuseppe Ardizzone il 27 febbraio 2011

 

 
 
Nello spazio di pochi mesi il panorama dell’assetto istituzionale dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo è radicalmente cambiato.
Prima la Tunisia, poi l’Egitto ed adesso la Libia hanno visto scendere in piazza milioni di persone che, in nome della libertà di espressione ,della lotta ai privilegi ed alla corruzione, hanno destabilizzato e provocato la caduta dei regimi di questi paesi.
Quali saranno i cambiamenti? Quali le linee guida dei nuovi governi? Quali i rapporti con l’Europa ed il mondo occidentale?
La preoccupazione è naturalmente alta . Questi paesi sono tra i maggiori produttori di petrolio mondiali e l’Egitto gestisce il canale di Suez che mette in rapporto il mar Mediterraneo con il Mar Rosso permettendo il contatto diretto fra l’Europa e l’Asia.La destabilizzazione può far decidere ad una larga parte della popolazione di cercare una valvola di fuga nell’emigrazione verso la vicina Europa con i problemi d’integrazione conseguenti. In ogni caso, viene ridisegnato il ruolo di questi popoli nello scacchiere mondiale, viene ridisegnato il loro rapporto con l’Europa ed inevitabilmente anche con il resto del Mondo.
L’Europa, in questi anni, ha un po’ vissuto di rendita. Ha lasciato all’Italia un ruolo prioritario nella relazione con la Libia ed in parte anche con la Tunisia, e non ha appoggiato con la dovuta forza i progetti messi in cantiere come ad esempio quello proposto dalla Francia per il rilancio del Mediterraneo.
Amche i rapporti con la Turchia ( paese che in piena crisi economica internazionale sta crescendo ad un ritmo di ca il 10%) sono in una fase di sostanziale stallo e la sua entrata nella comunità europea è costantemente rimandata.
 L’ultima crisi finanziaria della Grecia , pur affrontata con prontezza , non ha prodotto quella crescita politica europea da tanti auspicata per consentire al nostro continente di muoversi con una voce sola sul palcoscenico internazionale.
E’ proprio questa relativa debolezza europea, in un momento di nuova centralità dell’area del Mediterraneo, che chiama in causa l’ingresso diretto di nuovi protagonisti.
E’ sotto gli occhi di tutti il ruolo centrale degli Stati Uniti d’America e del suo presidente Obama all’interno dell’attuale crisi della Libia. Dalla loro iniziativa è venuta la parola definitiva di condanna e disconoscimetno del governo di Tripoli di Gheddafi. Da loro è partito il sostanziale appoggio per la formazione, prevista di ora in ora, del nuovo governo libico di Bengasi. Dal loro stimolo è maturata la decisione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Ma già prima , con il suo discorso al Cairo, Obama aveva saputo parlare con autorevolezza e capacità di prospettiva, da leader dell’Occidente, a tutto il mondo arabo ed in particolare ai giovani senza che si potessero trovare interventi paragonabili da parte di nessun esponente dell’Europa politica.
Gli Stati Uniti non sono tuttavia i soli a guardare al Mediterraneo; anche la Cina, ed i suoi interessi, guardano con attenzione a quest’area. E’ noto il recente intervento sostanzioso della Cina nella sottoscrizione di titoli di Stato in scadenza della Repubblica Greca. E’ nota ancora la sua fame di energia ,di petrolio e di gas naturale. E’ nota la sua presenza   come modello carismatico di sviluppo nell’area africana.
Tutto questo fa pensare che l’interesse sul Mediterraneo delle due principali potenze economiche e politiche mondiali si farà più forte , accompagnando la incerta presenza europea.
Per il nostro Paese questo rappresenta solo un’opportunità. Certamente i processi di cambiamento in atto ci riguarderanno direttamente a causa della nostra posizione geografica di estrema vicinanza a queste popolazioni e a causa degli intensi scambi commerciali esistenti.Sarà importante saper trovare le strade per un ulteriore miglioramento dei rapporti che consenta una possibilità di sviluppo reciproco.Sarà importante rispettare adeguatamente le scelte autonome, la politica e le scelte culturali di queste popolazioni pretendendo al tempo stessso altrettanto rispetto.
Ritengo questa una questione da non sottovalutare. Rischieremmo di perdere considerazione , affari ed opportunità.
Possiamo e dobbiamo incrementare gli scambi commerciali ma anche quelli culturali.
Questa nuova centralità dell’area del mediterraneo ed il volume di scambi e di interessi   determinati anche dalla nuova più importante presenza di Cina e Stati Uniti possono essere per il nostro Paese una occasione ulteriore di crescita e di sviluppo. che supera la semplice fase momentanea per darci l’opportunità di un ruolo primario in tutto il : Mare Nostrum.
TAG:   

diffondi 

commenti a questo articolo 0
commento di Giuseppe Ardizzone inviato il 4 marzo 2011
riporto alla vostra attenzione un articolo sui contrasti nei confronti dell'ipotesi della fly zone tratto dal blog di Rampini
http://rampini.blogautore.repubblica.it/2011/03/03/obama-parla-sulla-libia-resistenze-sulla-no-fly-zone/
commento di Giuseppe Ardizzone inviato il 4 marzo 2011
La situazione si sta pericolosamente complicando. Gheddafi sembra resistere oltre ogni aspettativa e l'unica prospettiva sarebbe quella di isolarlo , politicamente, economicamente e militarmente in modo da sconfiggerlo definitivamente. Il pericolo è che qualcuno nella comunità internazionale , per il proprio opportunismo o per inimicizia verso altri possa invece dargli una mano( continuano tra l'altro le resistenze di Cina e Russia all'intewrno delle Nazioni Unite).Questo aprirebbe scenari imprevedibili. Certo la continua propaganda del governo italiano sulla preoccupazione dell'arrivo dei migranti è assolutamente fuorviante rispetto ai problemi che vi sono sul tappeto. L'Italia continua a non prendere una posizione chiara e capace di prevedere i possibili avvenimenti.Possibile che non si possano congelare i fondi libici in Italia?
commento di Giuseppe Ardizzone inviato il 1 marzo 2011
Sembra che il governo italiano stia per mandare unitaleralmente una missione umanitaria. Questo è positivo ed utile. Ma restiamno ancora, non solo come Italia ma anche come Europa, paralizzati dall'incapacità di capire come comportarci di fronte ad un femomeno epocale come questo
commento di car me lo inviato il 1 marzo 2011
La cosa preoccupante e che tale fenomeno viene trattato, salvo poi che a favore delle multinazionali e grandi imprese si facciano affari è questi si fanno e lì si produce, quasi soltanto dal punto di vista emergenziale e non invece visto come propulsore di sviluppo, di crescita e di scambi ad esempio minori che possano dare, questi sì, opportunità diversificate ai territori che si affacciano su quelle aree. Penso alla Sicilia, alla Calabria, alla Puglia regioni le quali potevano divenire porti di scambio sia di merce, che di idee e progetti e soprattutto poli di attrazione per tutta l'area mediterranea.
Invece di studiare un diverso approccio sistematico e moderno per far si che tali problematiche diventino nel tempo propulsive ci avvinghiamo nella perenne emergenza, che esiste e che va governata, ma mi sapreste dire una cosa, una sola cosa che si è fatta per governare lo sviluppo e la convivenza?
Un esempio che ho più volte mensionato è l'esperienza dei profughi Curdi e del comune di Riace in Calabria piccola goccia su un Oceano purtroppo più immenso del Mediterraneo. Negli ultimi anni ci siamo dimenticati del buon governo e delle buone amministrazioni per dedicarci, quasi esclusivamente a rincorrere, per mera utilità elettorale, la Lega sul federalismo. Mai errore più madornale ha fatto la sinistra. La lega, il nord via via si è sempre più chiuso nell'egoismo e nel populismo prima della stessa lega poi dell'uomo di Arcore. Populismo che ci ha portato a guardare a tale fenomeno solo e soltanto dal punto di vista della sicurezza.
Noi che facciamo? Sono ventanni che non progettiamo eppure le nostre amministrazioni erano dei cantieri a cielo aperto dove, si governava si progettava e si sperimentava oggi sembra che viviamo alla giornata e i fenomeniintanto crescono e ci sovrastano.
commento di Giuseppe Ardizzone inviato il 1 marzo 2011
@car me lo

Sicuramente invogliare lo studio della linqua , incrementare lo scambio di opportunità di studio all'estero per i giovani studenti ( una specie di erasmus dedicato agli studenti extraeuropei dell'area mediterranea)e tante altre cose sono fattibili. L'importante è verificare la possibilità di sviluppo culturale ed economico a seguito dell'incremento delle relazioni con i paesi dell'area.SE questo è vero l'attenzione della politica e dell'impresa aumenterà in maniera esponenziale e sarà necessario rivedere le regole deputate al controllo dei movimenti migratori, le regole dell'acquisizione della cittadinanza, le regole per l'inserimento lavorativo,quelle per l' utilizzo dei servizi sociali ecc.
D'altra parte , bisognerà vedere il saldo specifico della nostra bilancia commerciale e capire come è conveniente muoversi. Mi piacerebbe sentire il parere di più persone su questi argomenti.
commento di car me lo inviato il 1 marzo 2011
Un paese che si accontenta che gli altri imparino la sua lingua e non si preoccupa di investire attraverso programmi di integrazione seri dove, per esempio, in ogni scuola un insegnante di madrelingua araba insegni tale idioma, è un paese destinato a soccombere.
L'immigrazione l'abbiamo vissuta, per via dell'imperante leghismo, come un fatto del tutto negativo. Sbarca gente che parla almeno, arabo, francese, inglese, italiano e nelle peggiori delle ipotesi due lingue mentre noi nelle nostre scuole non "inculchiamo" l'Arabo che è la lingua più parlata in tutto il mediterraneo.
L'Italia comunica per lo più con il baciamano come si faceva in tempi passati.
commento di Giuseppe Ardizzone inviato il 28 febbraio 2011
Ho sentito che anche Vendola auspica l'ingresso della Turchia nell'Europa Unita
commento di Giuseppe Ardizzone inviato il 28 febbraio 2011
Ha ragione il PD a richiedere l'immediata sospensione del trattato con la Libia. Non dimentichiamo tuttavia gli altri paesi e che i passi successivi devono essere positivi. Possiamo subire passivamente la loro vicinanza ed i problemi connessi o aprire una grande proposta di relazione culturale, politica ed economica .Anche l'ingresso della Turchia nella comunità europea è una questione a cui ridare centralità.
commento di Giuseppe Ardizzone inviato il 28 febbraio 2011
bisognerebbe prepararsi non solo a riceverli ma anche a realizzare dei sistemi d' integrazione e di circolarità delle persone e delle merci nei due sensi che renda soddisfacente la relazione con questi paesi. Bisogna rivedere le regole d'ingresso e di permanenza nel nostro paese. L'utilizzo del loro lavoro.In poche parole rivedere velocemente i trattati che regolano i rapporti dell'Italia con i paesi del mediterraneo.
commento di Giuseppe Ardizzone inviato il 28 febbraio 2011
E invece sembra che la più grande preoccupazione per i ns governanti sia l'invasione dei barbari!
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
10 giugno 2010
attivita' nel PDnetwork