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contributo inviato da magnagrecia il 22 febbraio 2011

 

1. La cricca libica
Io ho lavorato un anno e mezzo, in Libia. Vi giunsi il 25 ottobre 1980; la prima settimana la passai con i crampi allo stomaco, a causa del clima di forte tensione che si respirava, causato dalla stabile presenza, di giorno, di un'auto dei servizi segreti libici che già da tempo stazionava fuori i nostri uffici in prefabbricato a Suk el Juma, quartiere di Tripoli, come forma di pressione per “convincere” le società del consorzio d'imprese, capitanate dalla Pirelli, a pagare la tangente sull'importo iniziale dei lavori di oltre 600 milioni di dollari di allora (era prassi, lì, mentre in Arabia Saudita tutto si risolveva col cosiddetto sponsor). Ma i nostri capi in Italia resistevano, ed allora i militari (è la cricca dei militari che domina la Libia) prima arrestarono con un pretesto l'ingegnere della Pirelli rappresentante in loco del consorzio e lo tennero in carcere fino a sotto Natale; bloccavano per strada i nostri mezzi e li sequestravano; facevano iniziare la costruzione del campo (nell'attesa noi alloggiavamo nel bel campo di un'impresa bergamasca che stava ampliando l'università) e poi ci cacciavano via, e dovevamo ripartire da zero; poi ci tagliarono la luce (e portammo i gruppi elettrogeni), l'acqua (e portammo il serbatoio a rimorchio Ravasini); quindi mandarono i sedicenti Comitati popolari con un escavatore a buttare giù il muro perimetrale del fabbricato (nell'operazione, fui sfiorato da una grossa pietra); poi vennero a prelevare per alcune ore anche il nostro direttore, proprio mentre ero a colloquio con lui. Insomma, questo fin quasi a Natale, quando i capi a Milano finalmente decisero di pagare, e tutte le pressioni terminarono. Anche l'ingegnere della Pirelli fu scarcerato e, poverino, non appena riebbe il passaporto rientrò in Italia.
 
2. Rapporti con i libici.
La Libia è stata colonia italiana per circa 50 anni. Ci somigliano, ma in peggio, sono la nostra brutta copia. Sono stronzi quasi come gli Svizzeri, che per me, tra quelli che conosco, sono i peggiori. Copiano (copiavano) le nostre regole amministrative (ad esempio l'INPS e l'INAIL) e c'è (c'era) l'inefficienza burocratica che c'è in Italia: ognuno si comanda da sé: se ha voglia, ti fa la pratica, se no “bukhara insc'Allah” (domani, se Dio vuole). C'è (c'era) molta corruzione. Il mio collega responsabile della Contabilità gen. aveva una valigetta dove custodiva il fondo nero destinato alle bustarelle per la corruzione spicciola. A quella in grande, l'abbiamo visto, ci pensava la sede di Milano.
I libici hanno (avevano) un complesso d'inferiorità verso noi Italiani e gli occidentali in genere ed un complesso di superiorità verso i negri. Sono molto permalosi. Sono (erano) sempre nervosi ed incazzati, perché sotto pressione, senza svaghi o alcol (c'era però un fiorente commercio clandestino di cassette pornografiche e cattivi liquori autoprodotti), esclusi, tranne pochi privilegiati, dal circuito del vero potere, quello militare-economico; sempre alla ricerca di modi per integrare il loro magro reddito, millantando influenze ed entrature, da spendere in beni di consumo che a ondate irregolari (dipendeva dal carico delle navi) si vendevano nei supermercati statali e nei pochi negozi privati; il grosso dei negozi, nel suk, era chiuso fin dalla cacciata dei commercianti ebrei, dopo la presa del potere da parte di Gheddafi.
Coi negri, dicevo, sono razzisti, sprezzanti e perfino brutali. Io, poco dopo arrivato, litigai col capo dei nostri (pochi) impiegati libici - che aveva il compito del rilascio dei nostri visti - discutendo del Ciad. Si offese, perché non ero d'accordo con quello che sosteneva lui, e, sebbene un mio collega, preoccupato, mi facesse cenno di non contrariarlo, mantenni il punto. Egli prima mi diede del fascista (io votavo PCI) e poi a Natale si vendicò, soltanto “dimenticandosi” il mio visto (era opinione comune fosse un tipo influente e pericoloso, ma in effetti per fortuna era solo un povero diavolo). Poi riuscii a partire lo stesso, col volo charter dell'impresa bergamasca che ci ospitava.
Racconto questo episodio per parlare della genuflessione ed il baciamano di Berlusconi a Gheddafi. E' un vizio di parecchi Italiani. Nella nostra branch libica,  prima che si scoprisse che era un povero diavolo, nessuno, dal direttore in giù, si è mai messo contro il capo degli impiegati libici, tranne io e un autista. Spadroneggiavano, nel loro piccolo. Se agli arabi dai corda, ne approfittano.
 
3. Le donne libiche.  
C'era una grandissima differenza tra l'Arabia Saudita, il Paese mussulmano più tradizionalista, dove anche le ragazze di scuola media dovevano uscire con un vestito nero o blu lungo, e la Libia. Nei primi mesi, prima della costruzione del campo, nel tragitto dall'ufficio alla mensa, tutti i giorni ci divertivamo ad attraversare in auto l'area recintata dell'università ed altre zone, ed incrociavamo le studentesse: erano vestite normalmente, parecchie in abiti paramilitari. La più bella era una ragazza di pelle scura, alta, snella, dal portamento elegante, simile a quello di un'indossatrice.
 
P.S.: Non so chi l'avesse coniato, ma Gheddafi veniva chiamato, anche dai libici che lavoravano con noi, Pierino.
 
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commento di magnagrecia inviato il 25 febbraio 2011

Napolitano: "No ad allarmismo su migranti"
DIRETTA
Libia, i ribelli prendono Misurata
Spari sulla folla a Tripoli, vittime
L'aeroporto in mano ai ribelli
La Russa: "Recuperare italiani alla fame"
"A Sud Est ci sono italiani che stanno morendo di fame. Andremo a prenderli".
L'Unione europea: sanzioni. Parigi, assalto all'ambasciata
http://www.repubblica.it/esteri/2011/02/25/dirette/libia_i_ribelli_prendono_misurata_al_zawahiri_attaccare_occidente-12875953

Nigro: diario dalla capitale - Si cercano 50mila posti letto per gli arrivi dal nostro inviato VINCENZO NIGRO
http://tv.repubblica.it/dossier/libia-rivolta-gheddafi/diario-da-tripoli-gli-italiani-non-possono-andare-in-giro/62862?video

La Russa diserta la NATO: “C’è la fiducia”
http://www.repubblica.it/politica/2011/02/25/news/la_russa_diserta_il_vertice_della_nato_mi_spiace_ma_c_il_voto_di_fiducia-12894424

il racconto di 11 archeologi.
http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/02/24/news/spari_e_tensione_rientrati_in_italia_undici_archeologi_della_sapienza-12870132/
commento di magnagrecia inviato il 25 febbraio 2011
L'EDITORIALE Con la libertà di EZIO MAURO
http://www.repubblica.it/esteri/2011/02/25/news/con_la_libert-12872677

La colonia macchiata di sangue di BERNARDO VALLI
http://www.repubblica.it/esteri/2011/02/25/news/quella_colonia_d_oro_macchiata_di_sangue-12872964

BUSSOLE/ In che parte del mondo è la Libia? di ILVO DIAMANTI
http://www.repubblica.it/rubriche/bussole/2011/02/25/news/in_che_parte_del_mondo_la_libia_-12887769/

Il mistero dei missili di Lampedusa di FILIPPO CECCARELLI
http://ceccarelli.blogautore.repubblica.it/2011/02/24/il-mistero-dei-missili-su-lampedusa/

- Non solo sbarchi di LAURA BOLDRINI
http://boldrini.blogautore.repubblica.it/2011/02/crisi-nel-nord-africa-non-solo-sbarchi/

LIMES
http://temi.repubblica.it/limes/category/aree-geografiche/medio-oriente

La web-rivolta
http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/02/23/news/web_rivolte-12769492/?ref=HREA-1
commento di magnagrecia inviato il 25 febbraio 2011
"L'Egitto siamo noi"
Nel grande paese arabo si gioca una partita fondamentale. Per tutti
di Lucio Caracciolo

L'Egitto è un'occasione che perderemo. L'occasione è storica: spezzare nel più strategico paese arabo il circolo vizioso di miseria, frustrazione, regimi di polizia e terrorismo - spesso alimentato dai regimi stessi per ottenere soldi e status dall'Occidente – che destabilizza Nordafrica e Vicino Oriente fino al Golfo e oltre.
Il successo della rivoluzione avvierebbe la transizione a un Egitto “normale”, con un potere politico legittimato dal popolo.
Dopo la scintilla tunisina, il segno che la nostra frontiera sud-orientale può cambiare. In meglio. Avvicinandosi ai nostri standard di libertà e democrazia. Cogliendo le opportunità di sviluppo perse per l'avidità delle élite postcoloniali, impegnate a coltivare le proprie rendite, indifferenti a una società giovane, esigente.
L'Italia più di qualsiasi altra nazione europea dovrebbe appassionarsi al sommovimento in corso lungo la Quarta Sponda. Chi più di noi dovrebbe interessarsi alla ricostruzione del circuito mediterraneo, destinato a intercettare la quasi totalità dei flussi commerciali fra Asia ed Europa, di cui saremmo naturalmente il centro?
A chi più che a noi conviene la graduale composizione della frattura tra le sponde Nord e Sud del “nostro mare”? O davvero pensiamo sia possibile erigere una barriera impenetrabile in mezzo al Mediterraneo?
Qualcuno pensa ancora che lo sviluppo del Sud del mondo sia una minaccia e non una formidabile risorsa per il nostro stesso sviluppo – anzi, la condizione perché non si arresti? (...).
http://newsletter.agoramed.it/jump.aspx?link=619&n=1517&ui=271307


(prova link attivo)
a_href=http://newsletter.agoramed.it/jump.aspx?link=619&n=1517&ui=271307/a

commento di magnagrecia inviato il 24 febbraio 2011
DAL FORUM Di CORRIERE.IT
Tecnici , manager, specialisti, archeologi : la Rete degli italiani che cercano di partire
Gli studiosi in pieno deserto, i 280 bloccati a Misurata. I dipendenti Ericsson rientrati giovedì in Italia. Attese e odissee. Ecco i loro messaggi al Corriere e agli amici
“(…). Quello che manca, raccontano, sono le direttive dall'Italia più che la scarsa assistenza dall'Ambasciata, non la mancanza di volontà dei funzionari. Le indicazioni, ogni volta sono state di «tentare di raggiungere l'aereoporto con i propri mezzi e da lì attendere. Oppure di non uscire di casa».
«L'ambasciata non è in grado di fornire scorta o assistenza nel tragitto per l'aereoporto», spiega Adolfo che ha raccontato come da tre giorni tentano invano di entrarci. «La struttura non è presidiata dall'esercito ma da personaggi armati, non in divisa». Adolfo e i colleghi non dispongono di scorta armata ma di un semplice «driver», un libico stipendiato dall'azienda, ma niente di più (…)”.

http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_23/libia-messaggi-pronzato_664acc14-3f48-11e0-ad3f-823f69a8e285.shtml
commento di magnagrecia inviato il 24 febbraio 2011
TRIPOLI - il racconto delle attese e del rientro di dieci turisti italiani
«Noi dentro e il console fuori»
Trentadue ore nell'aeroporto di Tripoli
L'odissea degli imbarchi, tra paura e burocrazia
http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_24/racconto-corinna-aeroporto_26aae37a-4013-11e0-9e6f-a362a9c0857e.shtml


L'atterraggio a pratica di mare
Libia, arrivano i primi C-130 italiani
A bordo nel primo aereo circa 50 nostri connazionali
Nel secondo altri 100 italiani e diversi cittadini stranieri
http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_24/arrivo-aerei-libia_38e9a576-4036-11e0-9e6f-a362a9c0857e.shtml
commento di magnagrecia inviato il 24 febbraio 2011
Libia, insorti verso Tripoli. Si combatte a Zawia
Gheddafi: "Criminali guidati da Bin Laden"
http://www.repubblica.it/esteri/2011/02/24/dirette/24_febbraio_libia-12834798
Video le fosse comuni
http://tv.repubblica.it/dossier/libia-rivolta-gheddafi/sepoltura-di-massa-a-tripoli-per-i-manifestanti-morti/62716?video=&pagefrom=1

- La rivolta su Twitter
http://tv.repubblica.it/dossier/libia-rivolta-gheddafi/la-rivolta-in-tempo-reale-su-twitter/62541?video

- Mappa
http://tv.repubblica.it/dossier/libia-rivolta-gheddafi/la-rivolta-travolge-la-libia/62539?video


DIRETTA. I ribelli hanno preso Zoara, a 100 km dalla capitale. Per Al Arabiya il Raìs è in bunker sotterraneo. Voci di un aereo pronto per la fuga. Un suo messaggio audio trasmesso dalla tv: "Al Qaeda distribuisce droga al popolo".
http://www.repubblica.it/esteri/2011/02/24/dirette/24_febbraio_libia-12834798
commento di magnagrecia inviato il 24 febbraio 2011
Berlusconi condanna (video), ma teme la reazione del Colonnello.
http://www.repubblica.it/esteri/2011/02/24/news/i_timori_del_cavaliere_dopo_la_svolta_adesso_quel_pazzo_ci_tirer_i_missili-12831867

La Ue: "Possibili un milione e mezzo di migranti".

Maroni: non possiamo farcela da soli (video).
http://tv.repubblica.it/copertina/maroni-un-fondo-europeo-di-solidarieta/62776?video

Preoccupazione per due docenti italiani. La Ue: "Possibili un milione e mezzo di migranti". Maroni: non possiamo farcela da soli (video).
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/02/24/news/in_missione_per_l_universit_due_docenti_bloccati_in_libia-12835153/

Bengasi festeggia la liberazione dal dittatore dall'inviato PIETRO DEL RE
http://www.repubblica.it/esteri/2011/02/24/news/gheddafi_addio_per_sempre_bengasi_festeggia_la_liberazione-12831803/?ref=HREA-1

La figlia di Gheddafi in tv: "Non sono fuggita" In famiglia è guerra sul tesoro di V. FRASCHETTI
http://tv.repubblica.it/dossier/libia-rivolta-gheddafi/la-figlia-di-gheddafi-non-sono-scappata/62768?video=&pagefrom=1

Mappa L'atlante delle proteste "Io, in fuga dall'inferno"
http://tv.repubblica.it/copertina/bruciano-mediterraneo-e-medio-oriente-la-mappa-delle-proteste/62745?video
commento di magnagrecia inviato il 24 febbraio 2011
42 anni in 3 minuti
http://tv.repubblica.it/dossier/libia-rivolta-gheddafi/i-42-anni-di-potere-del-colonnello-la-scheda/62604?video=&pagefrom=1

Le capriole della diplomazia
http://tv.repubblica.it/dossier/libia-rivolta-gheddafi/le-capriole-della-diplomazia/62749?video=&pagefrom=1

Abbattuti i simboli del regime
http://tv.repubblica.it/dossier/libia-rivolta-gheddafi/libia-i-ribelli-abbattono-il-simbolo-di-gheddafi/62699?video=&pagefrom=1#Szene_1

Proiettili contro i manifestanti
http://tv.repubblica.it/dossier/libia-rivolta-gheddafi/bengasi-armi-di-grosso-calibro-contro-i-manifestanti/62774?video

Tutti i video
http://tv.repubblica.it/dossier/libia-rivolta-gheddafi/

commento di magnagrecia inviato il 24 febbraio 2011
Terribile questa testimonianza dalla Libia. Ma come è possibile che in 30 anni non sia cambiato niente? O forse è addirittura peggiorato?

“NOI ITALIANI ABBANDONATI DALL’AMBASCIATA”
http://tv.repubblica.it/dossier/libia-rivolta-gheddafi/gli-italiani-a-tripoli-abbandonati-dall-ambasciata/62793?video=&pagefrom=1
commento di magnagrecia inviato il 24 febbraio 2011
Il nostro DG era un tipo carismatico, severo, tirchio e un po’ buzzurro, bresciano o bergamasco. Non ero in buoni rapporti con lui, perché m’era antipatico da quando, 7 anni prima, il mio collega altoatesino, col quale dividevo l'appartamentino a Milano e che era perennemente in trasferta, mi aveva raccontato che, dopo aver misurato e rilevato topograficamente – letteralmente - mezza Arabia Saudita, in compagnia di 2 aiutanti sauditi che non parlavano né italiano né tedesco, mangiando riso con le mani in un recipiente comune e dormendo la sera dove capitava, preferibilmente sulle panche esterne degli “alberghi” nel deserto, e rischiando letteralmente di impazzire, si vide accolto dal DG, che allora era direttore centrale dei Lavori, in visita a Riad, con un atteggiamento di sufficienza.
Lo incrociai anch’io a Riad nel ‘79, dove era in visita, e per “punirlo” non lo salutai nemmeno. (1/continua)
commento di magnagrecia inviato il 24 febbraio 2011
(2/segue)
Poi in Libia – era stato promosso DG - ne apprezzai il coraggio – e glielo feci capire - perché era l’unico dirigente a venire tutti i mesi, pur essendoci dei rischi nel periodo prima del pagamento della tangente.
Per dare un’idea del tipo, quando il direttore mi chiamò per illustrare la lettera di proposte che gli avevo lasciato sul tavolo, il DG, stranamente, pur dovendo prendere l’aereo per tornare in Italia, mi trattenne a colloquio per un’ora ed un quarto, Quando affrontammo il problema del calcio, mi disse – con tono serio - ch’egli intendeva il calcio in un solo modo: giocato soltanto di testa e con un pallone di ferro. Io non risi. Poi si accertò se pagassimo l’area esterna dove avevamo costruito abusivamente il campo da calcio. La sua tirchieria forse serviva anche a compensare i “maneggi” che - scoprii proprio in Libia – usava portare avanti con ditte sue bergamasche cui faceva affidare subappalti, in Italia ed all’estero.
Per inciso, aggiungo che, all’inizio, dopo che gli avevo manifestato – in silenzio, con lo sguardo - il mio apprezzamento per il suo coraggio, mi fece convocare in direzione e mi volle stringere la mano; e la mia promozione che era da un po’ di mesi in stand-by “miracolosamente” si sbloccò. (2/Fine)
commento di magnagrecia inviato il 24 febbraio 2011
L’azienda bergamasca che ci ospitava non era ricca come la nostra, ma il suo campo, ubicato nella periferia prossima di Tripoli, era bello; c‘era tutto: sala giochi, sala proiezione videocassette, mensa, bar, campo da tennis, campo da bocce. E, soprattutto, aveva stanze in prefabbricato di legno di buona qualità, da 2 posti, uguali per tutti: dirigenti, impiegati ed operai. Un medio veniva 2 o 3 giorni alla settimana per l’eventuale assistenza media.
La nostra grossa e ricca azienda, privata ma delle Partecipazioni statali, era, invece, di mentalità un po' fascista (periodo in cui era stata fondata): nel campo centrale, situato a 15 Km dalla città, a Tajura (dove, durante il Fascismo, si correva un Gran Premio automobilistico), in una stentata pineta, c'erano per gli Italiani ben 5 livelli di sistemazione logistica: 1) 5 villette da 5 stanze, assegnate: una, intera, al direttore della Branch; una, divisa tra il direttore Lavori (3 camere) e il direttore amministrativo (2 camere); e le rimanenti tre per i colleghi che avevano portato giù con loro la famiglia; poi c‘erano delle stanze da 2 letti e bagno con doccia, in cattivo prefabbricato di legno per gli impiegati; ed infine un camerone da 48 posti per gli operai, sempre in mediocre prefabbricato di legno, con alcuni bagni e docce comuni.
Gli operai indiani e filippini alloggiavano peggio. (1/continua)
commento di magnagrecia inviato il 24 febbraio 2011
(2/segue)
La mensa era piuttosto grande, ma non sufficiente a contenere tutti man mano che l’organico aumentò. A cena, se arrivavi un po’ tardi e ti toccava sederti ad uno dei tavoli sotto le finestre perimetrali, dovevi spostare il piatto dalla parete e proteggerlo per evitare che le mosche vi cadessero dentro.
C‘era un piccolo locale-bar con la macchina del caffè e l’acqua minerale Bengashir.
La sala tv per la proiezione delle videocassette dopo un po’ fu adibita a deposito di letti, materassi e confezioni di acqua Bengashir.
Il terreno era sconnesso e, quando pioveva, fangoso, tranne marciapiedi in cemento larghi circa un metro, lungo i prefabbricati degli alloggi e degli uffici.
Dopo cena, ci riunivamo a chiacchierare, o meglio a lamentarci – primo sport nazionale già allora -, davanti alla mensa, dove apposta fu apprestata un’area di 20x25 metri in cemento, illuminata da 2 proiettori, che davano alla scena un lugubre aspetto da lager. Poi più niente, neanche un infermiere. (2/continua)
commento di magnagrecia inviato il 24 febbraio 2011
(3/segue)
Finché lanciai l’idea di costituire il GTL (Gruppo Tempo Libero). Come presidente del GTL, convinsi facilmente il direttore a far venire dall’Italia 3 proiettori per film (uno per Tripoli-Tajura (Tripolitania), uno per Bengasi (Cirenaica) ed il terzo per Sebha (Fezzan), a Sud, nel deserto; 6 divise complete e attrezzi per il calcio, In loco acquistai 7 videoproiettori Sony, 3 per i campi principali e 4 per i primi cantieri. Svuotai personalmente, assieme agli altri pohi omponenti del GTL, la sala tv, dopo aver fatto costruire una baracca nell’area del Magazzino generale dal, fino ad allora gelosissimo, responsabile (miracoli del GTL!) per il ricovero dell’acqua Bengashir. Andai in ambasciata italiana per poter far venire dall’Italia in borsa diplomatica, quindi saltando la censura, le “pizze” dei film e le videocassette (lì, ricevetti le confidenze del funzionario, che si lamentava – anche lui! - del trattamento economico e del resto, e provvidi a farli distribuire ai vari campi. Il collega responsabile della Contabilità Lavori provvide a costruire la struttura in legno dello schermo per la proiezione dei film, mentre le mogli fabbricarono il telo dello schermo cucendo delle lenzuola. (3/continua)
commento di magnagrecia inviato il 24 febbraio 2011
(4/segue)
Memorabile la prima proiezione (non per il film, che era quello di Fantozzi, con Paolo Villaggio), ma perché, dopo qualche minuto dall’inizio, vedemmo arrivare in fila indiana – è proprio il caso di dirlo – i nostri operai indiani (dell’India), che alloggiavano nel vicino campo degli automezzi, attirati dal sonoro del film. Feci spianare col Greder (che è un escavatore dotato di lama per livellare) un terreno limitrofo esterno al nostro campo e ricavai un campo da calcio di forma irregolare e vi organizzai un torneo di calcio estivo per squadre ad 8 giocatori. Portai a mano personalmente dall’Italia una chitarra a 12 corde, una a 6 corde, una coppia di piccoli tamburi, le maracas e delle corde (che nessuno aveva voluto portare dall’Italia) per la chitarra del giovane filippino che ci aveva allietato cantando e suonando con la sua chitarra priva di una corda “Yesterday” ed altre canzoni. (4/continua)
commento di magnagrecia inviato il 24 febbraio 2011
(5/segue)
Presentai al direttore ed al direttore generale, che la approvò, anche una proposta di assetto integrato dell’assistenza sanitaria, articolato in: staff sanitario nel campo centrale, formato da un infermiere fisso ed un medico libico saltuario (furono poi scelti entrambi fissi ed italiani), l’ospedale pubblico libico; al quale decisero di aggiungere un contratto con Europe Assistance per trasportare in Italia i malati gravi. Raccolsi tutti i libri miei e dei colleghi e allestii una biblioteca.
Tutto questo gratis e al di fuori del mio impegno di lavoro e ricevendo miracolosamente la collaborazione di tutti (ma il lavoro manuale lo facevamo soltanto noi 5 o 6 membri del GTL). Poi scemò l’impegno di qualcuno, cominciarono le solite, immancabili gelosie ed allora decisi di “dimettermi”, dopo aver ricevuto - de relato - l’apprezzamento del direttore che l’unica cosa che funzionava bene era il GTL.
Dopo due o tre mesi, arrivò il mio sostituto e dopo il passaggio delle consegne tornai in Italia. (Fine)
commento di magnagrecia inviato il 24 febbraio 2011
… In effetti, una permanenza per lavoro all’estero in una Branch, quindi in una struttura snella che replica in piccolo l’organizzazione aziendale, in un Paese difficile (e la Libia lo era per davvero), quindi stressante, oltre ad essere un’esperienza formativa utile, permette, da un lato, di poter conoscere più agevolmente, in fretta ed a fondo sia le qualità e le magagne dei capi che quelle dei colleghi (viene fuori il meglio ed il peggio di ciascuno); dall’altro, di poterti confrontare con un'umanità varia e di comparare il livello culturale, organizzativo e di efficienza di lavoratori di varie nazionalità; dall’altro ancora, di verificare e comparare in concreto il livello di sviluppo dell’Italia e degli altri Paesi, allora facilmente desumibile, ad esempio, dal livello delle comunicazioni telefoniche (per noi era problematico telefonare a casa, perché costretti a defatiganti code ed attese, mentre gli Inglesi ed i Francesi si sbrigavano in fretta) o della qualità dell’assistenza delle rispettive strutture diplomatiche. Ora presumo che lo scarto delle comunicazioni sia stato colmato; quello dell’efficienza e della qualità dell’assistenza dell’Ambasciata e del Consolato pare non ancora.

commento di magnagrecia inviato il 23 febbraio 2011
Dopo 30 anni, nulla di nuovo sotto il sole.
Mi trovavo in Libia, a Tripoli, nel 1981, quando la marina statunitense abbatté due mig libici sul Golfo della Sirte. Io e i miei colleghi, un po’ per gioco un po’ sul serio, facemmo una riunione per ipotizzare, in caso di attacco, una via di fuga. Non a caso, non pensammo alla nostra ambasciata.

“Fiumicino, il rientro degli Italiani: “Abbandonati”.”
http://tv.repubblica.it/copertina/noi-abbadonati-in-libia/62661?vide
commento di magnagrecia inviato il 23 febbraio 2011
A scanso di equivoci: ho già pubblicato questo ‘post’ l’anno scorso, in occasione della richiesta di 5 miliardi di Gheddafi alla UE, su “Repubblica” ed altri:
http://nigro.blogautore.repubblica.it/?ref=HROBA-2
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15 ottobre 2009
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