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contributo inviato da xpress il 21 febbraio 2011

Immaginate il presidente Obama che, processato per concussione e prostituzione minorile, anziché rassegnare immediatamente le dimissioni, dichiara guerra alla Costituzione americana con leggi che mettono il bavaglio alla libertà di stampa e calpestano l’autonomia del potere giudiziario. Succederebbe il finimondo. O la signora Merkel, ancora al suo posto dopo essere stata sorpresa a ricevere telefonate di un prostituto brasiliano – sulla base delle quali ha imposto al capo della polizia di Berlino di rilasciare un prostituto marocchino minorenne accusato di furto – che si permette di insultare la Corte costituzionale e vara leggi contro giornalisti e magistrati. Succederebbe il finimondo.

In Italia sta accadendo. Perché l’Italia evidentemente è già fuori dall’Occidente liberaldemocratico, è già ampiamente putinizzata, altrimenti sarebbe impensabile che gli stessi partiti di destra tollerassero simili infamie e che le opposizioni, dopo aver alzato la voce per un istante, ricominciassero un tran tran di beata incoscienza e impotenza. Eppure nei prossimi mesi, senza una rivolta morale, parlamentare, elettorale, verrà assassinato quel che resta della nostra democrazia costituzionale nata dalla Resistenza.

Le opposizioni hanno fatto spallucce alla proposta di dimissioni in massa dal Parlamento, avanzata dal direttore del Fatto quotidiano, con la solita scusa che sarebbe “Aventino”, mentre sarebbe stato l’opposto: il gesto drammatico capace di costringere Berlusconi alla resa dei conti nel paese, anziché consentirgli quotidiani nuovi acquisti nel “mercato delle vacche”cui ha ridotto Camera e Senato. Queste “opposizioni” in realtà praticano già un “Aventino” di subalternità e indolenza, visto che di fronte a una conclamata “emergenza democratica” (come hanno finito per pigolare anche i loro dirigenti) non hanno ancora trovato il modo di proclamare solennemente l’ostruzionismo a oltranza dei lavori parlamentari, utilizzando ogni comma di regolamento per paralizzarne totalmente i lavori, e costringere per questa via il ritorno alle urne.

Quanto al presidente della Camera, l’on. Fini userà i suoi poteri, che per regolamento sono enormi (il “calendario”, se non c’è unanimità tra i capigruppo, lo decide il presidente) in obbedienza al dovere di imparzialità, la cui unica bussola è la Costituzione stessa, o si piegherà alle pretese lanzichenecche ed eversive di una maggioranza raffazzonata con “milioni o altra utilità”, che intima la discussione immediata su leggi che meriterebbero le calende greche?


Paolo Flores d’Arcais

TAG:  COSTITUZIONE  BERLUSCONI  CRISI POLITICA  CRISI ISTITUZIONALE 
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