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contributo inviato da team_realacci il 18 febbraio 2011
Si potrebbero riciclare facilmente come biomasse da cui ottenere calore ed energia elettrica. E invece i rami delle potature degli alberi di piazze e giardini finiranno a intasare le discariche. Tutta colpa di una modifica normativa sui rifiuti introdotta in silenzio nello scorso mese di dicembre. «L’effetto è devastante - denuncia Francesco Dugoni, direttore dell’Agenzia europea per l’energia della Provincia di Mantova (Agire) - perché con questa modifica tutti i Comuni sono obbligati a considerarli un rifiuto». Ogni italiano produce annualmente 100 chili di materiale vegetale, quali foglie, rami o paglia. In totale si tratta di oltre sei milioni di tonnellate l’anno di scarti e la maggior parte sono «materiali vegetali provenienti da sfalci e potature di manutenzione del verde pubblico e privato, oppure da attività agricole».
 
Sulla base delle norme in materia ambientale e di gestione dei rifiuti, approvate il 3 aprile 2006, questi scarti potevano giustamente essere utilizzati per produrre energia o calore, negli impianti a biomasse. Bastava soltanto che rispettassero alcuni parametri: «Bassa putrescibilità e basso tenore di umidità», così da avere «un rilevante contenuto energetico». Peccato che la nuova legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 10 dicembre, sempre relativa ai rifiuti, abbia fatto un clamoroso passo indietro. Niente produzione di energia e calore perché il materiale vegetale, ad esclusione delle potature agricole, viene messo alla stregua addirittura dei rifiuti radioattivi, degli esplosivi in disuso, delle carcasse di animali morti e dei residui di cave o miniere.
 
In pratica pur non essendo espressamente indicato che dovrà finire in discarica è chiaro che visto l’elenco a cui viene assimilato, il percorso che dovrà seguire è sicuramente diverso da quanto stabiliva la precedente norma. Perché paglia, sfalci e ramaglie di privati e amministrazioni cittadine ora sono a tutti gli effetti un rifiuto. «Le potature delle città o dei giardini d’ora in poi andranno quindi smaltiti in discarica - continua Dugoni - e visti gli elevati volumi di cui parliamo i costi da sostenere saranno molto elevati. Infatti considerare questa ramaglia un rifiuto significa pagare per lo smaltimento anche 40 euro a tonnellata». Tutti i rami degli alberi potati nelle città e nei giardini degli italiani potrebbero così finire in discarica. Per la gioia delle società che gestiscono il business dell’immondizia, mentre per chi aveva investito in questa filiera sostenibile è un duro colpo.
 
Proprio in provincia di Mantova è quasi pronto un impianto, finanziato anche dalla Regione Lombardia, per trasformare la ramaglia raccolta dai Comuni della zona in biomasse. Centinaia di migliaia di euro di investimento che ora potrebbero, quelli sì, andare in fumo. Al punto che anche le commissioni Bilancio e Agricoltura della Camera ora cercano di correre ai ripari. Mercoledì 9 febbraio, riunite in seduta congiunta per discutere l’attuazione di una direttiva comunitaria del 2009 sulla «promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili» hanno proposto di aggiungere all’articolo che reca la definizione di biomassa, le parole «sfalci e potature provenienti da verde pubblico e privato».

Fonte: Terra News
Autore: Alessandro De Pascale
18 febbraio 2011
TAG:  RIFIUTI  RAMI  FOGLIE  POTATURA  ALBERI  PIAZZE  GIARDINI  BIOMASSE  MODIFICA  NORMATIVA  GAZZETTA UFFICIALE  10 DICEMBRE 2010 

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