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contributo inviato da maribarb il 20 febbraio 2011

Si vede una volta in questi giorni di più come la questione femminile si saldi con la questione nazionale, ossia la questione dell'unità nazionale, del compimento del Risorgimento, della Resistenza e della democrazia italiana. Si vede cioè che quando un paese non è libero le prime a perdere  libertà e dignità e diritti sono le donne, e spesso anche che sono le prime a reagire...

 “La speranza finisce solo quando  dite che non c’è più speranza” diceva una ragazza egiziana  per incitare alla rivolta il suo popolo, mentre i paesi arabi sono percorsi ora da un vento di rivolta e di cambiamento. Anche nel nostro paese, che avrebbe dovuto essere un “ponte lanciato sul Mediterraneo” un ponte  e un luogo di scambi tra Europa e paesi mediterranei, ed è ora invece in una crisi senza precedenti, sembra essere tornata una piccola speranza di rinnovamento con le dimostrazioni del 13 febbraio delle donne (e degli uomini) democratici. (“se non ora, quando?”)

 “Serio sereno e fecondo è stato il lavoro che ci ha condotto fin qui,” ha detto Rosy Bindi aprendo dopo pochi giorni la Conferenza nazionale delle donne democratiche, non siamo emerse dal nulla e non torneremo indietro.

 E in effetti ha ragione: il malessere delle donne cova da tempo, e molto  prima dei recenti episodi, le donne già si interrogavano su come uscire dal silenzio

 http://www.facebook.com/note.php?note_id=118306369276

 come si vede quindi le manifestazioni del 13 febbraio non sono nate all’improvviso.  

Ma nemmeno  finiscono qui, infatti  hanno segnato  un salto di qualità, uno scossone, nel grigiore monotono e mortifero e triste,  privo di speranze e di futuro e di slancio,  della politica e della realtà italiana.

 Hanno mostrato la differenza tra due mondi, due modi di vivere, e le donne possono vivere senza disagio solo in una società libera e democratica, che riconosca tutte le diversità, che non calpesti i diritti.  E per mezzo delle loro voci la  differenza tra questi due mondi continua a mostrare le sue caratteristiche.

 

Innanzitutto nelle piazze si è vista la vitalità, il rinnovamento,  a fronte della vecchiezza dello spento qualunquismo e del mortifero servilismo che di questi tempi stranamente va tanto di moda..

Di fronte alla novità, diversità, creatività, originalità e unità di popolo che  le manifestazioni del 13 hanno permesso, dal governo sono venute solo le solite vecchie, rissose e ripetitive accuse, (“contraddittorio moralismo” per non parlare del “radical-chic”) così noiosamente fuori centro e pappagallescamente ripetute, sempre testardamente uguali come un disco rotto,  da sembrare proprio  radical-sciocche.

 Sciocche in secondo luogo- perché tendono goffamente a dividere laddove le donne nelle piazze hanno mostrato- a fronte di un paese di cui  una parte rinnega  l'unità come  valore e come  conquista, e di una sinistra e una opposizione che non riesce mai ad essere unita,-hanno mostrato quanto può essere semplice l'unità di popolo, e quanto può essere  potente (proprio perchè è libera dal potere..).

La solidarietà, l’unità di intenti, che si crea attorno a una giusta causa,  è facile e spontanea perché- parafrasando  il grande Benigni (che lo dice a proposito della “felicità”) “non costa molto, mentre quando  è cara è di cattiva qualità”.

E invece di fronte  a questa potente dimostrazione di unità gli uomini e le donne del governo cosa hanno fatto?  hanno cercato miseramente e inutilmente, ancora una volta, di dividere. Lo fanno, anche contro ogni evidenza, lo continuano a fare, questo scellerato mestiere di dividere, perché sanno che solo senza unità di popolo possono sperare di vincere,  così come   noi invece  sappiamo che solo uniti possiamo resistere e rinnovare, cambiare. Lo sappiamo dalla storia, dalla memoria collettiva, da quello che ci hanno insegnato coloro che hanno fatto la Resistenza, raccomandandoci di restare uniti alle prime avvisaglie della dittatura, di non sottovalutarle, perché solo l’unità può fare muro contro l’avvento di un nuovo totalitarismo

 http://www.facebook.com/note.php?note_id=57302749276

 

E del resto l’abbiamo sperimentato, l'hanno sperimentato quelli  di noi che hanno vissuto gli anni della “strategia della tensione”, quando fu l’unità sindacale e dei partiti democratici,  l’unità di popolo, anche qui “seria e serena”, a fare barriera contro il terrorismo e le trame golpiste nel nostro paese. Non a caso adesso c’è chi tenta di dividere il popolo italiano e sta dividendo il sindacato, per cercare di ripetere l’operazione allora fallita..

 Ancora: si è tentato di dividere il movimento delle donne con accuse di non essere coerenti con  il femminismo in quanto  “moraliste” mentre   il femminismo rivendicava la libertà sessuale. Questo lo può dire solo chi non sa nulla  e non ha nulla a che vedere con il  femminismo, (ma  stranamente pretende di dar lezione alle donne..), chi non ha  certo amicizia per le donne, perché, come giustamente ha detto Rosy Bindi nella sua introduzione all’assemblea nazionale delle donne democratiche, la libertà sessuale fu una rivendicazione di autonomia della donna, non certo di subalternità e dipendenza e mercificazione del proprio corpo come nel modello “velina” che il potere  vorrebbe proporre adesso. Chiunque abbia avuto contatto con il movimento delle donne negli anni settanta ricorda la rivolta contro la donna-oggetto, ricorda che la liberazione era intesa come affermazione della identità di persona e non certo semplicemente come libertà di fare sesso!  Quindi quest’accusa è -per la terza volta-  radical-sciocca.

E infine la cosa più inattesa è che con molta semplicità le donne hanno spezzato questa sorta di cortina di ferro della torpida indifferenza, del qualunquismo e della rassegnazione che induce ognuno a pensare al proprio “privato” al proprio “particolare”, perché tanto ci saranno altri che agiranno,  che eventualmente si addosseranno pesi  per lui;  le donne invece sono abituate a non avere nessuno che fa le cose, i lavori,  per loro, sanno che se non fanno qualcosa loro non ci sarà nessuno a farlo, e perciò sanno anche che i diritti  si difendono in prima persona, che la difesa dei diritti non si delega che non si “sta alla finestra” (come l'ormai famoso testo di Gramsci dice sugli indifferenti) magari anche a giudicare, e perciò istintivamente sono scese in piazza nonostante fatica, limiti fisici e problemi di necessità, di età, di salute, di lavoro, di famiglia, di ogni tipo, perché  sono abituate al sacrificio, a difendere il bene comune, a difendere la vita degli altri, e questo atteggiamento con la sua concretezza e semplicità  ha come spezzato l’incantesimo del “mostro mite” che ci credeva ormai asserviti, ormai capaci solo di essere spettatori delle sue televisioni, spettatori di tutto, solo attori e pubblico di uno spudorato spettacolo falso.

Ma ora ..l'incantesimo è svanito!

TAG:  ANTIFASCISMO  QUESTIONE FEMMINILE 

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