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contributo inviato da xpress il 16 febbraio 2011
Il sen. Paolo Giaretta, già segretario regionale del Pd Veneto, ha affrontato con uno suo scritto pubblicato da Il Gazzettino, l'argomento della tassa patrimoniale. In tre passaggi, il senatore riassume il nocciolo di questa controversa imposta, ostacolata dai possessori di grandi patrimoni contrari ad un ulteriore esborso. E poichè viene considerata come un'appropriazione della proprietà è vista come iniqua e illiberale.

La tassa patrimoniale verrebbe infatti applicata sui patrimoni dei contribuenti e può riguardare sia le persone fisiche che giuridiche. Anche l'lCI è una tassa patrimoniale a tutti gli effetti ed infatti viene calcolata sugli immobili. Berlusconi, abolendola, ha fatto solamente una manovra populista e di scarso effetto. Anzi, ha peggiorato i conti dello Stato che sono soggetti ad interessi elevatissimi. Quindi, se da una tasca non sono usciti 50 euro, sicuramente dall'altra ne sono usciti molti di più, ma indirettamente. E comunque il precedente goveno Prodi aveva già predisposto fasce di abolizioni ICI. Quindi la misura di Berlusconi e Tremonti è stata solo propaganda ed economicamente ha portato via soldi a tutti gli italiani ed ha aumentato il debito pubblico.

La 'patrimoniale' è una tassa che entra in vigore una tantum. L'ultima è del 1992. Due i tipi di tassa patrimoniale: 'fissa' o 'progressiva', calcolata in funzione del patrimonio. E' prevista una 'soglia di protezione' al di sotto della quale non si applica per non incidere sui soggetti e/o sulle famiglie disagiate.
Le tasse, si sa, sono invise ai contribuenti pur essendo necessarie per alimentare i servizi dati dallo Stato. Non che gli italiani non lo sappiano, ma mettere mano al portafoglio resta sempre visto come un obbligo inutile, quasi un furto. E un ladrocinio, in effetti, potrebbe esserlo, qual'ora la norma non venga applicata con equità e  senza applicare un giusto compromesso. 

Il giusto compromesso, in questo periodo di crisi strutturale, ha una premessa inderogabile. Il debito pubblico italiano è troppo alto e va assolutamente ridotto se si vuole che continui ad esserci un futuro per i giovani, per le pensioni e per l'insieme del sistema che dovrà alimentare il welfare, senza ricorrere a misure tipiche del centrodestra. Ne abbiamo visto le conseguenze con i tagli indiscriminati attuati da questo sciagurato governo che non hanno portato nessun beneficio all'economia, anzi.

Di fatto il debito pubblico deve essere assolutamente ridotto o le differenze (spread) con gli altri paesi, nostri patner economici, rischiano di diventare troppo grandi per essere colmate. La Grecia, per poter ridare vigore alla propria economia dovrà ora pagare costi altissimi. E non vi è nulla di astratto in tutto ciò. Ciascun singolo cittadino greco sarà tenuto nei prossimi anni, a sacrifici economici che, comunque si voglia, nulla hanno a che vedere con una decrescita ragionata e consapevole.

Ma quali sono gli argomenti per poter avanzare la richiesta di questa imposta in piena crisi ? Basterebbe il seguente passaggio, scritto del sen. Giaretta, per capire che tutti i cittadini sono tenuti a partecipare, secondo le loro possibilità, alla riabilitazione di una giustizia sociale volatilizzatasi col governo Berlusconi.

«Si è chiesto ai lavoratori della Fiat un sacrificio. Possibile che debba fare un sacrificio chi ha un reddito di 1000 euro al mese e al 10% più ricco della popolazione non si possa chiedere un modesto contributo per rimettere in piedi il paese?»

I tre passaggi:

Primo passo: abbattere la spesa pubblica. Negli ultimi 10 anni (8 dei quali governati da Berlusconi) la spesa è cresciuta ad un tasso medio annuo del 4%, con un Pil a crescita sotto l’1%. La nostra proposta è: la spesa sia contenuta alla metà della crescita del Pil, con una revisione straordinaria di tutta la spesa esistente: neppure la spesa di un euro deve essere scontata. Nulla si deve continuare a fare in un certo modo solo “perché si è sempre fatto così”. Tutto deve essere trasparente e valutato. Carriere e stipendi di tutti, in alto come in basso, vanno legati alla valutazione dei risultati.

Abolizione delle province nelle città metropolitane; un solo Ufficio territoriale del Governo; un solo istituto di previdenza; un nuovo modello di difesa e sicurezza, integrato in Europa, con meno uomini, e mezzi più sicuri ed efficaci. Le risorse liberate, insieme a quelle derivanti da una dura lotta alla grande evasione fiscale vadano ad alleggerire la pressione fiscale di chi paga troppo: lavoratori dipendenti, pensionati, piccoli imprenditori in regola con il fisco.

Secondo passo: un piano straordinario per valorizzare il grande patrimonio pubblico italiano e attraverso la sua alienazione dare una forte scossa per l’abbattimento del debito pubblico. Una quota significativa del patrimonio pubblico va conferita ad un’apposita Società, partecipata dal sistema delle Autonomie, che la paga finanziandosi sul mercato e recando a garanzia il patrimonio ricevuto.

Tutte le risorse acquisite, dal primo all’ultimo centesimo, sono usate dallo Stato per ridurre il debito, mentre la Società sarà libera di valorizzare il patrimonio come meglio crederà, fermi restando i vincoli culturali, ambientali e storico-paesaggistici.

Terzo passo: La Banca d’Italia ha certificato di recente che il decimo più ricco della popolazione italiana possiede quasi la metà del patrimonio privato italiano, che nel suo insieme ammonta a circa il triplo del debito pubblico. E’ così sconcertante chiedere al 10% più ricco della popolazione di contribuire in via straordinaria con una frazione minima della propria ricchezza ad abbattere il macigno del debito che sta strozzando il paese? Se il debito fosse riportato con queste mosse straordinarie ad esempio dall’attuale 120% del Pil all’80% avremmo liberato per il paese energie finanziarie enormi.

Di questo si tratta. Non c’entrano niente i risparmi dei pensionati o il modesto investimento in qualche appartamento. Questo patrimonio lo colpirà ingiustamente l’IMU, introdotta dal decreto sul federalismo municipale, che colpirà tutte le proprietà immobiliari tranne la prima casa. Cosicché il ceto medio che ha investito in 2 o 3 appartamenti vedrà il proprio reddito colpito, mentre le grandi proprietà immobiliari in capo alle società finanziarie non pagheranno un euro.

Sono temi scomodi ma chi ha a cuore il futuro nostro ha il dovere di affrontarli.


Lo scritto integrale del sen. Giaretta - Link al formato .pdf

TAG:  ECONOMIA  DEBITO PUBBLICO  GOVERNO BERLUSCONI  SVILUPPO SOSTENIBILE 
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