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contributo inviato da generosobruno il 15 febbraio 2011

Migliaia e migliaia di donne, in tutte le piazze italiane, hanno testimoniato l’esistenza di un’Italia migliore rispetto a quella stretta nelle “mutande pazze” – sesso, potere, denaro - di questa seconda repubblica. Lo hanno fatto con la chiarezza che solo le donne hanno e nel modo che solo le donne sanno. Senza cadere negli errori, nel voyeurismo, della cronaca politica di queste settimane e senza cadere nelle trappole, di destra e di sinistra, sulla separazione tra pubblico e privato, fra politica e morale, fra reato e peccato.

Esiste, quindi, un’Italia che conserva in sé gli anticorpi alla malattia del berlusconismo. Il punto è, adesso, battere Berlusconi. E’ questo il terreno su cui il Partito Democratico è chiamato ad essere il cuore, il centro, dell’alternativa. Senza il Pd, è chiaro, non si va da nessuna parte ma, è pur vero, che con questo Pd, a partire dai nostri territori, non si va lontano. Da troppo tempo, fra le fila democratiche, è maturato un dibattito che, crescendo solo su se stesso, si è rivelato funzionale, quasi esclusivamente, al gioco della conta interna. Quando la politica diviene, a questa maniera, “insulare” il rischio è quello dell’affievolirsi del contatto e di quella “connessione sentimentale” con la realtà. Peggio è, come sta avvenendo nel Pd irpino, se questa condizione è accompagnata ad vuoto di proposta politica.

Sono consapevole che solo l’apertura di una nuova fase unitaria potrà portare i democratici irpini fuori dall’attuale stallo. A chiacchiere, bisogna dirlo, d'accordo, lo sono davvero tutti. Al punto, per il troppo dire, da aver logorato il senso stesso della parola.
L’unità, lungi dall’essere percepita come reale pratica politica - come assunzione, anche parziale, della visione politica dell’altro, come condivisione o, meglio ancora, come contaminazione di culture politiche diverse - appare più declamata come invito alla corresponsabilità, nella sostanza un allargamento addizionale del gruppo dirigente, più utile a nascondere che a superare i limiti della direzione politica.
La ricerca, però, di una qualche unità di azione è un fatto da cui non si può fuggire e, con attenzione, bisognerà valutare la proposta della Lengua, consapevoli, tutti, che non potrà bastare, da sola, la partecipazione ai gruppi dirigenti a risolvere i problemi del Partito Democratico.
 
 
In Irpinia, i democratici hanno bisogno di un partito capace di far vivere il confronto all’interno di organismi dirigenti in grado di decidere e di votare. Il Pd è, anche in Irpinia, partito di opposizione. Prima abbandona l’idea del consenso costruito, esclusivamente, sulla gestione del potere in favore di una concezione politica fondata sulla battaglia delle idee e meglio è.
L’emorragia di sindaci ed amministratori, la difficoltà sul tema delle alleanze e nel lavoro di disarticolazione del centrodestra provinciale, sono elementi che sottolineano, drammaticamente, questo passaggio.
Da decenni una classe dirigente di amministratori è stata educata a determinare ed a conservare il consenso attraverso la partecipazione al potere. Questa strada, non solo, non è più possibile ma neppure, ormai, auspicabile.
La risposta ai bisogni della gente ha ripreso a passare all’interno di un’immensa domanda di cambiamento che mette a dura prova i democratici e tutte le culture politiche storiche del centrosinistra. Stiamo vivendo i giorni di un difficile passaggio d’epoca in cui domande radicali possono riprendere a nutrire le culture riformiste.
Un Partito Democratico chiuso, arroccato nelle proprie stanze con un dibattito tutto interno ai suoi problemi, non serve e non è utile né ai democratici né all’Irpinia.
 
Generoso Bruno
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