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contributo inviato da Achille_Passoni il 10 febbraio 2011


Mancano pochi giorni all’incontro di sabato tra il Presidente del Consiglio e Sergio Marchionne per discutere del futuro di Fiat nel nostro Paese. L’attesa cresce, anche se – come ha detto con lucidità Susanna Camusso – è molto probabile che al termine dell’incontro ci verrà raccontata un’altra favola. L’annuncio di Marchionne di voler spostare il quartier generale di Fiat–Chrysler a Detroit una volta avvenuta la fusione è stata l’ennesima doccia fredda per i lavoratori, i sindacati e per tutto il sistema Italia che così tanto ha dato alla Fiat negli oltre 100 anni di vita dell’azienda.

Staremo a vedere se quanto ha anticipato Marchionne sarà confermato - anche perchè l'uomo ci sta abituando a cambiare spesso le proprie dichiarazioni - ma se così dovesse essere ci troveremmo di fronte a un danno irreparabile per tutto il Paese, e il Governo dovrebbe risponderne agli italiani come primo responsabile.

La cosa, infatti, che più mi scandalizza in tutta questa vicenda è proprio l’atteggiamento del Governo, col ministro Sacconi in prima fila. In questi mesi non hanno mai chiesto conto a Fiat del fantomatico progetto “Fabbrica Italia” e degli investimenti da realizzare nel nostro Paese – al contrario ad esempio di quello che ha fatto Obama – e adesso corrono ai ripari, in ritardo clamoroso, quando probabilmente i buoi sono già scappati dalla stalla.

Il Governo nel suo complesso ha tenuto un atteggiamento di incredibile sudditanza verso l’ad di Fiat, mostrando di non avere alcun rispetto per i lavoratori e i loro raprpesentanti sindacali. In particolare, di fronte al risultato di un referendum sofferto, in cui si sono scontrate democraticamente due legittime e valide posizioni, il Governo ha abdicato al suo ruolo di difesa degli interessi del sistema Paese, ruolo che invece è stato fondamentale negli altri paesi grandi produttori di auto.

Infatti, non possono che suonare come una presa in giro anche le ultime affermazioni di Sacconi sulla Fiat a “tante teste”, con più centri direzionali diffusi in tutto il mondo. La verità è che il quartier generale di una multinazionale – quello dove vengono prese le decisioni, la testa pensante – è uno solo, e se dovesse spostarsi a Detroit, la Fabbrica Italiana Automobili Torino cesserebbe in quel momento di esistere. Un bel regalo per l’Unità d’Italia, non c’è che dire.

Quella che si sta giocando è una partita cruciale per il nostro Paese, ma purtroppo un protagonista fondamentale come il Governo si è rifiutato per troppo tempo di scendere in campo, limitandosi a tifare per una squadra. Adesso potrebbe essere troppo tardi.
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