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contributo inviato da team_realacci il 9 febbraio 2011
Non fu un incidente. Ma un premeditato avvelenamento del fiume Lambro - per nascondere reati fiscali - che causò lo sversamento nel corso d'acqua di 2.600 tonnellate di oli minerali e idrocarburi tra il 23 e il 24 febbraio dello scorso anno. È la tesi accusatoria della procura di Monza sul disastro ambientale che coinvolse anche il Po con la marea nera che sfociò fin in Adriatico tenne in apprensione paesi e popolazioni di mezza pianura Padana, con l'impiego ingente di mezzi e strutture della protezione civile. Secondo i magistrati brianzoli ci sono anche i responsabili di quel disastro: i titolari della Lombarda Petroli, Giuseppe e Rinaldo Tagliabue, dai cui impianti fuoriuscì l'onda nera responsabile anche della morte di migliaia di uccelli. 

Oltre che la sottrazione all'accertamento e al pagamento dell'accisa sugli oli minerali, la procura di Monza ipotizza nei confronti dei due petrolieri anche il reato di disastro ambientale. I magistrati, secondo quanto si è appreso, a fine mese dovrebbero chiudere l'indagine con il deposito degli atti. Nelle prossime settimane i pm Emma Gambardella e Donata Costa, procederanno con gli ultimi atti istruttori - presumibilmente altri interrogatori - e con ogni probabilità chiederanno successivamente il processo nei confronti anche dei due indagati, i titolari della Lombarda Petroli Giuseppe e Rinaldo Tagliabue. Oggi la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite nel ciclo dei rifiuti, presieduta dal senatore Gaetano Pecorella, che ha svolto audizioni a Monza, ha confermato che lo sversamento di olio e petrolio nel fiume Lambro dalle cisterne della Lombarda Petroli avvenuto sarebbe stato fatto per nascondere precedenti reati fiscali da parte della proprietà.
 
Un dato che emerge con chiarezza dal rapporto investigativo consegnato alla procura brianzola, dai carabinieri del Noe. I militari avrebbero accertato che le grandi quantità di oli minerali che venivano stoccati nelle cisterne della Lombarda petroli non avevano alcun riscontro nelle scritture contabili e fiscali. La tesi accusatoria, inquetante, è che occorreva "liberarsi" di quelle quantità anche a costo di causare un disastro ambientale. L'allarme scattò soltanto alle 10.25 del 24 febbraio del 2009, mentre lo sversamento dagli impianti della raffineria avvenne otto ore prima alle 2.30 della notte. E anche su questo 'gap' temporale, si è focalizzata la lente della procura. "L'indagine è alle fasi finali, tra poco sapremo con piu precisione - ha spiegato Gaetano Pecorella, presidente della Commissione che oggi ha anche visitato il sito -. Possiamo dire con sicurezza che non è un episodio collegato alla criminalità organizzata, ma è stato un sversamento di petrolio per coprire evasioni fiscali e illeciti fiscali precedenti".

Fonte: Ansa
Autore: Pasquale Faiella 
9 febbraio 2011
TAG:  LAMBRO  PO  ORIO LITTA  MAREA NERA  SVERSAMENTO  OLI MINERALI  IDROCARBURI  AVVELENAMENTO  PREMEDITATO  LOMBARDA PETROLI  GIUSEPPE  RINALDO  TAGLIABUE 

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