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contributo inviato da Stefano51 il 3 febbraio 2011
 

Il futuro in bocca, stretto fra i denti. Mentre corrono e gridano affannati, lanciano pietre, evitano i fumogeni. E’ in tv l’incendio contro le dittature del nord Africa, che immagine dopo immagine sgretola un’era storica e apre una pagina ignota, ancora tutta da scrivere. E’ davvero una rivoluzione dal basso ? E’ davvero laica o c’ è dietro Al Qaeda ?

Non possiamo saperlo, in particolare noi italiani che da tempo abbiamo derubricato l’informazione su ciò che accade fuori dai nostri confini perché è il pistolino del nostro presidente a dettare l’agenda ai media nostrani. Così, semplicemente, non sappiamo e ci beviamo quei filmati senza capire, leggendo i titoli che scorrono sotto : Ben Alì scappa, Mubarak si oppone, lo Yemen ci sta pensando su.

La verità è il mondo intero sta cambiando così velocemente da modificare sotto i nostri occhi anche il presente. La verità è che innanzitutto bisogna volerlo davvero, il futuro, e non averne pregiudizialmente paura, perchè non potremo fermarlo. Il futuro è sempre crisi e cambiamento, e incombe violento quando chi ha il potere non ha intenzione di cambiare, per propria convenienza e per assecondare la classe di cittadini elettori di riferimento. Da questo punto di vista, pur considerando che l'età media dei rivoltosi africani è sui 35 anni mentre l'Italia è il paese più vecchio ( e probabilmente anche più autoconservatore) del mondo, non c’è poi molta differenza fra le crisi ormai conclamate dell’Africa mediterranea e ciò che invece accade – dovremmo meglio scrivere “non accade” nel nostro paese. Berlusconi farebbe meglio a sentirsi giovane al  piano attico, in testa e non soltanto nel suo malandato mezzanino. Si è giovani quando si ha il futuro nel cuore e ci si mette in gioco con atti concreti, non soltanto con slogan. Se l’Italia è cambiata in peggio negli ultimi anni non è soltanto colpa della crisi mondiale, ma anche e soprattutto di un governo del paese inadeguato e auto conservatore. Prima hanno sperperato miliardi di euro per onorare costose quanto inutili promesse elettorali, poi quando il rischio di bancarotta si è fatto consistente hanno chiuso i cordoni della borsa badando soltanto a sopravvivere.

E non si tratta soltanto di risorse economiche, che certo sono importanti ma non al punto da dover condizionare una strategia di crescita. Occorre ascoltare il popolo, vivere la crisi da cittadini dell’ultima fila per capire fino in fondo quale dovrà essere la chiave per raggiungerlo, questo futuro. La politica dovrà essere in grado di fare questo, altrimenti sarà superata dagli eventi. Riaprire le porte del futuro all’Italia, ai suoi giovani soprattutto, significa avere il coraggio di chiedere risorse a chi finora per questa crisi ha soprattutto incassato e mai pagato. Parlare – o non parlare – di tasse patrimoniali può servire a coniare slogan pro e contro, ma è indispensabile individuare il modo per redistribuire il reddito secondo un principio di equità sociale e fiscale che deve essere patrimonio della politica nel suo insieme, da destra a sinistra. Perché se esistono dei beni comuni come l’assistenza sanitaria, il welfare state, le pensioni, beni costosi rivolti all’universo dei cittadini, ebbene alla sopravvivenza di questi beni devono partecipare TUTTI, in ragione proporzionale al reddito. Se questo non accade, se in Italia i redditi da capitale sono ancora tassati la metà di un normale conto corrente bancario, se tutto questo avviene è perfettamente inutile dare la caccia agli evasori, perché ciò non produrrà vera equità fiscale e sociale. Mettiamocelo in testa.

Prima o poi, quel futuro del nord africa potrebbe raggiungerci, se non sapremo interpretare i sogni e i bisogni della nostra gente, se non sapremo liberarci dalle cricche, dalle corporazioni, dai gruppi più o meno occulti di potere. Restituire il potere al popolo non è un vaneggiamento comunista, ma il caposaldo della nostra democrazia, e se per farlo va tirato giù un presidente incapace, il popolo italiano prima o poi lo tirerà giù. Meglio prima, anche per lui. Ma l’opposizione non deve aver paura del futuro.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

TAG:  RIVOLTE AFRICA  CRISI ITALIANA  POVERTÀ  GIUSTIZIA FISCALE 

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