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contributo inviato da xpress il 1 febbraio 2011

Il Sud Europa potrebbe dover affrontare decine di miliardi di perdite, ma il nord Europa potrebbe beneficiarne.

Solo alcuni aspetti chiave del cambiamento climatico, potrebbero spazzare via fino a metà del guadagno annuale in termini di tenore di vita, considerata una famiglia media europea. E tutto ciò entro il 2080.

L'Unione europea ha visto il benessere economico – una (ma non la sola) misura della prosperità - crescere in media del 2% circa ogni anno. Ma il clima del 2080 rischia di tagliare almeno da 0,2 a 1 punto percentuale, secondo uno studio depositato con gli Atti della National Academy of Sciences , che ha esaminato solo cinque impatti dei cambiamenti climatici. "In media, non potrebbero avere un impatto sulla totalità degli individui. Ma nel complesso è un risultato assolutamente da considerare", afferma Alistair Hunt, economista presso l'Università di Bath, Regno Unito, e co-autore dello studio.

La relazione è una delle prime ad utilizzare modelli in grado di distinguere differenze climatiche su scala di singole città e valuta i costi di impatti climatici specifici come le inondazioni, a differenza della maggior parte dei precedenti studi che hanno utilizzato modelli globali per stimare i costi del cambiamento climatico.

"Questi sono certamente il tipo di studi da incrementare", dice Tim Wheeler dell'Università di Reading, Regno Unito, che studia l'impatto dei cambiamenti climatici sull'agricoltura e “tali relazioni sono importanti per contribuire alle decisioni politiche che dovranno agire paese per paese”.

Juan-Carlos Ciscar della Commissione europea presso il Centro comune di ricerca di Siviglia in Spagna, coi suoi colleghi ricercatori, ha preso in considerazione due modelli di clima, insieme a due scenari di emissioni di carbonio a bassa ed alta intensità di CO2. Le previsioni indicano aumenti di temperatura compresi tra 2,5 °C e 5.4 °C, esaminando l’intervallo dal 1970 al 2080.

La divisione dell'Europa in cinque macro-regioni, ha evidenziato, per ogni regione, come l’incidenza di questo regime climatico influisca nell'economia di oggi in cinque importanti settori: la salute, l’agricoltura, e il turismo, correlandosi alle inondazioni costiere ed a quelle fluviali.

Le conclusioni del gruppo di ricerca indicano che questi fattori avrebbero inciso sui consumi relativi agli standard di vita in cifre stimabili in bilioni di euro, ma gli errori su tali stime sono enormi, a detta dello stesso team, osservando che alcuni tagli al benessere porterebbero ad un aumento del Pil europeo, ad oggi di circa 13 trilioni di €. 

Ad esempio, per affrontare le condizioni più calde, potrebbero aumentare gli acquisti di condizionatori d'aria o altre attrezzature contro l’aumento della temperatura il che, conseguentemente, aumenterebbe il fabbisogno energetico e l’aumento di emissioni se l’energia non venisse prodotta con fonti rinnovabili.

Pertanto tali studi includono molte ipotesi da approfondire. Ma, per esempio, la mancata prevenzione di misure contro le inondazioni, indurrebbe i turisti a scegliere le proprie destinazioni sulla base del meteo. Quindi "si cominciano a definire i confini della dimensione del problema", spiega Hunt, e gli studi non hanno tenuto conto della possibilità di cambiamenti radicali nell’ecosistema. Un arresto delle correnti oceaniche  influenzerebbe il clima del nord Europa, unitamente ad una serie di altri fattori che avrebbero ripercussioni economiche - come la selvicoltura e la perdita di biodiversità.

Tra le aree prese in considerazione, il gruppo ha rilevato che in Europa settentrionale aumenterebbe il turismo – con aumento stimato del 25% - e vi sarebbe un incremento del 52% nel settore agricolo a causa del clima più caldo e migliaia di persone che non dovrebbero più far fronte a inondazioni causate dal disgelo.

Ma altre regioni avrebbero diverse difficoltà. I modelli prevedono un calo fino al 27% in agricoltura per l'Europa meridionale, con un calo del 4% dei turisti che ora soggiornano anche la notte. E tutte le aree vedrebbero un aumento di un vasto numero di persone, colpite dalle inondazioni costiere. Hunt però insiste sulla cautela e ribadisce che gli errori "in alcuni settori potrebbero raggiungere anche due ordini di grandezza".

Ciononostante, i governi europei si stanno già preparando per le possibili modifiche. Il 28 gennaio, per esempio, in Gran Bretagna il Department for Environment, Food and Rural Affairs - Defra ha pubblicato il primo lotto dei piani per le infrastrutture nazionali, indicando i potenziali rischi associati al cambiamento climatico, e le possibili soluzioni che vanno dall’adottare precisi standard per gli edifici e le strade – come si sta facendo anche nel sud della Francia, fino a norme riguardanti i pesci nei laghi più a nord. 

A causa delle grandi incertezze nella stima dell'impatto dei cambiamenti climatici vi sono tra gli studiosi due approcci diversi. Alcuni preferiscono evitare di mettere in cifre i costi che comporterà il cambiamento del clima. Altri dicono che è il modo migliore per far avanzare le discussioni politiche.

Stern Review sull'economia del cambiamento climatico, conclude scrivendo che potrebbe essere cancellato dal 5 fino al 20% del Pil globale entro l'inizio del prossimo secolo. Numeri impossibili da confrontare col nuovo rapporto che considera appunto solo quattro impatti economici e tutti sulla sola Europa ma, precisa Wheeler, i numeri sono attendibili se valutati sui valori più alti. Per fare un esempio, il costo del piano dell’Onu, Millennium Development Goals (Obiettivi di Sviluppo del Millennio), potrebbe essere dell'ordine di 200 miliardi di dollari all’anno.

Fonte Nicola Jones

Traduzione e integrazioni Valter Carraro

TAG:  AMBIENTE  EUROPA  ECONOMIA  CLIMA  SVILUPPO SOSTENIBILE  BENI COMUNI 
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