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contributo inviato da team_realacci il 1 febbraio 2011
Per chi arriva a Colleferro, sessanta chilometri da Roma, la collina che fiancheggia il cimitero ha un qualcosa di rassicurante. Verde intenso dei pascoli, poche case sparse sulla salita che parte dalla via Latina, e un paesaggio tagliato solo dal nastro trasportatore della Italcementi. 

Sul lato opposto, la macchia bianca dei capannoni della Avio non sembra essere una minaccia. Qui, però, si fabbricano ancora oggi esplosivi e propellenti per l’industria spaziale europea. È questa la collina che potrebbe nascondere veleni sepolti nei decenni passati, frutto della produzione degli anni ’80 di uno dei poli della chimica più importanti d’Italia. Qui prima della Avio operava la Bpd Difesa, colosso degli armamenti. 

A pochi passi dall’ingresso della zona chiamata “3C”, alla fine della strada che parte dal cimitero, abita Raimondo Fadda, di professione allevatore. Da anni porta a pascolare il suo bestiame - pecore e vitelli - sulla collina che si affaccia verso al città di Colleferro, una zona rimasta indenne, almeno apparentemente, dal disastro ecologico che parte dalle foci del fiume Sacco. 

Su questi pascoli nessuno aveva mai trovato veleni. Nulla a che vedere con la contaminazione da lindano - un derivato dalla lavorazione del Ddt - che dal polo chimico di Colleferro per anni ha raggiunto le terre bagnate dal Sacco, che arrivano fino alla Ciociaria profonda, all’innesto con il fiume Liri... 
(Anteprima dell'artciolo pubblicato su l'Unità)

Fonte: l'Unità
Autore: Andrea Palladino
31 gennaio 2011
TAG:  COLLEFERRO  COLLINA  VELENI  ROMA  ITALCEMENTI  SCARTI PRODUZIONE  CHIMICA  BPD DIFESA  CONTAMINAZIONI  LINDANO  DD 

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