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contributo inviato da verduccifrancesco il 25 gennaio 2011

Ascoltando l'intervista di Fazio su "che tempo che fa" alla Sig. Marcegaglia (presidente di Confindustria), sembrerebbe che Confindustria non sia in sintonia con l'attuale governo italiano. Le critiche e proposte sembrano andare in direzione diversa dalla politica del lavoro e della società. Ci dice che il governo è "assente" da sei mesi, che, se non ci sono riforme miranti alla crescita, sarebbe meglio andare alle elezioni (questo il senso delle sue parole anche se non lo dice esplicitamente); ma è proprio sull'affermazione delle riforme che, invece, la Signora si mette in sintonia col governo.

La riforma auspicata riguarda la crescita dell'economia e un modo diverso di gestione dei rapporti tra capitale e lavoro.

Dice la Signora:  do atto al governo il merito di aver varato alcune riforme importanti, "gli ammortizzatori sociali in deroga (esistevano  già in misura maggiore e proprio grazie al governo sono stati diminuiti perciò, parlare di riforma e errato nda), la riforma dell'università (contrastata anche, prima volta in Italia, dai rettori delle maggiori università nda)" e ancora:  "Ora però bisogna fare di più. Fare le riforme strutturali. Liberalizzazioni, infrastrutture, pubblica amministrazione, ricerca e innovazione. Abbiamo migliaia di euro di investimenti in infrastrutture che sono bloccati in tutto il paese. E' necessario sbloccare tutto questo e denunciare chi li blocca".

Se leggiamo il piano triennale per il lavoro del governo, ci si renderà conto che gli obiettivi, anche se nell'intervista vengono indicati in modo generico, della Signora corrispondono a quelli del governo. Perciò, quello che chiede è la possibilità che il governo possa attuarle, solo nel caso non ci riesca si va alle elezioni. Questo non significa critica sui contenuti ma, casomai, critica a chi questi contenuti non li condivide.

Non a caso difende l'accordo della fiat sostenendo: "Finora abbiamo lavorato secondo la logica che una cosa vale per tutti, ma questo sistema non funziona più. Noi dobbiamo fare sì che ogni impresa, attraverso le relazioni sindacali, trovi il modo per aumentare la produttività". Perciò, l'interesse primario della Signora non è il benessere ma la produzione e la diversificazione dei contratti in base alle esigenze delle aziende. Una teoria che si sposa perfettamente con quanto sta cercando di realizzare il governo.

Nel piano triennale per il lavoro, i punti chiave sono: "Partendo da questo presupposto, obiettivo del Piano triennale per il lavoro - in coerenza con i valori e la visione del Libro Bianco sul futuro del modello sociale - è quello di concorrere a promuovere la crescita economica e una occupazione maggiore e di qualità ponendo particolare attenzione a:

  1. la produttività del lavoro, attraverso l’adattamento reciproco delle esigenze di lavoratori e imprese nella contrattazione di prossimità, le forme bilaterali di indirizzo e gestione dei servizi al lavoro, l’incremento delle retribuzioni collegato a risultati e utili della impresa;
  2. l’occupabilità delle persone, attraverso lo sviluppo delle competenze richieste dal mercato del lavoro, con particolare riferimento ai giovani e alle donne;
  3. l’emersione dell’economia informale e un’efficace azione di contrasto del lavoro irregolare.

Il documento, suddiviso in due macro aree, propone un’analisi delle azioni portate avanti in questo primo biennio di governo, in un contesto di crisi globale, al fine di salvaguardare la base occupazionale e la coesione sociale, avvalendosi del dialogo sociale e istituzionale, che ha visto convergere Governo, Regioni e parti sociali su importanti e tempestive decisioni.

Le iniziative assunte sono in prevalenza riconducibili a tre principali linee di azione:

  1. liberare il lavoro dalla oppressione fiscale, burocratica e formalistica;
  2. liberare il lavoro dal conflitto collettivo e individuale;
  3. liberare il lavoro dalla insicurezza.

La seconda parte del Piano è invece finalizzata a definire le priorità da perseguire affinché la ripresa possa essere celere ed incisiva e, quindi, a tracciare il percorso da intraprendere nel prossimo triennio secondo tre ulteriori linee di azione:

  1. liberare il lavoro dalla illegalità e dal pericolo;
  2. liberare il lavoro dal centralismo regolatorio;
  3. liberare il lavoro dalla incompetenza."

Come si può leggere nei punti, è evidente il tentativo di instaurare un sistema di dipendenza del lavoro, e degli operai, dalle necessità dell'economia. Tutto indica la voglia di creare un sistema "pacificato" senza interferenze nella gestione.

Al punto 2 si vuol liberare il lavoro dal conflitto (ma per farlo si ricorre al ricatto). Vero, però ci si dimentica che il conflitto nasce, non dalla voglia di creare insicurezza ma, viceversa, perché il lavoratore, quando chiede sicurezza, o la si nega o la si da chiedendo in cambio di rinunciare ai diritti. La Signora dice che il contratto collettivo nazionale non verrà dismesso ma dice anche che "diventerà più leggero", il che significa più spazio ai contratti aziendali che, di conseguenza, diventeranno prioritari rispetto a quello nazionale.

Al punto 3 si vuol liberare il lavoro dall'insicurezza. Giusto, ci spieghino allora perché è stato potenziato il contratto a termine nel piano triennale e che l'industria sta usando a piene mani e che è destinato a diventare la norma.

Al punto 4 si parla di illegalità e pericolo (sicurezza?). l'attuale legge prevede una diminuzione di responsabilità del datore di lavoro e non risulta che Confindustria si sia lamentata.

Al punto 5 si parla di centralismo. Si, passare da una situazione di contratto libero a una di contratto ricattatorio ed eliminando la presenza dei sindacati che non firmano il contratto significa solo centralizzare e, guarda caso, il centro diventa "le necessità dell'azienda".

Ma il punto clou è il 6. liberare il lavoro dall'incompetenza. Già, dovremo diventare tutti competenti, qualsiasi cosa voglia dire, ma di cosa? Della catena di montaggio? Dell'operazione ripetitiva che esiste ormai anche nelle piccole industrie? - sui centri di lavoro a controllo numerico, in un'azienda moderna ben organizzata, basta saper mettere un disco d'acciaio o qualunque altro materiale e dare invio. Certo, in un'azienda automatizzata, oltre agli operai ci sono anche i tecnici e i programmatori, non risulta però che l'azienda assuma personale appartenente a queste categorie senza aver verificato la loro capacità, e questo succede da sempre.

l'ironia però è scritta nel libro bianco scritto dal ministro Sacconi dove nella premessa si scrive: come già il libro verde, anche il libro bianco è dedicato ai giovani e alle loro famiglie: "La dedica vuole essere sostanziale, non formale, perché un rinnovato modello sociale orientato a promuovere lauto sufficienza di ciascuna persona, di tutte le persone. È essenziale ricostruire la fiducia nel futuro."

Si! Coi contratti a termine! E la colpa non è da addebitare alla crisi, il contratto a termine è stato istituito prima.

 

Per concludere, l'attacco della Sig. Marcegaglia al governo si riduce al fatto che il governo, dopo aver promesso mari e monti, sta dimostrando incapacità nel realizzare il suo stesso programma. Dunque, Confindustria e governo sono in sintonia con i programmi e gli obiettivi, quello che viene contestato è il ritardo nell'applicazione.

TAG:  LAVORO  CRISI  GOVERNO  MARCEGAGLIA  FAZIO   

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