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contributo inviato da xpress il 24 gennaio 2011

Un'altra società, checonsente di scegliere democraticamente cosa fare e come farlo, dando a tutti lapossibilità di vivere e partecipare. Utopia? Beh, l'alternativa in atto è lagovernance di Marchionne, ossia – come spiega Giorgio Cremaschi - “un modelloche non investe solo un sistema di lavoro o di relazioni industriali, ma unmodello di società profondamente autoritario”. In cui i supermanager che siautoregalano compensi favolosi e stock option possono ricordare che “è finital'epoca del rimorso”, e quindi non si vergognano più delle disegualianzeabissali che creano. 

In cui lademocrazia sparisce – gli operai non possono eleggere i propri rappresentanti –perché “nell'economia di mercato non è previsto il voto” (ammissione dellostesso Marchionne in una sua intervista a Repubblica).

L'incubo presente e in marcia verso il prossimofuturo costringe perciò a vedere ogni momento di “resistenza” - operai,studenti, ricercatori, ambientalisti, antinuclearisti, difensori dei benicomuni, ecc – come parte di un unico grande movimento che va prendendo attodella necessità di un rovesciamento radicale dei meccanismi fondanti questaeconomia, questa società, queste istituzioni politiche.

“E poche come questevenivano chiamate rivoluzionarie in senso tecnico; perché non si po' piùmettere d'accordo con una controparte che non vuole più mediare con noi, equindi bisogna batterli e mandarli via”. Altrimenti ci si tiene l'incuboautoritario implicito dell'idea di governance, mutuato direttamente dallagestione di impresa.

Il nuovo arriva da movimenti di studenti che nonvogliono più “ripiegare nel solo ambito della scuola o dell'università”, hanno“colto il nesso tra la riforma Gelmini e il modello Fiat”; che quindi vedono“la questione generazionale come una questione sociale generale”. E che quindisaranno il 28 in piazza con la Fiom perché “la nostra lotta è la stessa”.

Anche l'idea di “reddito di cittadinanza” escedall'angolo dell'”estraneità ai problemi del lavoro”, perché “non si puòpensare che invece chi lavora deve farlo magari per 50 ore alla settimana”. Equindi diventa uno dei cardini di un nuovo, possibile, welfare direttamentelegato alla condizione lavorativa.

E così la questione ambientale è rivisitata comeproblema sociale generale, direttamente connessa con quale produzione, conquali energie rinnovabili. Proprio mentre il ritorno al nucleare vienesponsorizzato come parte integrante di un modello centralizzato emilitarizzato, autoritario in senso tecnico e sottratto alla sovranitàpopolare.

“Uniti contro la crisi” lascia Marghera con l'intentodi moltiplicare questa modalità di confronto aperto e “pragmatico” in tuttaItalia. “Bisogna costruire gli strumenti per dare continuità allamobilitazione, istituzioni di movimento, consigli; è la lezione del dopoGenova, dell'arretramento che è seguito a quella stagione”. Senza fermarsi unattimo, tenendo insieme “pensiero e iniziativa”. E con un ringraziamentoparticolare, caldo come un abbraccio, per il lavoro che il manifesto ha fattosu questo meeting. Insomma, per la sua “utilità sociale”. Un grazie chedovrebbe illuminare anche la via per trarci fuori dalla nostra crisi“aziendale”.
 

Rocco Di Michele - Il Manifesto

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TAG:  AMBIENTE  LAVORO  DEMOCRAZIA  CRISI  WELFARE  FIOM  DIRITTI FONDAMENTALI  BENI COMUNI 
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