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contributo inviato da team_realacci il 17 gennaio 2011
Nelle acque del Golfo dell'Asinara si continua a lavorare per arginare le conseguenze della fuoriuscita di olio avvenuta martedì scorso. Nelle Santuario dei cetacei si sono riversati almeno diecimila litri di olio combustibile. Durante le operazioni di rifornimento che la nave cisterna Emerald stava effettuando nella banchina dello stabilimento E.On, colosso energetico tedesco con base a Porto Torre, c'è stato un cedimento nelle tubature che trasportano l'olio combustibile. Sospinto a est dalle correnti, l'olio ha raggiunto le coste di Sassari e Sorso, vicino al capoluogo, fino a minacciare Castelsardo, decine di chilometri più in là, e a lambire la Corsica.

Ieri un gruppo di persone che tramite Facebook aveva deciso si portare il proprio contributo allapulizia della costa si è vista negare l'accesso alle spiagge. Ma la mobilitazione si è trasformata in un lugo corteo cui hanno preso parte numerosi ppolitici e il sindaco di Porto Torres, con in testa lo striscione con scritto "E-On ora chi paga?". “È inammissibile che in un’azienda moderna avvengano ancora simili incidenti, tanto più grave se si considera che Porto Torres si trova di fronte al Parco nazionale dell’Asinara, uno degli ultimi paradisi naturali del Paese - commenta il presidente di Legambiente Sardegna Vincenzo Tiana -. La E.On s’impegni ora a ripristinare lo stato di salute del litorale ma soprattutto ad adottare tutte le misure necessarie affinché disastri del genere non si ripetano”.

Legambiente chiede un piano di bonifica del territorio e per ottenere adeguati risarcimenti. E’ il momento anche – conclude il presidente di Legambiente Sardegna – di ripensare il modello di sviluppo della Regione. Gli habitat e l’ambiente infatti sono la più grande risorsa dell’Isola minacciata costantemente dall’industria degli idrocarburi”.

Il presidente onorario del Wwf Italia, Fulco Pratesi, ha chiesto al ministero dell'Ambiente di inviare subito una task force dell'Ispra e le navi 'spazzine' della Castalia per far fronte al disastro ambientale di Porto Torres, avvenuto martedi' scorso con lo sversamento in mare di decine di migliaia di litri d'olio combustibile dalla centrale E.On. ''La chiazza ormai lambisce 18 chilometri di una delle piu' belle coste del Mondo - dice Pratesi - provocando la moria di pesci e compromettendo l'equilibrio dell'habitat sottomarino e arrivando a lambire le coste della vicina Corsica'".

Fonte: La Nuova Ecologia
17 gennaio 2011
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