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contributo inviato da MarcoBorciani il 11 gennaio 2011

L'azzeramento della Giunta Alemanno è un ennesimo segnale della difficoltà delle forze politiche di centro-destra ad amministrare. Certo questa valutazione non può essere presa in senso assoluto, anzi!, esistono certamente virtuose Amministrazioni facenti riferimento all'attuale maggioranza politica, ma in questi ultimi tempi i segnali sono ben altri...

Non avendo un osservatorio "specializzato" sulla realtà romana, non sono certo in grado di sbilanciarmi su valutazione della efficienza o meno di quella Giunta. Però credo che un atto tanto forte sia significativo di una situazione disastrata/disastrosa, e senza possibilità di dubbio.

Gli spunti di analisi, a mio avviso, sono diversi, pur tutti tra loro consonanti.

Il primo che mi verrebbe da fare riguarda la scelta del totale azzeramento: in una Giunta che abbia delle difficoltà, porre rimedio è un atto di onestà intellettuale, in quanto dimostra la capacità di analizzare oggettivamente la carenza della squadra di governo dell'Ente. Quello che fa la differenza è il modo di correggere.
Il Sindaco, o comunque il Presidente della Giunta (regionale, provinciale...) può decidere di cambiare solo i componenti inefficienti/discutibili o rimuovere tutto il gruppo. Questo secondo caso, però, dimostra una inadeguatezza totale della squadra, tradisce una scelta totalmente sbagliata dei propri collaboratori: ciò è molto più radicale di un avvicendamento singolo o parziale. Il senso è che il gruppo formato (ben attenti che una Giunta è fatta di nominati per fiducia, non di eletti dal corpo elettorale) è inadeguato o incapace rispetto al compito affidatogli.
Dunque, che Alemanno abbia azzerato la sua Giunta significa che ha ritenuto i suoi totalmente non all'altezza dell'amministrazione della Capitale!

A stretto giro, punterei l'attenzione sul fatto che questa manovra possa risolversi in un sostanziale rimpasto di Giunta, in stile Prima Repubblica: pare, infatti, che la prossima Giunta romana sia composta da un certo numero di riconfermati, ma spostati su altre poltrone (http://www.unita.it/italia/giunta-di-roma-ecco-le-poltrone-che-saltano-1.265141).
Questo potrebbe spiegare il senso dell'azzeramento, della ridistribuzione delle deleghe, ma lascia trasparire in lontananza anche una connotazione politica molto pesante.
E' fatto risaputo che ogni Sindaco o Presidente, all'atto della nomina della sua squadra, decida di affidare determinate deleghe alle persone più capaci e ai partiti più significativi. Mi spiego meglio: che un determinato assessorato sia affidato a una persona di un certo peso nell'opinione pubblica o a un partito di un certo spessore in quel territorio è cosa tanto consueta quanto logica.
Ecco, dunque, il senso politico di questa manovra.
La voce, poi, secondo cui Bertolaso potrebbe diventare il nuovo vice (non so quanto vera e quanto gossippara), pare una dimostrazione della politicizzazione di questo azzeramento. Oltre che un riciclaggio di una persona allo stato attuale non con incarichi ufficiali, le cui capacità sono state ampiamente dimostrate in precedenza (scandali esclusi).

Un altro spunto deriva dal fatto che questo atto sia stato preceduto e seguito da consultazioni del Sindaco con i capigruppo alla Camera e al Senato. Ora, è vero che il governo della Capitale ha una valenza politica molto forte, ma è evidente che questi due atti abbiano avuto un'influenza molto pesante sulla manovra nel suo complesso.
Sarebbe più normale che il Sindaco considerasse sue interfacce i responsabili politici locali, romani e laziali, nel disporre delle nomine e delle deleghe della sua Giunta: è più inconsueto, secondo me, che si rapporti direttamente ai capigruppo parlamentari che, teoricamente, avrebbero ben altre cose di cui occuparsi.

C'è un aspetto sottile, o forse sarebbe meglio definirlo pungente.
Da qualche tempo la Giunta Alemanno era al centro delle cronache giudiziarie e non solo, per una serie di nomine parentali in cariche abbastanza importanti in città.
Mi verrebbe da chiedere se questo azzeramento, certamente connesso al tutto, non sia da vedere come una palese ammissione di colpevolezza. In tal caso, forse, sarebbe stato meglio dire apertamente in che termini stanno le cose e denunciare apertamente le proprie misfatte. E allora sì che avrebbe avuto un senso anche il presentare le proprie dimissioni, in toto.

Per altre considerazioni, rimando direttamente alle opinioni espresse da vari esponenti del PD (http://beta.partitodemocratico.it/doc/201799/roma-citt-sparita.htm ).
Mi permetto, tra queste, di sottolineare l'interrogativo posto dal Commissario laziale del partito, Vannino Chiti: con quali criteri Alemanno aveva nominato i suoi collaboratori?

TAG:  ALEMANNO  ROMA  GIUNTA  DIMISSIONI 
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