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contributo inviato da team_realacci il 10 gennaio 2011
Oggi a Roma nuova riunione del tavolo tecnico per mettere a punto il piano rifiuti campano. Definizione del ciclo di smaltimento e risoluzione delle "criticità finanziarie": questi i nodi da risolvere prima della presentazione della legge entro metà mese. Domani sarà anche il giorno in cui le province dovranno accettare i rifiuti napoletani per evitare che si riformino le colline di immondizia, rimosse a fatica a cavallo delle festività. Una solidarietà da barattare con l'azzeramento dei debiti accumulati, ma convincere il ministro Giulio Tremonti sembra un'impresa disperata. Tanto disperata da irritare persino l'assessore regionale all'ambiente, Giovanni Romano, che lo ha indicato come il vero nemico, cioè l'ostacolo finale per la risoluzione dell'emergenza.

Se i contenuti della legge saranno quelli della bozza, anticipati da il manifesto venerdì scorso, allora si aprirà in Campania un nuovo ciclo di lotte. Il dispositivo, infatti, sembra accogliere tutte le proposte sul tavolo, relegando però quelle funzionali alla strategia Rifiuti zero a un ruolo marginale, in favore di tre discariche, come ha confermato venerdì pomeriggio il presidente della provincia di Napoli, Luigi Cesaro, da 3-4 mila tonnellate l'una e dei due termovalorizzatori, a Salerno e nell'area orientale partenopea. «Il governo e gli enti locali - spiega Antonio Musella del presidio permanente di Chiaiano, Marano e Mugnano - non fanno i conti con le popolazioni delle zone interessate dalle discariche che, in due anni, hanno creato un movimento unitario capace di coinvolgere anche i quartieri napoletani. Associazioni sono sorte persino nel salotto buono del capoluogo, a Chiaia e Posillipo, in corteo con noi il 18 dicembre per chiedere un diverso ciclo di smaltimento. Ormai è chiaro a tutti che le emergenze nascondono gli interessi economici delle grandi imprese e dei clan. Il vero ministro dei rifiuti è Nicola Cosentino».

Tre discariche (in bozza si legge Afragola, Tufino e una nel vesuviano), la rapida conversione degli impianti Stir in strutture per il trattamento della frazione organica, da mandare in discarica con il secco indifferenziato, sembrano più un modo per tirare a campare fino alla costruzione di inceneritori in cui bruciare tutto, nonostante i medici dell'Isde suonino l'allarme sulle patologie legate alle emissioni. «Si naviga a vista - prosegue Antonio Musella -, tutto pur di non smentire il presidente del Consiglio, appeso alle decisioni di Cosentino. Domani ci riuniremo anche noi con gli altri comitati. Decideremo le prossime iniziative di lotta e posso già anticipare che bloccheremo discariche e impianti fino a quando non verranno accolte almeno due nostre richieste: conversione degli Stir in Tmm per il trattamento dei rifiuti con il metodo meccanico manuale e investimenti per la raccolta differenziata spinta porta a porta. I 282 milioni di euro delle compensazioni, di cui si è promesso lo sblocco, da soli bastano e avanzano. In primavera ci saranno le elezioni comunali, i candidati è meglio che si attrezzino a rispondere alle nostre richieste».

Ieri nel faccia a faccia tra Nicola Oddati, Andrea Cozzolino e Umberto Ranieri (i tre candidati alle primarie del Pd) prime dichiarazioni di intenti: no ai termovalorizzatori e impegno per la differenziata per il primo; raccolta "porta a porta" al 50% e riduzione dei rifiuti prodotti per il secondo; riduzione, riciclo e recupero più due impianti, uno per lo smaltimento della frazione secca e uno per l'umido, per il terzo. La campagna elettorale è solo all'inizio e i comitati hanno le idee molto chiare: «Nella bozza di legge è previsto un solo impianto Tmm? È solo fumo negli occhi per sbloccare i fondi della Comunità europea - spiega Susanna Frantina -. Noi abbiamo il nostro piano rifiuti. Con appena 10 milioni di euro in 6-8 mesi si possono convertire in Tmm tutti e sette gli Stir, in discarica così ci finisce solo l'1% dell'immondizia prodotta. I comuni di Marano e Mugnano a dicembre con una delibera hanno delineato il loro piano virtuoso, con un impianto per il trattamento meccanico manuale o di compostaggio da costruire nei loro territori. Delibera inviata alla provincia di Napoli perché ne tenesse conto: nessuna risposta». Luigi Cesaro preferisce mettere a tacere la sua stessa commissione ambiente che ha sposato le tesi ambientaliste, una piccola guerriglia interna tra il Pdl cosentiniano e i futuristi di Giovanni Bellerè.

Fonte: il manifesto
autore: Adriana Pollice
10 gennaio 2011
TAG:  EMERGENZA  RIFIUTI  CAMPANIA  LOTTE  TAVOLO TECNICO  PIANO RIFIUTI CAMPANO  DISCARICHE  AFRAGOLA  TUFINO  VESUVIANO  TERMOVALORIZZATORI 

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