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contributo inviato da MarcoBorciani il 22 gennaio 2011

 http://www.unita.it/culture/ponte-stretto-l-archistar-libeskind-br-realizzera-le-opere-del-progetto-1.263968

 È di qualche giorno fa la notizia su l’Unità che è stato assegnata all’Arch. Libeskind la guida dei lavori per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.

Ora, credo non serva un eccessivo sforzo intellettivo per comprendere esattamente quale tipo di opera faraonica possa diventare questo progetto e, quel che è più importante, quali implicazioni reali vi siano. Sono implicazioni legate ad aspetti geologici degli ambienti in cui si va ad impiantare, legate ad aspetti socio-economici delle realtà locali che si incontrano, legate ad aspetti politici…

Geologicamente parlando una realizzazione del genere andrebbe a installarsi su due sponde, quella messinese in particolare, notoriamente fragili: è notizia non remota quella delle frane a ***, dimostrazione della non solidità di quel terreno. Quale impiantista si assumerebbe la responsabilità di installare un ponte, per di più a campata unica, su un terreno tanto debole? Tutto questo non può, poi, prescindere dall’impatto ecologico su territori in cui piomberebbe una colata di cemento squallidamente devastante: vale la pena di distruggere gli ecosistemi dello stretto di Scilla e Cariddi, per imporvi cemento e cemento e cemento?

Da un punto di vista socio-economico, è paese l’entità degli interessi che possono gravitare intorno a questa realizzazione. Se poi, per qualche motivo, si volesse ragionare di questo ponte come di una grande opportunità per le imprese locali, lascio all’immaginazione dei lettori pensare a che tipo di appalti si va incontro, a che tipo di imprese avrebbero la meglio … (Sia ben chiaro che non voglio generalizzare sulle imprese calabro-sicule! Giammai! Polemizzo sul rischio più che concreto cui si va incontro).

In termini di popolazione, qualcuno ha mai chiesto veramente ai reggini e ai messinesi quanto siano realmente interessati alla realizzazione di questo ponte? Qualcuno ha mai sinceramente chiesto loro quanto ne sentano la necessità? O se, piuttosto, non sentano necessità di altre opere pubbliche, prima fra tutte la Salerno-Reggio completa ed efficiente?

Politicamente parlando, esprimo un giudizio lapidario: le opere faraoniche sono tipiche di chi vuole lasciare traccia concreta di sé, ma non con opere di pubblica utilità, ma con qualcosa di fintamente utile e colossalmente vistoso. Una specie di contrappasso tra la levatura dell’uomo e l’imponenza dei costrutti.

Chioso con una citazione dall’ultimo libro di Ciampi, “Non è il paese che sognavo”, il quale a proposito di ponte dice: «Non servono opera come il ponte sullo Stretto: costa troppo, avrà bisogno di rampe di accesso ciclopiche e incongrue col territorio, sarà fondato su zone altamente sismiche e dunque pericolose. Non a caso quando ero al Tesoro sospesi gli studi di fattibilità di quell’idea costosa e inutile». Sic!

TAG:  LIBESKIND  PONTE SULLO STRETTO  CIAMPI 
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