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contributo inviato da gfini il 30 dicembre 2010
Cosa rende 'sostenibile' una città? Possiamo fare alcuni esempi?

Questo è un breve articolo che ho scritto recentemente e che riporta alcuni spunti ed esempi di città medio-piccole.

L'articolo è stato scritto per la rivista Paneacqua nell'ambito della collaborazione con l'Istituto Nazionale di Urbanistica. Il testo risente anche di riflessioni fatte negli ultimi mesi con amici e colleghi.

Buon 2011 a tutti,

Giovanni



Negli ultimi anni abbiamo visto l’aggettivo “sostenibile” accompagnato a parole molto diverse fra loro. Tutti parlano di “sviluppo sostenibile” e di “mobilità sostenibile”, acquistiamo prodotti da “agricoltura sostenibile” e facciamo “turismo sostenibile”. Un uso così intenso e un po’ disinvolto ci ha abituati a questo aggettivo e non ci sorprende che “sostenibile” accompagni le parole più varie (finanza, innovazione, ufficio, …) e quando sentiamo parlare di “città sostenibile” pensiamo ‘ma certo, è ovvio, perché la città non dovrebbe essere sostenibile ?’. Se chiediamo al nostro giro di amici quand’è che una città è ‘sostenibile’ scopriremo una varietà di punti di vista, ricca ma anche eterogenea e discordante.

Lo stesso succede se chiediamo cosa sia una “città sostenibile” ad amministratori di enti locali, a tecnici o a ricercatori: ognuno ha un suo punto di vista, legittimo e sostenuto da riflessioni ed esperienze. E’ giusto così: la città vive di una vita fatta di risorse consumate e di beni prodotti e scambiati, di persone che vi abitano una esistenza intera o che vi passano qualche anno o solo qualche giorno. La città è fatta di movimento, di cose, di persone, di messaggi, è fatta di relazioni, è fatta di acqua da bere, di aria da respirare, è fatta di strade da percorrere e di piazze dove fermarsi. Se guardiamo soltanto alla struttura fisica di una città non arriviamo a capirla ma non capiamo neanche il suo tessuto sociale se non lo rapportiamo alla struttura che lo sostiene, ai quartieri, agli spazi pubblici, alle strade, agli edifici che ospitano i rapporti fra le persone, le attività economiche, le abitazioni.

Non possiamo capire pienamente una città se non guardiamo alle risorse che ne alimentano l’esistenza: l’energia con cui ci muoviamo e riscaldiamo le case, il cibo che mangiamo ma che viene da chissà dove, la ricchezza che ‘produciamo’ a sostegno dei nostri bisogni. La crisi di questi anni ha reso più evidente la limitatezza delle risorse di cui disponiamo.

Il tema energetico In questo contesto assume grande centralità. Negli ultimi anni il tema dell’energia ha assunto un rilievo che viene da una emergenza globale che è quella dei cambiamenti climatici sui quali tanto viene detto. Poco viene invece detto che la soluzione a questo problema globale è una soluzione locale anzi localissima perché parte da una forma democratica di produrre energia distribuendo sui tetti la produzione di elettricità e acqua calda e rendendo ciascuno proprietario e responsabile, se lo vuole, della propria energia e dei propri consumi. E’ una soluzione locale perché genera un indotto di professionalità, di artigiani, di competenze che arricchiscono la città e limitano la dipendenza energetica ed economica dall’esterno. Investire sull’energia è quindi un modo per migliorare la vita e la qualità della città oltre che al benessere delle abitazioni.

Le trasformazioni che avvengono in una città la possono renderla più faticosa, più difficile, più insicura o viceversa più vivibile, più piacevole e più bella. Da questo punto di vista “sostenibilità” significa vivere la città cercando oggi un benessere che sia opportunità e possibilità di ulteriore miglioramento per il futuro. Le città italiane hanno straordinari punti di forza costituiti dalla ricchezza della loro struttura storica, densa e compatta, adatta alle relazioni umane ed agli spostamenti a piedi o in bicicletta. Questo vale non solo per i centri storici ma anche per tante periferie progettate con cura ed equilibrio. Questa struttura è quindi un patrimonio da valorizzare per la qualità della vita urbana. Dentro questa struttura la città deve però trovare la capacità di innovare, di trasformarsi migliorando le sue prestazioni e rispondendo ai  bisogni di oggi.

Propongo allora alcuni esempi di città medio piccole, delle quali tutti abbiamo presente il valore storico, ma nelle quali si stanno attuando programmi e progetti di innovazione,  trasformazione e qualificazione ambientale dei loro tessuti.

Il Comune di Bologna ha completato nel 2009 il rinnovo dei propri strumenti di governo del territorio (PSC, POC e RUE) integrando obiettivi di innvovazione, risparmio e uso efficiente dell’energia, con approfondimenti mirati su parti di città, chiamate Bacini Energetici Urbani, per le quali sono stati indicati obiettivi di efficienza energetica basati sulle caratteristiche dei tessuti urbani e sulla disponibilità locale di energia da fonti rinnovabili o di teleriscaldamento.

Lucca ha realizzato un Centro Distribuzione Merci per il suo centro storico da cui parte un servizio di distribuzioni delle merci con una flotta di mezzi ecologici. Il Comune di Lucca ha anche avviato la riqualificazione di una vasta area del centro storico con il PIUSS (Piano Integrato Sviluppo Urbano Sostenibile) denominato “Lucca Dentro” dove sono integrati interventi pubblici e privati anche per migliorare la qualità urbana, realizzare servizi e promuovere il turismo.

Padova ha attuato il proprio ‘piano per l’efficienza energetica’ approvato nel 2004 con investimenti significativi per la riqualificazione energetica degli edifici del Comune e per ridurre i consumi nell'illuminazione stradale oltre a promuovere la diffusione e lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Perugia ha realizzato interessantissimi sistemi innovativi per la mobilità sostenibile ultimo dei quali il “minimetro” costituito da una linea a doppio binario di 3 km che attraversando 5 stazioni collega la zona periferica di Pian di Massaio, attrezzata con un parcheggio scambiatore, con la stazione Pincetto in pieno centro storico, con un progetto curato da Jean Nouvel.

Salerno ha dimostrato una grande capacità nel “cantierare” opere di qualificazione dello spazio pubblico e di restauro diffuso dei monumenti ma allo stesso tempo ha conseguito una elevata percentuale di raccolta differenziata con un 46 % che contrasta con l’11 % di media del resto del Sud Italia.

A Siena gli interventi di cablatura nel centro storico hanno consentito l’eliminazione delle antenne per la telefonia mobile dallo skyline garantendo comunque la possibilità di accedere ai moderni sistemi di comunicazione..

Molte città poi, cito i casi di Pavia, Cremona e Reggio Emilia fra le altre, hanno rivoluzionato il proprio sistema di gestione dei contratti orientandosi verso il green public procurement (acquisti verdi) sia nella acquisizione di forniture che di servizi (mense scolastiche ad esempio).

Insomma ci sono tanti ‘cantieri’ di città che si stanno preparando a garantire qualità e benessere con meno energia e meno risorse così come sono sempre più numerose le persone che adottano stili di vita più ‘sostenibili’ dall’attenzione verso gli acquisti alla scelta dei mezzi di trasporto al consumo di frutta e verdura ‘ a km 0’. La ‘città sostenibile’ è una città rinnovata che aiuta a vivere stili di vita diversi e, credo, migliori.



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