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contributo inviato da Stefano51 il 26 dicembre 2010

Antonio Gramsci è nato nel 1891 ed è morto nel 1937, il 27 aprile, a Roma, dopo aver trascorso quasi un quarto della sua breve vita nelle carceri fasciste. Lo voglio ricordare a chi, come il nostro sciagurato premier, del fascismo e della sua feroce repressione ha voluto più e più volte stemperare i toni fino a trasformare la prigionia degli oppositori in un periodo di vacanza.

Se Antonio Gramsci avesse avuto un blog, al "volemose bene" smielato e ipocrita che i media asserviti al regime propinano al paese affamato in questi giorni, avrebbe certo preferito la schiettezza di questo suo messaggio che riporto di seguito. Un messaggio d'amore vero, e di unità reale per chi oggi ha smarrito il bandolo della matassa e accetta l'ineluttabilità di una crisi economica e sociale che da questo scellerato governo è stata non combattuta, bensì utilizzata per dividere ancora di più la classe lavoratrice, perchè sui lavoratori e sulle loro famiglie continuano ad essere riversati tutti i costi della crisi stessa :

"L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Antonio Gramsci
 
 
Buone feste a tutti, mangiate e rinforzatevi perchè il 2011 sarà un anno molto energico per la democrazia. Uniti si vince, a sinistra.
 
Stefano Olivieri
 

 

TAG:  REGIME  PARTIGIANI  ANTONIO GRAMSCI  RIVOLUZIONE  ODIO GLI INDIFFERENTI 

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