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contributo inviato da Achille_Passoni il 23 dicembre 2010


Ieri in Aula abbiamo condotto una battaglia importante sulla riforma Gelmini. Credo si possa dire che abbiamo fatto la nostra parte per segnare una contrarietà netta al provvedimento, ma anche per dare voce, con le modalità proprie dell’attività parlamentare, alla bella, intelligente e assai efficace in termini comunicativi manifestazione di ieri a Roma degli studenti - purtroppo non si può dire altrettanto per la violenza che si è vista in altre città. 

Pur in presenza di una Presidenza che ha stravolto i regolamenti all’unico scopo di impedire all’ opposizione di condurre la propria battaglia ostruzionistica, resasi necessaria per tutte le cose che vi ho già raccontato, abbiamo dimostrato alla maggioranza che non si possono calpestare i diritti dell’opposizione e soprattutto che non si può liquidare in poche ore l’approvazione di un provvedimento sul quale è in atto una rivolta in tutti gli atenei italiani. 

Ovviamente, la battaglia ostruzionistica – stante i numeri della maggioranza, che, lo ricordo, su questo provvedimento è la stessa dell’inizio della legislatura – non si poteva porre l’obiettivo di cambiare il testo, bensì di segnare, anche in termini parlamentari, il carattere tutt’altro che “epocale” di questa riforma. 

Per questo, nel pomeriggio di ieri, dopo ore di scontro politico in Aula, la nostra Capo gruppo ha avanzato una proposta risolutiva: si ristabiliscano le regole, si impedisca che gli strappi regolamentari diventino un precedente applicabile anche in futuro, si fissi un tempo congruo per il proseguo del confronto sugli emendamenti, si fissi per le 15 di giovedì la conclusione dell’esame degli emendamenti stessi, si stabilisca la diretta televisiva per le dichiarazione di voto, affinché i cittadini possano conoscere le posizioni politiche in campo. A fronte di questo pacchetto di richieste il Gruppo del Pd avrebbe rinunciato all’ostruzionismo. 

La proposta è stata accolta e così abbiamo incassato un altro risultato importante. Adesso la battaglia non è certo finita. Proseguirà per i molti decreti che dovranno essere licenziati dal Governo (se durerà e se ne avrà la forza); proseguirà negli atenei e nel Paese perché il tema della riforma (quella vera) dell’università è davvero di prima grandezza; proseguirà perché questo movimento non violento – e lo sottolineo - è destinato per fortuna a durare, a crescere e a pesare sulla vita politica dell’intero Paese.
TAG:  PD  SENATO  SCUOLA  UNIVERSITÀ  STUDENTI  RIFORMA GELMINI 

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