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contributo inviato da Achille_Passoni il 22 dicembre 2010


Proprio ieri, mentre stava succedendo di tutto qui in Senato, purtroppo ero sprovvisto di qualunque strumento per darvi conto, in diretta, di quel che stava capitando. Ve ne do conto ora, poco prima che ricominci l’Assemblea. Ieri erano in corso votazioni sugli emendamenti al famigerato disegno di legge sulla riforma dell’Università. Il nostro gruppo era impegnato a “rosicchiare” ogni minuto possibile in più, affinché l’approvazione finale del testo non avvenisse ieri sera come sostanzialmente voleva la maggioranza. 

E questo, da parte nostra, per tenere, in raccordo nell’unica forma che ci era consentita la protesta di oggi degli studenti e dei ricercatori – che già si annuncia assai numerosa – con il Palazzo che decide sulla loro condizione concreta. Eravamo arrivati all’articolo 6 e agli emendamenti sul comma cinque. Presiedeva la senatrice leghista Rosy Mauro. Stavamo illustrando una gravissima anomalia presente nel testo approvato alla Camera, relativa al fatto che in quell’articolo e nel successivo articolo 29 vi è un palese contrasto normativo: si sostengono tre (si, addirittura tre) tesi diverse su un’unica materia (il provvedimento della Legge Moratti che prevedeva la possibilità per i ricercatori, dopo tre anni di docenza, di diventare professori aggregati). Ragione per cui, in sintesi, si stava approvando una legge assolutamente non applicabile perché non dà a nessuno la possibilità di sapere se e quando si può fregiare della qualifica di professore aggregato.

Ve la faccio breve: la Presidente, in sostanza, dice che non c’è problema e che si deve andare avanti. Il perché di questa posizione e di tutto ciò che è accaduto dopo, sta evidentemente nella volontà della maggioranza “coperta” da Mauro e, soprattutto, da Schifani, di impedire qualsiasi cambiamento al testo affinché il provvedimento non torni alla Camera. Tutto questo anche quando si riconosce, perché questo ha detto il Ministro Gelmini, che vi è un enorme strafalcione. Questo è il cuore di tutta la vicenda! 

Al momento della decisione di Mauro, potete immaginare quale casino abbiamo scatenato. A quel punto la Presidente ha assunto un atteggiamento prepotente ed arrogante, e ha imposto il proseguo della votazione degli emendamenti. Ma non basta. Non paga di quel disastro che stava combinando, presa probabilmente anche da uno stato di esaltazione, pronuncia la fatidica frase: il Senato “approva” ben tre emendamenti dell’opposizione, sancendo la modifica del testo e il conseguente rinvio del disegno di legge alla Camera: esattamente quel che la maggioranza – che su questo provvedimento è tornata numericamente a quella precedente al voto di fiducia – voleva evitare a tutti costi. 

A quel punto, dopo una sospensione della seduta, il Presidente Schifani decide di annullare tutte le votazioni avvenute sul punto incriminato con le modalità adottate da Mauro – un fatto gravissimo, perché si tratta di un’interpretazione inaccettabile del regolamento del Senato. Da parte nostra, non abbiamo partecipato alle ri-votazioni proprio per rimarcare il nostro grave dissenso sulla decisione di Schifani, che ha dimostrato ancora una volta di che pasta è fatto questo Governo.
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