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contributo inviato da NexLeft il 20 dicembre 2010

 

 

 

 

Anche se qualche giorno e' ormai passato, vorrei proporre qualche riflessione su cio' che e' successo martedi' scorso, anche perche' l'argomento "compravendita" non nasce nel 2010 ma ha sicuramente qualche anno di piu'. Non mi sembra il caso di affrontare il problema per ogni singolo cambiamento di partito avvenuto dal 1948 in  poi, pero' credo sia interessante analizzare in particolare le ragioni che hanno condotto i tre del cosidetto "Movimento di Responsabilita' Nazionale" alla loro scelta, perche' credo esistano in ciascun caso delle responsabilita' del nostro partito.

 

 

Se volete seguirmi, vi espongo quali dubbi credo esistano su ciascuna di queste tre persone:

 

 

- Bruno Cesario: leggo dalla voce "Bruno Cesario" su Wikipedia che Cesario e' un ex DC, ex PPI, poi viene eletto nel 2006 con la Margerita e nel 2008 con il PD, poi passa all'API, poi entra nel famoso Gruppo Misto e ora e' in questo gruppo di "responsabili". Nel 2009 se ne va dal PD perche' in rotta con la "deriva a sinistra". Dichiara al Corriere della Sera che ha scelto di votare per Berlusconi dopo "aver parlato con persone, che pero' non posso tirare in ballo". Sembrerebbe che dietro la scelta di Cesario ci sia un ragionamento politico che lo ha portato a fare una scelta di centrodestra,scelta fatta in maniera anche abbastanza pulita a giudicare da cio' che sembra; stupisce tuttavia come una persona che ha avuto un significativo percorso di centrosinistra da non poco tempo decida a Dicembre 2010 di votare la fiducia a un governo guidato da Berlusconi, percio' se esistono ragioni ulteriori oltre da lui espresse credo sia importante conoscerle.

 

 

 - Massimo Calearo: Imprenditore del Nord-Est scelto da Walter Veltroni come capolista nella circoscrizione Veneto 1. Su di lui cerchiamo di intenderci: Calearo ha sempre fatto capire qual e' la sua visione in politica; si e' sempre definito un imprenditore prestato alla politica, e gia' quando si avanza tale definizione di se' si lascia intendere di non voler avere un vincolo particolare con nessun partito.                                                                          Non e' sulle qualita' di Calearo come imprenditore che vorrei discutere, ne' sul merito per il servizio portato alla societa' che lo portano a essere un rappresentante del popolo Italiano nel Parlamento . Tuttavia immagino che quando una persona viene scelta come capolista in una lista elettorale di un partito cio' accada non solo per i motivi di cui sopra, ma anche per una dichiarata fede politica magari espressa negli anni attraverso una convinta militanza.                                                                                                                                                                          Se accettiamo questo ragionamento, vorrei quindi sapere da Walter Veltroni, oppure anche da altri dirigenti o ex dirigenti della direzione del partito che lo scelse, qual e' stato il percorso politico di Massimo Calearo, prima di essere candidato, che giustifica la sua candidatura a capolista nel 2008.

 

 

 

 - Domenico Scilipoti: E' il caso piu' interessante dei tre. Lasciando perdere le questioni per le quali ha lasciato l'IDV, come militante del PD cio' che mi interessano sono le sue dichiarazioni nell'intervista-spettacolo rilasciata a Radio 2. Perche' nella versione passata nei telegiornali manca l'interessantissima parte iniziale della sua intervista. Prima di cominciare a parlare di se' in terza persona, Scilipoti fa un accusa gravissima (faccio lo stenografo ascoltando l'intervista da un video su Youtube, http://www.youtube.com/watch?v=iK9vCrjZFxo):

"si dovrebbe  avere il coraggio di affrontare......il linguaggio di colori i quali ti dicono: perche' sei un dissidente, perche' parli un linguaggio diverso, ti butteranno fango addosso e l'hanno concordato Repubblica, e oltre Repubblica, il PD e l'Italia dei Valori che mi avrebbero fatto nero in modo tale da non farmi riconoscere piu' da mia madre, questo e' un atto ignobile e vergognoso" poi definisce i suoi accusatori "mascalzoni che non hanno il coraggio di affrontarmi direttamente".

 

Ora, decifrare il modo di parlare di questo simpatico siciliano non e' facile (e io avevo tre nonni siciliani): tuttavia cio' che mi sembra di capire e' un accusa di un infamita' atroce: Il Partito Democratico e l'Italia dei Valori avrebbero concordato con Repubblica che se Scilipoti avesse votato la fiducia al governo, questi sarebbe stato fatto nero in modo tale che neanche sua madre sarebbe stato in grado di riconoscerlo.                                                 Ovvero, immagino, sarebbero state rese note informazioni tremende sulla sua vita privata.   (Ovviamente questa e' l'interpretazione che io ho ricavato, altri potrebbero leggere nelle parole di Scilipoti altre interpretazioni)                                                                                                                                                                                                                                             

 

 

Che cosa e' successo esattamente? Anche su questo un militante come me e' abbastanza curioso.

 

Non desidero con queste osservazioni causare una sterile polemica, ma se le faccio e' perche' desidero un partito di qualita' e per averlo e' necessario cercare di individuare, come e' normale, i possibili errori commessi. Sempre considerando che, in ogni caso, che questo partito perfetto non potra' mai essere, altrimenti sarebbero inutili i contributi dei militanti che cercano di migliorarlo.

Se avete ancora voglia di leggere, c'e' un altra riflessione che brevemente vorrei proporre.

Credo sia necessario che tutta la classe politica risolva questa nuova "questione morale" che a mio parere e' emersa: quando si puo' veramente parlare di corruzione?

Perche' se le persone lasciano un partito perche' in un altro hanno maggiori prospettive di vedere realizzati i loro ideali o le loro idee, per me questo e' legittimo da qualunque parte si venga e dovunque si vada, e anche se poi il cambiante casacca assume un posto direttivo nel nuovo partito, ancora non vedo motivo di scandalo se nella nuova destinazione svolge il suo compito con responsabilita' e merito, magari servendo il Paese;                         ma se tale cambiamento avviene in seguito a consegna diretta di denaro o ad altro tipo di favore economico e null'altro, questa per me e' corruzione diretta (vedi il caso Razzi, dove, nonostante questi abbia rifiutato, e' esistita l'offerta di azzeramento del mutuo da pagare, per ammissione di Razzi stesso).                                                           Se cerco di tirare una linea su questo, e' perche' credo che sia necessario che in questo Paese su questo tema ci sia una chiarezza tale che non siano lanciate facilmente accuse infamanti quando una persona decide di lasciare un partito per un altro.

 

 Grazie per l'attenzione

TAG:  CORRUZIONE  CALEARO  COMPRAVENDITA  SCILIPOTI  FIDUCIA  MILITANZA 

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commento di nino55 inviato il 23 dicembre 2010
Ciao Nex, condivido i tuoi dubbi sull'operato del pd e dell'Idv,ma in questi casi non è facile dimostrare che vi siano state le minacce sbandierate da Scilipoti.A questo punto, se esistono veramente, faccia i nomi e ne denunci gli autori, altrimenti si deve dedurre che lo stesso Scilipoti abbia enfatizzato volutamente qualche diverbio.
N.B.I tuoi nonni sono miei conterranei,di stà bedda sicilia, ma maledettamente iellata, per colpa di troppi mafiosi.
commento di NexLeft inviato il 23 dicembre 2010
Avevo sentito gia sentito di tutto questo nell'ultima puntata di Annozero di quest'anno.
Quello che ho pero' messo in evidenza e' la presunta minaccia ricevuta da Scilipoti da parte del PD e addirittura di un presunta macchina del fango che il partito avrebbe messo in piedi insieme all'IDV e in coordinamento con la Repubblica. Davvero il partito e' capace di questo?
commento di nino55 inviato il 22 dicembre 2010
CONTINUA.L’opera però non va in porto, ma Recupero non viene mai pagato. Nel 1997 il professionista chiede e ottiene un decreto ingiuntivo. Il politico però non demorde. Tanto da arrivare a negare di aver firmato i progetti dell’ospedale. Ma c’è di più. Scorrendo le pagine delle sentenza d’appelo del tribuanle di Barcellona Pozzo di Gotto si scopre che l’ormai ex parlamentare dell’Idv sostiene di trovarsi in Brasile al momento della firma. Motivo del presunto viaggio: lezioni universitarie. Gli avvocati di Carmelo Recupero, però riescono a dimostrare che in quel periodo il vice-sindaco si trova in comune a presiedere un consiglio comunale. Non è finita. Nel 2008, infatti, il tribunale dispone anche un esame calligrafico. Dalla perizia emerge che tutti i documenti sono stati firmati da Scilipoti. Nel luglio 2009 arriva la sentenza di secondo grado nella quale, fra l’altro si legge che Scilipoti “sperava di ottenere un finanziamento per l’opera sfruttando la propria carica e di contatti politici”.

La questione, però, si complica ulteriormente. Il 19 luglio scorso si passa dal civile al penale. Nelle vicenda della casa di cura, Scilipoti risulta indagato per calunnia e produzione di falsi documenti. A novembre gli viene recapitato un avviso di garanzia. Da qui la richiesta dell’onorevole di essere ascoltato dai magistrati. Della cosa, infine, viene messo a conoscenza anche Antonio Di Pietro. Il 5 agosto l’ingegnere Recupero decide, infatti, di esporre il suo caso al leader dell’Idv, allegando tutte le carte che interessano il deputato. “Egregio onorevole Di Pietro, debbo significarle che nell’Idv, purtoppo è presente un soggetto, mi riferisco all’on. Domenico Scilipoti che a mio parere non rende giustiziaal movimento dal Lei rappresentato”.
DOMANDA NEX: SONO QUESTI GLI IDEALI DELL'ON.SCILIPOTI?
commento di nino55 inviato il 22 dicembre 2010
Sette case pignorate e troppi debiti, storia
di Scilipoti il dipietrista che tratta con B. L'ex onorevole dell'Italia dei valori è stato condannato in secondo grado a pagare 200mila euro. Una vicenda che nel luglio scorso si è trasformata in un avviso di garanzia per calunnia e produzione di documenti falsiL’abitazione e altri sei immobili pignorati. Una sentenza d’appello che lo condanna a pagare un debito da 200.000 euro. Indagato per calunnia, produzione di falsi documenti e l’aggravante di avere commesso il fatto con abuso dei poteri dati dalla sua carica di vicesindaco. Insomma, quella dell’onorevole Domenico Scilipoti, siciliano, classe ’57, è una storia giudiziaria piena di inciampi. Ma anche una storia di debiti. Ed è proprio qui che sembra nascondersi il motivo vero del suo repentino avvicinamento alle posizioni del Pdl. Avvicinamento che in serata pare sfumare. Scilipoti annuncia che voterà la sfiducia e contemporaneamente lascia l’Idv. Sono semplicemente schermaglie. In realtà il politico sembra contrattare. Sarà lui il primo acquisto del Cavaliere? “Mi hanno gettato fango addosso”, dice Scilipoti, rispondendo a quelle confidenze che da giorni, nei corridoi del proprio ex partito, raccontano delle sue difficoltà economiche. Malelingue piuttosto informate. Visto che lo stesso onorevole Antonio Di Pietro era a conoscenza della vicenda da più di quattro mesi.

Per capire, però, bisogna tornare indietro al 1987. Da qui parte la sua storia giudiziaria. A dare il la, un debito non pagato per 12 anni e un conto finale da 200mila euro. All’epoca Scilipoti è vice sindaco del Comune di Terme Vigliatore, provincia di Messina. Tra i tanti impegni, c’è anche il progetto di un centro medico di tre piani. Dovrebbe chiamarsi Esculapio e sulla carta prevede 61 posti letto per 10 tipi di specializzazioni mediche. L’autore del piano è l’ingegnere Carmelo Recupero. L’incarico lui lo riceve direttamente da Scilipoti. L’opera però non va in porto, ma Recupero non v
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