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contributo inviato da Stefano51 il 20 dicembre 2010
 

Il senato della Repubblica italiana è chiamato mercoledì 22 dicembre ad approvare il disegno di legge Gelmini su scuola, università e ricerca. Su questo decreto, che ha mobilitato da mesi in tante manifestazioni gli studenti medi e universitari in giro per l’Italia, si sta addensando ora dopo ora una grande apprensione dopo i fatti accaduti il 14 dicembre. Media televisivi e quotidiani sono stati sempre pronti a cogliere la drammatizzazione degli eventi, il gossip, l’interpretazione che del malessere giovanile di volta in volta ha dato la politica di governo e di opposizione; assai meno, purtroppo, è stata offerta agli stessi giovani, se si escludono le battute rubate qua e là durante i cortei, l’opportunità di descrivere e descriversi nello scenario futuro della riforma Gelmini. Delle loro ansie, dei loro progetti, di quali e quanti errori secondo il loro punto di vista sia intessuto il disegno di legge in esame al Senato, di quali aspettative nutrano in ragione dell’attuale scenario, di tutto questo alla stragrande maggioranza dei senatori chiamati a votare il provvedimento non è stata offerta informazione sufficiente.

Questo perché nel nostro paese, pur basato sul principio della democrazia rappresentativa parlamentare, da un po’ di anni vige una idea distorta di democrazia, in base alla quale chi vince le elezioni ( o sopravvive alle richieste di sfiducia parlamentare, come è accaduto di recente) è libero di infischiarsene di chiunque, in parlamento o nel paese, non sia d’accordo con le decisioni dell’esecutivo. Per tale motivo la maggioranza di centrodestra è andata finora avanti, fin quando la supremazia dei numeri lo ha consentito, utilizzando il voto di fiducia e riducendo il dibattito parlamentare a una asettica registrazione notarile della volontà dell’esecutivo. Quando poi i numeri sono cambiati con la nascita di FLI il governo ha iniziato ad andare sotto nelle votazioni e quindi ha interrotto le stesse, con un atto totalmente eversivo e tuttavia tollerato dallo stesso Quirinale, per il tempo necessario a riassestare gli equilibri di forza con metodi la cui poca chiarezza e trasparenza ha portato grande imbarazzo fra gli stessi elettori del PDL.

Questo gap di democrazia sta producendo una crescita esponenziale dell’inquietudine sociale, in particolare fra i cittadini meno garantiti dalla crisi : i giovani appunto, studenti e non studenti; i lavoratori disoccupati, le donne. Mille piccoli fuochi che possono divampare all’improvviso in un grande incendio che farebbe cenere del nostro paese, spazzando via vincitori e vinti allo stesso modo. Chiunque pensi di poter spegnere con la forza – e da oggi segnali in tale direzione sono già arrivati da rappresentanti del governo - la rabbia giovanile che poi è quella di tutto un paese in grave sofferenza, sta giocando con un cerino acceso dentro una santabarbara. Perché l’incendio divamperà dalla scuola alle fabbriche, alle periferie metropolitane disagiate, all’intero paese.

Per questo chiedo ai senatori, alla politica, a tutti coloro che possono farlo : fermate quel disegno di legge, prendete una pausa di riflessione, trovate le forme per ristabilire un dialogo con la nostra gioventù o l’intero paese andrà in fiamme. La polizia in piazza può e deve gestire la sicurezza e l’ordine pubblico, non può, come ha dichiarato lo stesso Manganelli, capo della polizia, fare azione di supplenza di un governo che vuole sempre vincere senza convincere. Senatori fermatevi finchè siete in tempo, ascoltate Manganelli, ascoltate Napolitano, per carità. E intanto spegnete quel cerino .

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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