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contributo inviato da pierluigi bersani il 14 dicembre 2010
Signor Presidente, cari colleghi,

noi voteremo questa sfiducia con convinzione e con compattezza, secondo le motivazioni che sono state espresse qui dagli onorevoli Letta, D'Alema, Fassino, Veltroni e Bindi, e con argomenti che abbiamo avuto modo di ribadire in una grande manifestazione popolare. Ho sentito ieri l'onorevole La Loggia dire che è stata una manifestazione malriuscita. Questa è la prova che conferma che lui non c'era. La cosa ci tranquillizza e ci rasserena.

In questi momenti si dice anche che siamo davanti ad un voto incerto. A pochi minuti dal voto, esso è ancora incerto. La conta è mobile. Certe «botteghe» non chiudono mai, sono aperte H24 anche in questi minuti. Tuttavia, questa incertezza, se ci pensiamo, ha una singolare caratteristica: mentre essa per la sedicente maggioranza è motivo di agitazione e di ansia, noi dell'opposizione siamo tranquillissimi. Vede, signor Presidente del Consiglio, comunque vada, per voi sarà una sconfitta.

Signor Presidente del Consiglio, qual è il meglio che può aspettarsi da questa giornata? È vendersi per un giorno la vittoria di Pirro, un voto in più dopo averne avuti cento. Non avrà nemmeno l'allegria del naufrago che poi riprende il mare, perché il giorno dopo - ma proprio il giorno dopo! - sarebbe da capo, con la testa sott'acqua. Lei sa meglio di ogni altro che non è più in grado, voto più o voto meno, di garantire la stabilità di Governo.

Il voto che disperatamente cerca e che sta cercando anche in questi minuti non è per governare, perché non potrebbe farlo e lo sa benissimo. Lei sta inseguendo, con quel voto in più, un'instabilità pilotata da lei, che le consenta di guidare la macchina verso le elezioni, per cercare una disperata rivincita alla sua sconfitta politica!

Un bell'appuntamento elettorale: Berlusconi sì, Berlusconi no. Come negli ultimi 16 anni: una bella legge elettorale, nominiamo i deputati, con una maggioranza esigua ci prendiamo tutto, chiunque vinca e, senza alcun esito incerto di governabilità, facciamo fare un altro giro così su questa vecchia giostra al nostro Paese. È da irresponsabili!

Caro Presidente del Consiglio, l'oggetto vero di questi giorni è la sua sconfitta politica, bisogna che se ne faccia una ragione. È incredibile che in tutti i suoi discorsi, compreso quello di ieri al Senato, non vi sia un cenno, un interrogativo per chiedersi come si sia arrivati a questo punto. Come mai avevate un'autostrada davanti e adesso camminate su un filo? Cosa è successo? Converrà con me che vi sarà una ragione: solo i bambini pestano i piedi, strillano per rifiutare la realtà e dicono che è colpa della strega. Agli adulti non è consentito!

Ho sentito parlare in quest'Aula di conflitti, complotti, tradimenti e congiure. Ma di cosa stiamo parlando? Quando una nave va e se va, chi è chi si butta giù per salire su una scialuppa? È la nave che non va, sono due anni che vi diciamo che è la nave che non va!

Avete perso i contatti con la realtà! Ve l'abbiamo detto: vi è uno scarto tra parole e fatti. Avete sacrificato le esigenze del Paese a quelle della vostra propaganda, vi siete avvitati sul problema del capo, mentre il Paese si allontanava, sfiduciato e rabbioso. Questo è il punto! D'altronde, anche ieri lo abbiamo visto: Presidente Berlusconi, mai una parola! Ma vuole dire una parola, una volta, sulla realtà della vita comune? Guardi che non sono mica tutti miliardari in questo Paese.

Vuole dire una parola? Ma lei lo sa che, dal 1o gennaio 2011, per i tagli che avete fatto, in metà delle regioni italiane una corsa su un autobus costerà un euro e mezzo?

Lo sa lei ? Lo sa cosa costa, in questo momento, un litro di benzina? Lo sa come campano 600 mila cassintegrati? Lo sa cosa stanno pensando i piccoli imprenditori che saltano perché i pagamenti non girano? Ma queste cose le conosce? Non vi dico di fare dei fatti - sarebbe chiedervi troppo - ma una parola volete dirla a questa gente? È questo che vi ha rovinanti, è questo il ribaltone! Voi vi siete ribaltati, voi!

È curioso questo dibattito. Vi è un sacco di moderati in giro e sento un sacco di urla. Io non lo so. Io non so più cosa voglia dire questa parola, francamente. Io propongo una cosa: chiamiamo «moderato» quello che riesce a tirare avanti la famiglia con mille euro al mese, tira la carretta e sta zitto, e smettiamola di chiamare moderati quelli che portano i soldi all'estero e che voi condonate e quelli che coi trattori difendono i truffatori delle quote latte! Va bene? Qui è la povera gente che è moderata in questo Paese! È la povera gente che è moderata in questo Paese, che porta pazienza oltre il segno. E quindi, vi siete ribaltati voi. Adesso il problema è che non si ribalti anche l'Italia.

Questo è quello che sta davanti alle nostre responsabilità, cari colleghi. Questo è un Governo che vuol portarci allo scontro elettorale, a far perdere un altro giro.

Il Paese ha bisogno di una governabilità vera e ha bisogno di una transizione che lo porti ad un confronto elettorale che possa guardare avanti. Di questo ha bisogno il Paese, cari colleghi. Lo dico e mi rivolgo ai colleghi della maggioranza come a quelli dell'opposizione. Questa giornata passerà, questa giornata passerà, ma noi non possiamo non vedere in questa giornata i bagliori di un tramonto che non è solo il tramonto di un Governo. Saremo di fronte a questo problema.

Qui sta passando una fase. L'idea illusoria di delegare tutto ad una persona sola, che venga da Arcore o da Canicattì, non risolve i problemi di questo Paese, che è un Paese malato nei suoi assetti democratici, che non riesce a crescere e quando riusciremo a ragionare da italiani, fuori da una fase che ci ha divisi, ci ha spaccati in due, peggio che nella guerra fredda - caro Lupi, non è noi che siamo antiberlusconiani, è il meccanismo che ha spaccato in due l'Italia come una mela! - quando usciremo da questo, da italiani, sul tavolo ci saranno le cose che diciamo noi: una riforma repubblicana e una grande alleanza per la crescita e il lavoro.
E attenzione, lo dico agli incerti, ai colleghi incerti: non diamo troppo tempo a questo tramonto, non diamogli troppo tempo, può solo fare del male al Paese.
Cerchiamo assieme una strada nuova, perché fuori da qui c'è un Paese che vuole cambiare, che è stanco e vuole cambiare.
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