.
contributo inviato da team_realacci il 11 dicembre 2010
CANCUN - Per ora è solo architettura, ma è un'architettura robusta: il disegno di un progetto concreto per la salvaguardia del clima. Alleggerito dal peso di target immediati sul taglio delle emissioni, il meccanismo del piano di protezione dell'atmosfera ha preso forma in due settimane di abile regia messicana della conferenza Onu che ha lasciato spazio a tutti e ha dato tutti una ragione per aderire. Se nelle prossime ore il testo dell'accordo, che ha già ottenuto un larghissimo consenso, verrà approvato all'unanimità, l'incubo del fallimento di Copenaghen sarà dimenticato e la strada per un'intesa contro il caos climatico sarà tracciata: taglio delle emissioni del 25-40 per cento rispetto al livello del 1990 entro il 2020 per evitare che l'aumento di temperatura superi i 2 gradi e un pacchetto da 100 miliardi di dollari l'anno per il trasferimento delle tecnologie pulite e il mantenimento delle foreste tropicali.

I delegati degli oltre 190 Paesi riuniti a Cancun si erano trovati di fronte un compito che sembrava quasi impossibile: a due anni dalla scadenza del protocollo di Kyoto (2012) si trattava di ottenere l'adesione a impegni vincolanti da parte di Stati che avevano dichiarato di non volerne sentir parlare. Da una parte c'era questo gruppo di governi recalcitranti, inclusi i due principali inquinatori del pianeta, Cina e Stati Uniti. Dall'altra i Paesi più direttamente minacciati dal caos climatico (le piccole isole che rischiano di essere sommerse e l'Africa minacciata dalla desertificazione) che chiedevano impegni ancora più stringenti.

Alla fine l'accordo che si sta profilando nella notte (le prime ore del mattino in Italia) con l'adesione di oltre 180 Paesi (dal Brasile all'Unione Europea, da Cina e India agli Stati Uniti) è un miracolo di diplomazia che riesce a tenere assieme l'obiettivo - bloccare la crescita della temperatura - e gli interessi dei vari Stati. A un prezzo non trascurabile: rinviare la definizione degli impegni vincolanti di taglio delle emissioni Paese per Paese, un traguardo che dovrebbe essere raggiunto il prossimo anno, ultimo momento utile per approvare e ratificare un piano globale a difesa del clima nel periodo successivo al 2012.

Non era questo del resto l'obiettivo di Cancun. L'obiettivo era recuperare l'idea di un processo comune che ha per posta la salvaguardia degli ecosistemi su cui poggia la sicurezza di tutti. E questo obiettivo è stato raggiunto, come hanno dimostrato i lunghissimi applausi e le dichiarazioni emozionate dei capi delegazione durante il rush finale notturno.

La sfida che la conferenza Onu doveva affrontare era il mantenimento di un quadro di impegni vincolanti per il taglio delle emissioni serra che stanno moltiplicando i fenomeni climatici estremi (alluvioni, uragani, siccità). Impegni stabiliti a Kyoto nel 1997, ma solo per un gruppo di Paesi industrializzati dal quale gli Stati Uniti hanno preso le distanze con l'arrivo di George W. Bush alla Casa Bianca. Come hanno fatto notare i rappresentanti del Giappone a Cancun, questo cartello rappresenta ormai solo il 27 per cento delle emissioni serra: la battaglia per la stabilità del clima non può essere vinta senza coinvolgere anche Stati Uniti e Paesi emergenti, Paesi che si erano finora dichiarati assolutamente contrari ad accettare impegni vincolanti.

Partendo da questa situazione di crisi, il vertice di Cancun è riuscito a ottenere più di un successo. La Cina ha accettato i criteri 1 di trasparenza nei controlli sulle emissioni serra che per gli Stati Uniti costituivano una precondizione indispensabile per la trattativa e ha aperto alla possibilità di impegni vincolanti per la fine del decennio. L'India ha adottato una posizione simile. I Paesi schierati sulle posizioni più radicali hanno ritrovato lo spirito del multilateralismo e la disponibilità a creare meccanismi più efficienti per il trasferimento di tecnologie pulite.

Il risultato è stato un accordo giudicato positivamente dalle associazioni ambientaliste ("L'inserimento della definizione di obiettivi vincolanti, sia pure in una formula molto generica che lo definisce come una possibilità, rappresenta un passo avanti importante", commenta Mariagrazia Midulla, del Wwf). Un accordo che però, come osserva il direttore generale dell'Ambiente Corrado Clini, è ancora lontano dall'indicare una strategia concreta capace di bloccare la crescita della temperatura a un livello in cui i danni siano sufficientemente limitati. Per arrivare a un impegno vincolante si è scelta infatti l'unica strada percorribile: ogni Paese indicherà volontariamente lo sforzo che è disposto a fare. Ma la somma degli sforzi finora indicati dà un taglio delle emissioni che è circa la metà di quello considerato necessario dai climatologi delle Nazioni Unite (Ipcc). Serviranno dunque altre due mosse. La prima è incassare le cambiali già firmate rendendo obbligatori questi impegni in un accordo da siglare il prossimo anno. La seconda è rilanciare spingendo sulla green economy e magari ricorrendo anche a una carbon tax.

Fonte: la Repubblica
Autore: Antonio Cianciullo
11 dicembre 2010
TAG:  CLIMA  CANCUN  VERTICE  ONU  COP 16  ACCORDO  TAGLIO  EMISSIONI  CO2  TECNOLOGIE PULITE  FORESTE  KYOTO  CINA  USA  INDIA  DESERTIFICAZIONE  UE  GREEN ECONOMY  CARBON TAX 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
26 gennaio 2009
attivita' nel PDnetwork